Comonte di Seriate, una repubblica
dove vince ancora l’identità

Comonte «caput collis», ma anche «caput mundi»: il senso comunitario, identitario e patriottico dei comontesi è ben noto agli altri seriatesi. Noi (e mi ci inserisco, essendo comontese dalla nascita) siamo prima «di Comonte», poi «di Seriate»: è una questione di identità e di anima. Insomma, ci sentiamo una sorta di piccola “repubblica”, lontano dal caos del centro, residenziale, tranquilla e vicina a ogni servizio: naturalmente il territorio e la storia hanno consolidato questo senso di appartenenza così radicato nei comontesi. Proviamo a spiegare perché.

Comonte Hill. A est di Seriate si estende una breve catena collinare che parte da Comonte e arriva fino a Monticelli di Borgogna: da qui probabilmente deriva il nome del paese, dal dialetto «Comùcc», ossia «testa, principio del monte». Sin dai tempi antichi, fu un luogo strategico per monitorare l’arrivo dei nemici, grazie alla sua posizione sopraelevata, visto che Seriate, estendendosi in pianura e sulle rive del fiume Serio, risultava meno facilmente difendibile. La collina e la collocazione lievemente periferica rispetto al centro hanno favorito la creazione di una comunità a parte, con la sua chiesa, il suo istituto delle suore della Sacra Famiglia, le sue scuole, i suoi centri di aggregazione. Questa autonomia fu fortemente rivendicata in passato: la gente voleva dichiararsi parrocchia a parte, poiché, effettivamente, nulla aveva a che fare con il centro e non frequentava neppure la chiesa del Santissimo Redentore. La stessa richiesta di autonomia era stata avanzata anche da Cassinone: quando monsignor Guglielmo Carozzi giunse come parroco, si trovò il distaccamento di Cassinone praticamente fatto e servito, ma riuscì a impedire quello comontese, mantenendo l’area come una delle zone parrocchiali.

 

 

Erano tutti contadini, ma una sola grande famiglia. La terra di Comonte non è mai stata facile da coltivare, a causa della sua conformazione: la pianura è infatti composta da ghiaie, sabbie, pietre e ciottoli, eppure i primi abitanti non si impaurirono affatto. « All’inizio del secolo scorso Comonte era abitata da contadini – racconta Chiara Bellani del Gruppo di mediazione didattica, autrice del libro Comonte, il fascino della collina -. Poi giunsero alcuni abitanti della montagna, che non sapevano certo coltivare il terreno, ma erano grandi lavoratori, e questo bastò per farli rimanere e trasformarli in contadini». Queste famiglie si integrarono nel tessuto sociale, accomunate alle altre famiglie dai ritmi della vita rurale: Comonte nasce quindi dalla terra, da un popolo di «montagnini» e di contadini, ma è proprio qui che si sedimentano i legami forti tra le persone, tanto da creare una comunità. «Il fatto di essersi forgiati sul lavoro e sulla fatica, ha portato avanti amicizie fondate sui valori della famiglia, della solidarietà, dell’unione. Addirittura, nel substrato sociale, ci sono ancora le vecchie famiglie originarie», commenta Chiara. Qui, come attualmente succede solo nei piccoli paesi di montagna, siamo alla lontana tutti imparentati, chi con i Vezzoli, chi con i Tironi, chi con i Gregis, chi con i Pezzotta e così via.

Terra e religione. Un’altra caratteristica di Comonte è la sua fede e naturalmente l’istituto delle suore della Sacra Famiglia è uno dei fulcri del quartiere: la chiesina sulla collina è usata come santuario, ma non come chiesa adibita alle messe quotidiane e domenicali, funzione cui supplisce la chiesa delle suore. «Comonte ha sempre avuto una fede molto forte: lo testimoniano le numerosissime santelle, una in via Brusaporto, una in via Comonte, una in via Crocette e così via: tutti luoghi agricoli e di transumanza. Si tratta del quartiere con più santelle in assoluto a Seriate e ciò testimonia l’attaccamento alla fede dei contadini del posto», continua Chiara.

