Torquato Tasso, un bergamasco
davvero contento di esserlo

Il Museo dei Tasso e della Storia Postale a Camerata Cornello ha il grande merito di conservare nella memoria le origini di una famiglia tra le più prestigiose della letteratura italiana. La casata Tasso, quella di Torquato e Bernardo, affonda infatti le sue radici in questo piccolo comune della Valle Brembana e, più precisamente, nel borgo di Cornello (rinominato appunto “Dei Tasso”). Lo garantiscono i documenti dell’Archivio di Stato di Bergamo e quelli della Parrocchia di Camerata Cornello, dove si legge: «Omodeo, considerato il capostipite, è citato già nel 1251 e dopo di lui è possibile ricostruire una discendenza assai folta e complessa». E nella discendenza sono presenti i due illustri personaggi testé citati, Bernardo e il celeberrimo figlio Torquato, che nacquero lontano dalla loro patria, e purtuttavia «i documenti d’archivio attestano le loro origini bergamasche ed essi stessi ebbero frequenti contatti con i parenti e la terra d’origine». Ma che fecero qui? Ed erano lieti delle loro origini?

Bernardo, il padre. Come per Monaldo Leopardi e Giacomo, parte della grandezza del figlio era già presente in nuce nel padre. Bernardo trascorse buona parte della sua vita al servizio del principe Sanseverino; la sua opera maggiore fu il poema Amadigi, in verità non un grande successo letterario. Scrisse anche l’incompiuto Floridante e una raccolta di Rime che rifiutava il petrarchismo imposto da Pietro Bembo nei primi anni del Cinquecento. Il suo rapporto con i parenti bergamaschi era molto stretto: si confidava con loro e chiedeva aiuto nei momenti di difficoltà, ad esempio in occasione della morte della moglie.

Torquato, l’illustre letterato. È quasi superfluo anche solo accennare alla storia di Torquato Tasso, dato che tutti noi l’abbiamo studiata a scuola. Il Tasso non è solo un grande poeta, egli rientra nel novero dei più grandi autori italiani, insieme a pochissimi altri. Mostri sacri del calibro di Dante, Petrarca, Ariosto, Alfieri, Foscolo e Leopardi. Interessanti e molto meno noti sono invece i rapporti tra il poeta e la terra bergamasca. Egli fu almeno un paio di volte a Bergamo e non dimenticò mai la città, tanto è vero che si definiva «bergamasco non solo per origine, ma anche per affezione». Da giovane dedicò un bel sonetto alla patria orobica.

Terra, che ‘l Serio bagna, e ‘l Brembo inonda,
che monti, e valli mostri all’una mano,
ed all’altra il tuo verde, e largo piano
or ampia, ed or sublime, ed or profonda;

(Sonetto CDXLVIII, vv. 1-4)

Tarcisio Bottani, responsabile dei servizi educativi del Museo, racconta altri aneddoti sul sito del museo: «Torquato restò sempre legato a Bergamo; lo dimostrano anche le sue lettere. In una di queste indirizzata al signor Paolo Grillo, egli esprime tutta la tenerezza che provava per la sua “Patria”, e come dalla natura stessa si sentiva portato ad onorarla e a portarle affetto: “Frattanto mi trattengo in Bergamo mia Patria, ove ho pasciuto il digiuno d’un lunghissimo desiderio di riveder gli amici, e i Parenti; né potevo in altro modo meglio conoscere quanta sia la Carità della Patria, e quanta la tenerezza del suo onore”. E in un’altra lettera scritta a Giambattista Licino: “Io vorrei in tutti i modi esser in Bergamo per questa fiera, perché è ragionevole che dopo tanti anni goda qualche giorno della vista della Patria, e della conversazione de’ Parenti e degli amici”».

Una “multinazionale” del sistema postale. Il museo ci permette inoltre di scoprire altre inaspettate vicende legate alla famiglia Tasso. Essa «può essere considerata una delle prime imprese multinazionali europee, dal momento che detenne per secoli il monopolio del servizio postale tra l’impero tedesco e gli altri stati d’Europa». In un primo momento le loro cure si rivolsero alle vie postali della Serenissima, sulle direttive Venezia-Milano e Venezia-Roma. La crescita dei loro affari fu esponenziale; prima le poste pontificie, poi quelle del Tirolo. Ciò permise un contatto diretto con gli Asburgo, che nella figura di Carlo V ebbero uno dei loro momenti di massima espansione e prestigio. Grazie al favore della casata imperiale, i Tasso espansero la loro ragnatela postale su centinaia di città europee.

Il museo dedicato e i progetti culturali. Questo interessante luogo di cultura è stato fondato nel 1991. Suddiviso in quattro sale, contiene molti documenti riguardanti l’attività dei Tasso nella gestione dei servizi postali e della storia postale in genere, tra cui una lettera del 1840 affrancata con il primo francobollo emesso al mondo, il Penny Black. I quattro spazi accolgono materiale che tratta rispettivamente dell’albero genealogico dei Tasso, dell’attività postale, delle figure di Bernardo e Torquato e un’ultima sala per le mostre temporanee. Il museo è aperto negli orari 10-12, 14-18 dal mercoledì alla domenica, l’ingresso è gratuito. In questi anni è attivo il Progetto Tasso 2012-2018, che tra le varie iniziative nel settembre 2015 vedrà la presentazione a Cornello del volume Tasso di Milano, scritto da Marco Gerosa, che completa la monografia Simone Tasso e le Poste di Milano nel Rinascimento di Tarcisio Bottani e Giorgio Migliavacca.

[Foto: ©Demis Milesi]

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.