Faceva il cameriere sul Titanic
«Così morì il mio prozio nel ‘12»

Si era imbarcato sul Titanic come cameriere, in cerca di una buona occasione di lavoro. Tra i flutti di uno dei più tragici naufragi della storia, però, ha perso la vita insieme alle migliaia di vittime che hanno reso il Titanic un fenomeno ricco di mistero ed enigmi da sciogliere. Ed è quello che da circa 30 anni sta facendo lo scrittore Claudio Bossi che, in Italia, è uno dei massimi conoscitori della vicenda del transatlantico affondato nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912.

 

 

Domenica 17 giugno, in occasione del convegno «Orizzonti Passati e Futuri tra Cieli e Mari» organizzato per celebrare i 40 anni del Museo Navale, Bossi ha rispolverato la vicenda di Ugo Banfi, il cameriere caravaggino di cui oggi resta solamente una lapide nel cimitero cittadino a testimoniare la sua morte avvenuta in quell’oceano nero e gelido. Prozio dell’attuale assessore Federica Banfi, era nato a Caravaggio nel 1887. Per la precisione il 9 dicembre da Giuseppe Antonio Banfi e Francesca Paltenghi, residenti al civico 8 di via Vittorio Emanuele. Con lui sul Titanic anche Rinaldo Ratti, di Cassano che come Banfi era cameriere nel più lussuoso dei ristoranti del transatlantico.

 

Nessuno dei due scampò al naufragio, che non restituì i loro corpi: o, se lo fece, non concesse ad alcuno di riconoscerli. Entrambi calati nelle azzurre tombe del mare, Ugo e Rinaldo avevano imparato a camminare dalla stessa terra. Non è anzi improbabile che arrischiassero insieme il viaggio fino a Londra, dove il caravaggino denuncia di abitare al 23 di Aubert Finsbury Park, quando firma il suo contratto di «restaurant waiter» sul Titanic. Giusto il 9 aprile 1912, tre giorni dopo Rinaldo. Erano entrambi al loro primo imbarco.
Il naufragio del Titanic valse alla famiglia Banfi un risarcimento inglese di 60 sterline.

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