Cristina, che batteva Sofia Goggia
«Ma solo in slalom. È una guerriera»

«Sofia Goggia ha la velocità nel sangue, predestinata con una passione smisurata per lo sci». La campionessa olimpica di discesa raccontata da chi ha condiviso parte del percorso, fin dalle categorie nelle quali il grande sogno cominciava a prendere forma: Cristina Capitanio, 27enne seriana di Songavazzo, oggi è una laureanda in Farmacia che vince le gare domenicali del Csi («credo siano le ultime, ormai gli obiettivi sono altri e allenarsi una sola volta alla settimana non è il massimo»), ma ieri sapeva mettere alle spalle la regina della libera. «Sì, ma solo in slalom – puntualizza Cristina – che è sempre stato il mio pane. Rispetto a Sofia sono più grande di un anno, abbiamo cominciato entrambe nel Goggi per poi passare al Radici, nel quale siamo state compagne di team per un biennio: lei, in seguito, si è spostata al Rongai mentre io ho continuato per altri tre anni con il club gandinese. Quando siamo passate nel Comitato invece eravamo le rappresentanti bergamasche insieme a Michela Azzola e Marta Benzoni».

 

 

Storie degli anni Duemila. Sofia, già nel 2002, scriveva gli obiettivi della carriera (dopo il successo coreano ha rispolverato e pubblicato sui social una scheda nella quale dichiarava di voler vincere la discesa olimpica), Cristina si toglieva soddisfazioni tra i pali stretti, ma «caratterialmente eravamo già molto diverse: lei non si arrendeva mai, io non ho mai avuto quella tempra». L’esplosione di Goggia però è facilmente riscontrabile sull’ipotetica linea del tempo e coincide, guarda caso, quando nella categoria Ragazzi si comincia a prendere dimestichezza con il superG: «Non ce n’era per nessuno – continua Cristina –, e poi le piaceva troppo quello che faceva. Bastava vederla in campo libero per intuire facilmente la propensione alla velocità. Una delle poche tanto determinata in competizione quanto solare fuori e mai arrabbiata. La prima a complimentarsi se l’avevi battuta, ma anche fulminea nell’azzerare e ripartire se la performance non era stata all’altezza».

I tratti della personalità della campionessa orobica riconducono a chiare lettere a papà Ezio, estroverso ingegnere con l’hobby della pittura che seguiva come un’ombra quella figlia così metodica dal mostrare già la stoffa per il salto di qualità: «Sofia è l’equivalente del padre – sottolinea Cristina -, persona eccezionale, generosa e fuori dagli schemi. Un giorno, a San Simone, mi ha fermato durante una gara della categoria Cuccioli: c’era uno sci in pista perso dalla concorrente precedente e io me lo sono trovato davanti con il suo zainetto, sempre pieno di salami e formaggi. Ha legato una corda al suo inseparabile cane e mi ha fatto riportare al cancelletto…». Un personaggio autentico, genuino. Esattamente come la figlia, che si è caricata l’Italia sulle spalle, si è avvolta nel tricolore e ha risvegliato un amore che pareva sopito. E lo ha fatto con un’impresa epica, che aveva già ben chiara poco dopo aver mollato il biberon. Che avesse incisi anch’esso i cinque fatidici cerchi? Con i Goggia nulla è impossibile…

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