“Geordie” di De André, spiegata

Nel 1966, Genova fremeva di vita: il tipico salmastro dell’aria era sovrastato da una frizzante e contagiosa esuberanza, l’atmosfera era madida di voglia di cambiamento, di sovversione degli status quo sociali delle scuole, delle fabbriche e delle famiglie. Al Giavotto di piazza Ferrari si riunivano agguerriti e imberbi anarchici, con una gran voglia di fare la rivoluzione e di nutrirsi delle arringhe di Attilio Carreri, mentre al Baretto di corso Italia facevano covo i rampolli della Genova bene (o perlomeno benino), con una gran voglia di essere travolti dalla rivoluzione e di arraffare almeno le briciole delle arringhe di Attilio Carreri.

Nel 1966, Fabrizio De André non era ancora Fabrizio De André, ma era semplicemente il figlio di Giuseppe De André; era uno scalmanato giovanotto che non andava al Giavotto, al massimo qualche volta si trovava a far caciara al Baretto insieme agli amici Paolo Villaggio e Luigi Tenco, ma che preferiva gironzolare per Via del Campo per chiacchierare con i transessuali, strimpellare la chitarra fino all’alba in case abbandonate, mangiare topi vivi per scommessa e ingravidare Enrica Rigon, la Puny, che si trovò quindi costretto a sposare: sapete che scandalo, altrimenti, per il padre Giuseppe, noto politico della città?

Ma Fabrizio un lavoro per mantenere una famiglia non ce l’aveva: mollata Giurisprudenza a una manciata di esami dal termine, provava a fare il cantautore così come una rondine prova a far primavera: una promettente speranza, ma nulla di più. Così, per dar da mangiare al piccolo e alla Puny, andò a lavorare alla scuola parastatale Pareto Ligure in Sampierdarena, a Genova, di proprietà del padre. Sbrigava affari d’amministrazione. Un giorno, uscendo dalla biblioteca dell’istituto, si trovò faccia a faccia con la nuova insegnante di inglese, Maureen Rix: «Piacere, Fabrizio», «Maureen, piacere mio», «Ah sì mi hanno parlato di te, mi sa che noi due abbiamo qualcosa in comune, abbiamo entrambi fatto un matrimonio riparatore». Per il mondo era ancora solo il figlio di Giuseppe De André, ma forse all’epoca era già Fabrizio De André.

Nel 1966, Fabrizio e Maureen divennero amici, accomunati in realtà non solo da un matrimonio riparatore, ma anche dalla passione per la musica folkloristica e la poesia. Il momento prediletto in cui condividevano le loro impressioni su Brassens e dibattevano sulla musica di Cohen era durante i passaggi in macchina che Maureen dava a Fabrizio, poiché a quest’ultimo avevano ritirato la patente dopo che aveva travolto due carabinieri in alta uniforme a cavallo. Errata corrige: per il mondo era ancora solo il figlio di Giuseppe De André, ma senz’altro all’epoca era già Fabrizio De André.

In estate Maureen tornò a Londra, perché c’è anche chi preferisce prendere il sole del mare in inverno e la nebbia cittadina nella bella stagione, e promise a Fabrizio di tornare indietro, a settembre, con un robusto archivio di musica e ballate popolari d’oltremanica. La Rix mantenne fede al patto, e si ripresentò con un buon repertorio, esibendolo a Fabrizio che nel frattempo, ad orecchio, ne esplorava le note alla chitarra. Di inglese De André non sapeva nemmeno una parola, e allora il marito di Maureen, Giorgio, traduceva i testi per lui. E ce ne fu uno che lo colpì parecchio.

Si trattava di un’antica ballata scozzese, risalente al Cinquecento e diffusasi poi anche in Inghilterra, che trattava di un fatto storico realmente accaduto ma di cui esistevano diverse versioni: secondo Giordano Dall’Armellina, Geordie era un nobile che aveva ucciso un suo pari, e che pochi istanti prima di venir impiccato per il crimine commesso fu salvato dalla moglie, che pagò una grande somma per scagionarlo; secondo una diversa opinione, Geordie era un contadino che cacciava di frodo per poi vendere il bottino e guadagnare un poco di spiccioli per sé e la propria famiglia, e che un giorno venne catturato ed impiccato per questo. È fuor di dubbio che al giovane, anarchico e ribelle Fabrizio quest’ultima versione andasse particolarmente a genio: nella Genova degli impeti contestatori, delle spasmodiche fibrillazioni antisistema, del Giavotto e del Baretto, nella città, insomma, delle novità così affascinanti per De André, quale modo migliore per prendere parte a questi mutamenti se non cantando di povera gente ingiustamente condannata da un potere che nulla concede a chi nulla ha?

Fabrizio, dunque, si innamorò della storia di Geordie e della voce di Maureen, tanto che pochi giorni dopo la chiamò per proporle di incidere un duetto in italiano (è tuttora l’unica traduzione mai fatta della storia di Geordie), e la donna ne fu entusiasta. Il testo venne un poco arrangiato, pur rimanendo comunque attinente alla storia vera.

Nel 1966, con il lancio di Geordie, Fabrizio De André smise di essere soltanto il figlio di Giuseppe De André il politico di Genova, ma cominciò ad essere, anche agli occhi del mondo, Fabrizio De André.