Il grazie alla vita di Oliver Sacks
(quando scoprì d’avere il cancro)

Oliver Sacks, celebre neurolo inglese, professore alla New York University School of Medicine, un anno e mezzo fa aveva festeggiato i suoi ottant’anni pubblicando sul New York Times, nelle pagine delle opinioni, un elogio della vecchiaia, da lui vissuta come l’inizio di una nuova era. Il 19 febbraio, con una lettera riportata nelle stesse pagine, aveva annunciato che presto sarebbe morto a causa di un cancro allo stadio terminale. Sei mesi dopo, ieri, 30 agosto, si è spento nella sua casa di Manhattan, a New York.

Sacks è divenuto famoso anche come autore di molti libri che mescolano l’esperienza fra pazienti affetti da danni neurologici alle vicende autobiografiche e alla sensibilità dello scrittore. I titoli più noti sono Risvegli (che nel ’90 divenne un film con Robin Williams e Robert De Niro, candidato a tre Oscar) e L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

Abbiamo tradotto la lettera pubblicata a febbraio sul New York Times. Questo è il nostro omaggio per lui.

Un mese fa sentivo di essere in buona salute, anzi, addirittura in ottima salute. A 81 anni nuoto ancora per un miglio al giorno. Ma la mia fortuna è scappata via: un paio di settimane fa ho scoperto di avere delle metastasi multiple nel fegato. Tutto era cominciato nove anni fa quando scoprirono che avevo un raro melanoma oculare. Sebbene le radiazioni e il laser per rimuovere il tumore mi hanno lasciato cieco da quell’occhio, solo in rari casi quel tipo di tumore fa metastasi. Io sono nello sfortunato 2 percento.

Mi sento pieno di gratitudine per i nove anni di buona salute e produttività che mi sono stati concessi dalla prima diagnosi, ma adesso mi trovo faccia a faccia col morire. Il cancro occupa un terzo del mio fegato, e anche se la sua avanzata può essere rallentata, questo particolare tipo di cancro non può essere curato.

Sta a me decidere come vivere i mesi che mi rimangono. Devo vivere nel modo più ricco, profondo e produttivo possibile. In questo sono incoraggiato dalle parole di uno dei miei filosofi preferiti, David Hume, che, dopo aver saputo di avere una malattia mortale all’età di 65 anni, ha scritto una breve biografia in un solo giorno dell’aprile 1776. L’ha intitolata: “La Mia Vita”.

«Adesso conto sulla speranza di dissolvermi rapidamente», scrisse, «Ho sofferto veramente poco dolore a causa della mia malattia; e quel che è più strano è che, nonostante il grande declino della mia persona, non ho mai sofferto un attimo di abbattimento nello spirito. Possiedo lo stesso ardore di sempre nello studio, e la stessa allegria quando sono in compagnia».

Sono stato abbastanza fortunato da aver superato gli 80, e i 15 anni che ho vissuto in più rispetto a Hume sono stati ugualmente ricchi nel lavoro e nell’amore. In questo tempo ho pubblicato cinque libri e completato un’autobiografia (parecchio più lunga delle poche pagine di quella di Hume) che verrà pubblicata in primavera; ho scritto parecchi altri libri che sono quasi finiti.

Hume continua: «Io sono… Un uomo di miti disposizioni, di comando e temperanza, di un umorismo aperto, sociale e allegro, capace di legarmi ma poco incline alle ostilità, e di grande moderazione in tutte le mie passioni».

Qui mi distacco da Hume. Mentre ho apprezzato a fondo le relazioni amorose e d’amicizia, e non ho nessun vero nemico, non posso dire (come non può dire nessuno che mi conosce) che sono un uomo di miti disposizioni. Al contrario, sono un uomo di veemente disposizione, con un violento entusiasmo, e un estremo eccesso in tutte le mie passioni.

E c’è ancora una riga dal saggio di Hume che mi ha colpito molto perché ho sentito molto vera per me: «È difficile», scrisse, «essere più distaccati dalla vita di quanto non lo sia io adesso».

Durante gli ultimi due giorni sono stato in grado di guardare alla mia vita come se la osservassi da un’altitudine, come una sorta di paesaggio, e con un profondo senso di connessione tra tutte le sue parti. Ma questo non significa che con la vita ho chiuso. Al contrario, mi sento intensamente vivo, e voglio e spero che nel tempo che mi resta sarò in grado di approfondire le mie amicizie, di dire addio a coloro che amo, di scrivere ancora di più, di viaggiare se ne avrò la forza, di raggiungere nuovi livelli di comprensione e consapevolezza interiore. Questo richiederà audacia, chiarezza e un parlare diretto; cercare di rinforzare la mia scrittura in relazione con il mondo. Ci sarà anche il tempo per un po’ di divertimento (e per qualche sciocchezza).

Sento simultaneamente concentrazione e prospettiva. Non c’è tempo per niente d’inessenziale. Devo concentrarmi su me stesso, il mio lavoro e i miei amici. Non dovrei più guardare al telegiornale ogni notte. Non dovrei più prestare alcuna attenzione alla politica o agli argomenti sul surriscaldamento globale.

Questa non è indifferenza ma distacco – ci tengo ancora profondamente al Medioriente, al surriscaldamento globale, all’ineguaglianza crescente, ma questi non sono più affari miei; appartengono al futuro. Gioisco quando incontro talentuose persone giovani, anche colui che mi ha fatto la biopsia e ha diagnosticato le mie metastasi. Credo che il futuro sia in buone mani.

Sono diventato progressivamente cosciente, nel corso degli ultimi 10 anni, della morte tra i miei contemporanei. La mia generazione è sulla strada d’uscita, e ogni morte l’ho sentita come un distacco, come se mi avessero strappato di dosso una parte di me. Non ci sarà più nessuno come noi quando ce ne andiamo, non c’è mai stato nessun essere umano uguale ad un altro. Lasciano dei vuoti che non possono essere riempiti, e questo è il destino – il destino genetico e neurale – di ogni essere umano, quello di essere un individuo unico, come unica è la ricerca del suo percorso, il suo modo di vivere la sua vita, il suo modo di morire la sua morte.

Non riesco a fingere di non avere paura, ma il sentimento predominante è la gratitudine. Ho amato e sono stato amato; ho dato tanto e ho avuto qualcosa indietro; ho letto e viaggiato e pensato e scritto. Ho avuto uno scambio con il mondo, lo scambio speciale di chi scrive e chi legge.

Soprattutto, sono stato un essere senziente e un animale pensante su questo meraviglioso pianeta. E anche solo questo è stato un enorme privilegio e un’avventura.

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