Maida, l’uomo che ha portato
le pietre dello spazio al Museo Caffi

«Mio marito questa passione l’aveva da piccolo. Mi ricordo suo padre che raccontava sempre che Franco da bambino tornava a casa con i sassi in tasca. E quando è diventato grandicello andava al museo, conosceva Enrico Caffi, quel prete scienziato che era il direttore del museo di Scienze, andava a fargli vedere i sassi, e il Caffi aveva pazienza, li guardava, spiegava. Erano gli Anni Quaranta, appena finita la guerra. Mio marito e io eravamo ragazzini e stavamo in Città Alta, ci siamo conosciuti sulla strada per andare a scuola. Era un’altra Città Alta, era un paese, c’era di tutto, c’era anche tanta povertà. Non era un luogo per turisti».

 

 

Maria Teresa Cassinelli parla nella sua casa di via XXIV Maggio, in questo bel soggiorno; le fotografie, i soprammobili, i quadri raccontano di una vita passata fra queste mura. Ricorda il marito, Franco Maida, morto poco più di due anni fa. Maida era un esperto, un grande collezionista di minerali. La sua raccolta, tra quelle private, è fra le più importanti d’Italia: alla sua morte, la famiglia ha deciso di donare tutta la collezione al Museo di Scienze di Bergamo. Ha detto Anna Paganoni, direttrice del Museo ed esperta di Geologia: «La collezione donata al museo dai familiari di Franco Maida è un patrimonio di oltre quattromila minerali: locali, internazionali e persino meteoriti, pietre che arrivano dallo spazio. Abbiamo organizzato la mostra per fare conoscere almeno una parte di questo patrimonio; ne abbiamo selezionati trecento pezzi per documentare la ricchezza e la meraviglia del mondo dei cristalli per valorizzare il lavoro di ricerca, di studio, di scambio che ha impegnato Maida per tutta la vita».

La mostra durerà fino alla fine dell’anno. È stata organizzata in collaborazione con il Gom (Gruppo orobico minerali) e con Adn (Associazione didattica naturalistica). Spiega Anna Paganoni che il museo possiede un gran numero di minerali, conservati nelle collezioni di studio del museo, in qualche occasione anche esposti al pubblico. Ma si tratta, sostiene la studiosa, soprattutto «di un irrinunciabile archivio naturalistico per approfondire la conoscenza sui mutamenti registrati in centinaia di milioni di anni sul nostro pianeta. Le collezioni di minerali del museo, fino al 2016, comprendevano circa seicento specie mineralogiche e oltre diecimila minerali: tra questi, pochi campioni sono stati acquistati, la maggior parte proviene da donazioni e campagne di ricerca. Nel 2016, la donazione Maida ha accresciuto in maniera importante le raccolte mineralogiche del museo: sono stati sinora catalogati mille e seicento pezzi, in rappresentanza di oltre 740 specie mineralogiche, delle quali oltre duecento sono del tutto nuove per il museo».

 

 

Un grande patrimonio. La vedova Maida ne è consapevole: «La famiglia ha deciso per la donazione al Museo di Bergamo a causa dello stretto rapporto che Franco aveva con l’istituzione. Franco era un dilettante, ma molto preparato. Pensi che quando la contessa Laura Roncalli sposò Lucio Parenzan, il famoso cardiochirurgo, il Valle, direttore del museo, chiese a mio marito di sistemare la collezione di minerali che il nonno della sposa conservava a Chignolo d’Isola; venne aiutato da un amico, Cesare Donizetti, insieme al quale fondò poi il Gom, nel 1970; c’erano anche Berera, Grassi, Lattuada. Sistemarono un locale fatiscente che il Comune aveva loro concesso sotto il Campanone e mi ricordo quanto lavorarono per renderlo dignitoso. A volte mi arrabbiavo, lo confesso. Dicevo: ma com’è che i tuoi colleghi al sabato sono in giro a passeggio sul Sentierone con le mogli mentre tu sei sempre via? Ma con il tempo ho capito. Mio marito aveva questo animo, era un naturalista. Ma aveva dovuto lavorare in banca. E in banca, al Credito Bergamasco, lavorava sodo ed era pure molto ben considerato. Ma i minerali, la natura, erano la sua vita. Lo rigeneravano. Mi ricordo che a volte prendevo un po’ di minerali e li portavo in cantina perché mi sembrava di averne troppi per casa… Adesso mi dispiace di averlo fatto».

Maria Teresa e Franco hanno due figlie, Fiammetta e Danila, e tre nipoti. Anche le figlie hanno espresso il parere di donare la collezione al museo. Continua Maria Teresa: «Dal Comune, Franco ha ricevuto cinque benemerenze. Lui conosceva tanta gente perché aveva un carattere buono, aperto, capace di mettersi in relazione con tutti. Anche tanti musei erano in rapporto con lui: il museo di Scienze naturali di Milano, il museo di Chamonix, quello di Montecchio Maggiore (Vicenza), quello di Piacenza… Franco era un uomo straordinario. Siamo stati sposati per sessant’anni, dal 1955, ci eravamo sposati in Città Alta, in Duomo, alla cappella del Crocifisso. Le dico la verità, avrei voluto morire prima io, la vita senza di lui, compresi i suoi mirabolanti cristalli, mi sembra priva di senso».

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