Dean, «più uccello che umano»
L’ultimo volo del grande jumper

Non è vero che la vita è appesa a un filo, per certi uomini la fragilità dell’esistenza non esiste. Il famoso alpinista Dean Potter è morto a 43 anni mentre tentava un salto nell’incoscienza, un altro volo con la sua tuta alare palmata e tanto ingombrante da farlo sembrare un gigantesco scoiattolo rosso. Lo hanno trovato al parco nazionale di Yosemite, California. Assieme a lui c’era un altro base jumper di 29 anni, Graham Hunt: i due si erano lanciati da un promontorio di 2300 metri d’altezza, Taft Point. Potter faceva spesso un sogno ricorrente mentre volava: vedeva sotto di sé un albero senza vita e poi uno strano rimorchiatore avanzava alle sue spalle, prima di afferrarlo. Lo aveva confessato in un’intervista a Espn, nel 2008, credendo che fosse il sogno premonitore della sua morte. Dopo anni di arrampicata, Potter aveva iniziato a fare il base jumper, uno sport ancora più assurdo, che consiste nel lanciarsi nel vuoto con una strana tuta ergonomica da un punto molto alto, aspettando l’ultimo istante possibile prima di aprire il paracadute. «So che è folle pensare di poter volare – disse sempre a Espn -, ma perché ogni cosa sia possibile bisogna crederci veramente. Solo così si superano i limiti».

 

 

Natale coi panini al manzo. Così, per dieci anni Potter è saltato dalle scogliere più alte di tutto il pianeta. Testa angolata verso il basso, busto inarcato, le braccia aperte, non esiste nulla di più simile a un uccello. Perseguire l’impossibile, indipendentemente da quello che dicono la legge, gli altri scalatori o la fisica: questo è stato il credo che Potter ha inseguito tutta la vita. Aveva iniziato ad arrampicare a 16 anni, sulle scogliere della Joe English Hill, una montagna a New Boston, dove Dean era nato. Negli anni Novanta, prima che diventasse famoso, per mantenersi Potter lavorava in una fabbrica che produceva sacche da golf e poi in un’altra che produceva grasso. Non aveva un soldo. In un’altra intervista Dean ricordava una vigilia di Natale trascorsa a mangiare panini al manzo salato. «Ripensandoci – disse -, mi sembrava una cosa romantica. Ma al momento mi ero chiesto: “Cosa succederà quando non avrà più carne?”».

 

 

Il divorzio con la moglie. Tutto quello che guadagnava Dean lo spendeva nei viaggi per le sue arrampicate. Poi, nel 2000, era diventato uno dei migliori alpinisti del mondo mettendo a punto una tecnica chiamata “speed solo”, che consiste nel salire il più rapidamente possibile. Ovviamente senza la corda. «Niente regole», scrisse sul blog della FiveTen, una società che produce scarpe d’arrampicata e che lo aveva sponsorizzato. Nel 2006, una controversa scalata nello Utah gli costò uno sponsorizzazione importante con Patagonia. In seguito a varie vicende, lo stesso accadde alla moglie di Potter dell’epoca, Steph Davis. Più tardi la coppia divorziò e Dean descrisse l’incidente come «l’inizio della fine» della loro relazione. Potter iniziò a intraprendere le sue imprese in tutto il mondo sempre con meno attrezzatura. Pioniere dell’highlining, una sorta di funambolismo fatto però nella gola delle montagne, disse di questo sport sorridendo: «Se scivoli, muori». Alcuni alpinisti cominciarono a chiamarlo il “Mago oscuro”.

 

 

«Più uccello che umano». Pare non abbia mai avuto il desiderio di morire, anzi. Spesso aveva incubi prima delle sue acrobazie. Jim Hurst, un compagno di avventure, raccontò che Dean era pienamente consapevole di quello che si stava giocando. La vita, si stava giocando. «Ottengo di più quando la conseguenza è la morte – disse Dean -, il mio sguardo è più nitido, sono più sensibile ai suoni, il mio senso di equilibrio aumenta come la bellezza intorno a me. C’è un sacco di creatività in questa folle ossessione». Pochi anni fa diventò virale il video di lui che saltava con il suo cane, Whisper. Potter detiene anche il record mondiale per il più lungo “WiBase”, un tuffo nel vuoto di 3 minuti e 20 secondi da una delle montagne più alte d’Europa. Scrisse sul blog per Suits Tony, l’azienda che aveva prodotto la tuta alare per quel volo: «Ultimamente penso a me stesso più come a un uccello che a un umano».