Che cos’è è come funziona il Taser
che la polizia italiana userà presto

Il nome viene da un profetico eroe di un fumetto disegnato da Victor Appleton (nome che era in realtà di un collettivo di creativi) nel 1911. Thomas A. Swift, noto più semplicemente come Tom Swift, già più di un secolo fa aveva immaginato uno strumento di difesa che oggi diventerà “arma” per la polizia italiana, come annunciato ieri da Franco Gabrielli che ieri a Genova ha visitato in ospedale Paolo Petrella, l’agente ferito a coltellate da Jefferson Tomalà, il 21enne originario dell’Ecuador ucciso domenica pomeriggio con 5 colpi di pistola da un collega del poliziotto. La pistola immaginata da un fumetto era infatti diventata realtà grazie all’invenzione di John Cover, un fisico nucleare che aveva studiato anche con Enrico Fermi. Brevettò la pistola nel 1969 e iniziò a produrla nell’azienda da lui fondata, la Taser System.

 

 

Come funziona il taser. Il valore del taser sta nel fatto che blocca la persona colpita senza né ferirla né tanto meno ucciderla. Grazie all’uso dell’elettricità paralizza i movimenti del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli. Per capire il funzionamento dovete immaginare una pistola che “spara” due piccoli dardi collegati tramite dei fili elettrici al resto della pistola. I due dardi non devono seguire traiettorie parallele in modo da aumentare la distanza tra i due, dato che l’efficacia aumenta quanto più i dardi sono distanti tra loro. Il “colpo” produce una scarica ad alta tensione e bassa intensità di corrente, rilasciata in brevissimi impulsi. Perché la scossa avvenga bisogna solamente che entrambi i dardi colpiscano il bersaglio. Non occorre il contatto diretto con la pelle in quanto l’elettricità si trasmette pure attraverso i vestiti.  Per la legislazione italiana il taser è un’arma propria, ma non da fuoco. La pistola elettrica può essere venduta a persone con porto d’armi, ma non può essere portata in giro.

 

 

Gli effetti del taser e le polemiche. In realtà non mancano le polemiche attorno al taser. Secondo Amnesty International avrebbe causato centinaia di morti nei soli Stati Uniti, anche se i decessi – secondo il governo Usa – sarebbero stati almeno in parte da problemi cardiologici di cui soffrivano i soggetti colpiti. Per questo il National Institute of Justice ha finanziato uno studio, affidato alla Wake Forest University School of Medicine. Lo studio ha preso in esame mille casi di persone colpite da un taser. Secondo l’indagine, in nessun caso il taser è stato causa di morte. Secondo lo studio il 99,7 per cento dei colpiti non avrebbe riportato danni al di là di danni leggeri come lividi e sbucciature per la caduta. Il rimanente 0,3 per cento ha dovuto ricorrere a cure ospedaliere ma sempre per ferite erano dalla caduta dopo essere stati colpiti dal taser.

Per quel che vale, date le piccole dimensioni si può far riferimento all’esperienza della  Repubblica di San Marino, dove il taser è in dotazione dal 2013 ai due Corpi di Polizia. Ad oggi risulta che gli operatori sammarinesi abbiano utilizzato lo strumento per immobilizzare soggetti nelle fasi di arresto, senza incontrare mai nessuna problematica negativa.

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