 

 

Politicamente comontesi. Comonte, così come Cassinone, possiede una consulta dei cittadini, che si occupa dei problemi e delle proposte dei comontesi. Attuale presidente della consulta è Santino Spelgatti , che da 17 anni vive a Comonte: «Io sono qui da poco tempo e sono nella consulta da non molto, mentre i membri storici furono prima Albino Sassi, poi Claudio Pezzotta, che hanno portato avanti la nascita di questo organo di quartiere». C’è pure un piccolo ma importante vanto cittadino: il sindaco di Seriate, Cristian Vezzoli, è di Comonte: «Da quando ero piccolo molto è cambiato qui: dove oggi c’è l’Iper, prima c’erano campi, via Aga non esisteva e c’era solo del verde; dove c’è il sottopassaggio in via Brusaporto, un tempo passava la ferrovia – racconta, ricordando la sua infanzia -. Il quartiere è cambiato molto sia da un punto di vista urbanistico e viabilistico, sia per quanto riguarda i mezzi di trasporto. Ricordo soprattutto le mie estati da bambino, quando si andava per i campi a correre, ma anche le feste, come quella di Sant’Eurosia e quella “della famiglia”, molto sentite, sintomo che Comonte resta nonostante tutto una frazione unita, che affonda le sue radici nell’agricoltura e nella religione».

Il cuore del quartiere: fede, educazione e sport. I luoghi simbolo di aggregazione e incontro a Comonte sono sicuramente le due chiese, le scuole della Sacra Famiglia e la scuola elementare statale Donizetti, il centro anziani, il piccolo oratorio e il campo sportivo. Prima di tutti, Comonte ha come storico punto di riferimento il Centro Famiglia, un piccolo oratorio con bar, sale e cortile, sito e connesso lateralmente alla chiesa delle suore: fu inaugurato e aperto nel 1978, per volere del parroco monsignor Angelo Paravisi, dall’allora curato don Alberto Facchinetti, cui seguì negli Anni Ottanta don Piero Paganessi. Costui diede forte spinta all’utilizzo dell’oratorio comontese, frequentatissimo da bambini, ragazzi, famiglie, sia per la catechesi, sia per attività ricreative. Attualmente purtroppo è usato solo per riunioni o feste di compleanno e frequentato da poca gente rispetto a quanta ne girasse in passato: la volontà della parrocchia di accentrare adolescenti e giovani nell’oratorio Don Bosco a fine Anni Novanta si rivelò infatti fallimentare, disperdendo la maggior parte dei frequentatori degli oratori delle zone non centrali. «Un tempo il Centro Famiglia era il luogo di ritrovo per eccellenza, uno spazio per incontrarsi, giocare, crescere, mentre ora questo affiatamento è venuto meno. Negli ultimi dieci anni sono giunti molti nuovi residenti nelle nuove abitazioni di via Aga, di via Puccini. E queste persone faticano a sentirsi fino in fondo parte di Comonte, ci vuole del tempo», sottolinea il sindaco Vezzoli.

 

 

La nascita della Polisportiva Comonte ha un po’ rilanciato quel vecchio fulcro: esattamente dieci anni fa nacque questa società sportiva allo scopo di gestire il centro sportivo che il Comune aveva costruito per i comontesi. In tal modo nessuna squadra esterna avrebbe potuto prendere possesso di quella che, per il quartiere, era una grande risorsa. «La Polisportiva collabora costantemente con il Centro Famiglia per molti eventi e si prefigge non solo di far praticare ai ragazzi del sano sport, ma anche di essere luogo di aggregazione, di divertimento e di educazione, soprattutto per i ragazzi di Comonte e per le famiglie nuove che sono venute qui ad abitare: ci sono circa 180 tesserati e moltissimi sono comontesi», spiega il signor Spelgatti. E tutto questo patrimonio d’amicizia si basa sulle tante persone, soprattutto papà e mamme, che con buona volontà contribuiscono a portare avanti la Polisportiva, le manifestazioni e la Festa della famiglia, che ogni giugno attira persone da Seriate e circondario. Prosegue il signor Spelgatti: «La mia speranza è che ci sia sempre qualcuno che collabori e che un domani siano i giovani a portare avanti queste iniziative, altrimenti, senza il Centro Famiglia e senza la Polisportiva, Comonte diventerebbe semplicemente un quartiere dormitorio, ma finché restiamo uniti, ciò non succederà».

Memoria e unione. «Se un legame sottile unisce il presente di Comonte al suo passato, questo è la memoria delle persone, la cultura di una comunità che ha ancora potenzialità da esprimere e sta cercando nuovi percorsi per la sua identità», spiega Mario Pelliccioli, che insieme a Chiara Bellani ha scritto il libro dedicato a Comonte. «Ho notato che a Comonte, pur modificandosi da un punto di vista urbanistico, è rimasto quello stesso spirito di un tempo – racconta Chiara -. Pur essendo giunti nuovi abitanti, sopravvivono quei valori d’amicizia e solidarietà che allora erano stati seminati: penso che quel che è stato creato da quella popolazione religiosa e contadina del secolo scorso è talmente duro e forte negli animi da portare ancora molti frutti».

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