Francesca, che armata di sciabola
insegna i segreti dello Champagne

«Sia benedetto chi per primo inventò il vino che tutto il giorno mi fa stare allegro» Cecco Angiolieri (1260-1312 circa). E chi meglio di Cecco Angiolieri può parlare di vino, di incanto, di vizi e di quelle sfaccettature della vita che la rendono piacevole e degna d’essere vissuta? Ed ecco, allora, che accanto al vino appare la figura di una donna attraente, elegante e stuzzicante allo stesso tempo. E sarà lei, Francesca Negri, ad accompagnarci (rigorosamente su tacchi a spillo) in un viaggio alla scoperta di uno dei piaceri più raffinati di sempre: il vino. Giornalista, scrittrice, wine blogger, influencer (oltre 113.000 followers su Instagram e quasi 300.000 sugli altri social), fa parte dell’Associazione “Donne del vino” che raggruppa circa 800 produttrici di vino in Italia e altre operatrici del settore tra cui alcune giornaliste.

 

 

Come mai da Trento si è trasferita a Bergamo?

«Vivo fra Trento e Bergamo, ma trascorro molto tempo qui, in primis per amore perché ho sposato un bergamasco. Poi Bergamo è un sito comodo: tutti gli eventi più importanti di enogastronomia si svolgono a Milano. Ho inoltre un’agenzia di comunicazione e ho deciso di avere la sede di operativa a Bergamo perché in questa città ho trovato delle professionalità eccellenti che lavorano con me».

Da dove nasce l’amore per il vino e per il food?

«Credo che il vino faccia parte del mio Dna. Arrivo da un territorio in cui il vino fa parte integrante dell’alimentazione ed è presente sulle tavole tutti i giorni. In Trentino pare che la coltivazione della vite risalga addirittura all’epoca etrusca. Questo è stato provato da ritrovamenti storici nella Val di Cembra. Mi sono innamorata follemente del food&wine già quando avevo vent’anni e mi occupavo di turismo enogastronomico quando ancora non era di moda. L’occasione di rendere la passione una professione è arrivata lavorando nella redazione del Corriere della Sera di Trento e Bolzano e da lì è iniziato tutto. Ho avuto la fortuna di incontrare dei grandi maestri, da Edoardo Raspelli, che ha scritto la prefazione del mio primo libro La storia nel piatto, a Luigi Cremona, Enzo Bizzari, Andrea Grignaffini».

Immagino che nel mondo del food&wine ci sia una presenza maschile maggiore rispetto a quella femminile. Ha avuto difficoltà a imporre la sua immagine e la sua professionalità?

«Indubbiamente quando ho iniziato era un mondo assolutamente maschile. Non a caso il mio blog “Gheisha gourmet” ha sempre avuto il sottotitolo «Il lato femminile dell’enogastronomia». Oggi invece ci sono molte più donne che scrivono di vino e il nostro peso sulla bilancia del mercato food&wine è un po’ cambiato. È vero comunque che ancora oggi le wine lovers femmine sono il pubblico emergente e rappresentano una delle categorie su cui il mondo del vino sta puntando. Difficoltà ce ne sono sempre state e ce ne sono anche oggi perché quando sei donna devi fare almeno il triplo della fatica e avere il triplo delle competenze per non essere messa in discussione. Ma l’importante è non demordere».

Ora il primo corso a Bergamo di Sabrage. Cos’è quest’arte che vuole far conoscere e quali sono le sue peculiarità?

«Il primo corso di Sabrage, organizzato dalla neonata Sabrage Academy, accademia amatoriale per imparare l’arte del Sabrage, si è tenuto a Trento. Ora abbiamo replicato a Bergamo, Al Carroponte da Oscar Mazzoleni (premiato dal Gambero Rosso). L’iniziativa sta avendo un ottimo riscontro e i contenuti del corso sono molto articolati: il corso si prefigge di illustrare lo straordinario mondo dello Champagne e delle altre grandi bollicine. Il corso per diventare provetti sciabolatori dura circa due ore e, dopo una full immersion di teoria ed esercitazioni pratiche, si riceve il Diploma di Sabreur. Prima di scoprire tutti i segreti della sciabolata, si scopriranno molte storie e aneddoti legati sia al Sabrage: quante bollicine ci sono in un bicchiere di Champagne e perché, chi ha inventato la coreografica gabbietta che tiene fermo il tappo, a chi si serve per primo il vino a tavola, come si tiene il bicchiere, come si brinda, come si stappa una bottiglia di bollicine in modo tradizionale (una delle operazioni ritenute statisticamente più difficoltose, soprattutto per le donne). Si entra poi nel vivo con le regole del Sabrage e quindi con le esercitazioni pratiche. Oltre al diploma di Sabreur ai partecipanti verrà consegnato il kit di Sabrage Academy contenente una sciabola professionale, i guanti da Sabreur e una bottiglia di Champagne A. Bergère, partner ufficiale di Sabrage Academy».

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