«Sono Gianfranco Gafforelli
un uomo libero in politica»

Il 31 ottobre, Gianfranco Gafforelli è stato eletto nuovo presidente della Provincia di Bergamo. Sindaco di Calcinate, sono in realtà pochi a conoscerlo. Per questo lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare direttamente da lui chi è, quali sono le sue idee e qual è stata la sua vita.

 

[Il momento del passaggio di consegne tra Matteo Rossi e Gianfranco Gafforelli]

 

Presidente, ci racconti qualcosa di lei…
«Mi chiamo Gianfranco Gafforelli, sono nato il 28 luglio 1952, quindi ho 66 anni. Sono sposato e padre di una figlia, Chiara. Ho lavorato come direttore amministrativo degli ospedali di Calcinate e di Romano e da alcuni anni sono in pensione».

Sì, ma come è arrivato alla politica?
«La mia carriera politico-amministrativa è nata quando ho perso mio padre, nel 1980. Lui era segretario della Democrazia cristiana di Calcinate. Faceva parte della corrente di Pandolfi. Nell’82 ho preso il suo posto, tre anni dopo sono stato nominato assessore ai servizi sociali e dal 1990 ho fatto il sindaco, ininterrottamente fino al 2004. Dal 2005 al 2011 sono stato presidente del Parco del Serio (26 comuni tra Bergamo e Cremona, ndr) e nel 2011 sono tornato a fare il sindaco e lo sono tutt’ora».

Venticinque anni da numero uno.
«Io non sono un numero uno. Mi sono messo a disposizione della mia gente. Io sono innamorato di Calcinate, è un bel paese: non ha problemi di viabilità, le pare poco?».

Adesso si è messo a disposizione (gratuitamente) di tutta la gente bergamasca. Chi glielo ha fatto fare?
«Un gruppo trasversale di sindaci. Mi hanno detto che in questa situazione politica confusa forse sarei stato capace di tenere insieme tutte le componenti. In effetti, nella mia esperienza amministrativa ho avuto a che fare con Lega e Pd anche nella stessa lista. Ho risposto loro che sarei stato disponibile a fare il presidente di transizione, in attesa che per la provincia torni l’elezione diretta. A livello di territorio se ci rendiamo conto di cose che funzionano e fanno il bene delle nostre comunità, nessun colore politico può impedirci di sostenerle».

Lei non ha neppure l’opposizione al suo paese…
«È così e mi dispiace, perché senza stimoli inevitabilmente si finisce per adagiarsi. Di solito, quando non c’è l’opposizione nascono tensioni nella maggioranza. La mia fortuna è che non ho di questi problemi».

Lei è transitato dalla Democrazia cristiana al Pdl e, dopo lo scioglimento del Pdl, è a capo di una lista civica.
«Sono stato nel Pdl durante la gestione di Angelo Capelli. Politicamente sono sempre un uomo di centrodestra, un moderato. Detto questo, non mi ci ritrovo molto in questa politica urlata. Non si risolvono i problemi facendo i populisti. Le questioni vanno affrontate ragionando sulle cose. È facile fare annunci, più difficile metter mano all’opera».

Lei non è un tipo da social.
«Nient’affatto, a me la gente piace guardarla negli occhi e vedere che reazioni ha».

Ma un profilo Facebook ce l’ha?
«No, nel modo più assoluto. Me l’hanno creato per la campagna elettorale ma, mi creda, non l’ho mai guardato».

Come mai Forza Italia quando ha deciso di candidarsi alla Provincia non l’ha voluta?
«Non lo so. Io credo che l’antipatia dell’attuale classe dirigente – Alessandro Sorte e Paolo Franco – per Capelli abbia giocato un ruolo. Ma io Capelli l’ho conosciuto vent’anni fa ed è sempre stato un amico. A scanso di equivoci, le dico che alle regionali ho votato Paolo Franco e a Roma ho votato Angelo Capelli, tanto per essere chiari. Questa antipatia verso Capelli non so da dove nasca: forse Sorte e Franco non hanno ancora digerito la sconfitta al congresso del Pdl. Un atteggiamento che non condivido: io ho sempre apprezzato Forza Italia, non questa o quell’altra Forza Italia»

È risentito con quelli di Forza Italia?
«No, sono sempre stato un uomo libero. Mi incavolo facilmente, ma…».

Questo l’abbiamo saputo…
«Sì, mi incavolo facilmente, dico quello che penso, ma poi mi passa subito. Il mio interlocutore deve sapere come vedo le cose, poi può essere anche sbagliato, ma è importante che lui lo sappia. Non mi piacciono quelli che dicono una cosa e ne pensano un’altra».

Lei è stato eletto dal centrosinistra e il suo sarà un governo di centrosinistra. Ora però pensa di aprire la porta della Provincia anche alla Lega?
«Io la apro, anche se la Lega, per ovvi motivi, non può accettare di entrare nella gestione».

Riserverà ai leghisti qualche nomina negli enti…
«Ci devo riflettere. Io con la Lega sono capace di mollare, ho qualche problema in più con Forza Italia».

Lei viene dalla pianura, conosce Bergamo città?
«Qualcosa, non molto, ma con Gori il rapporto è buono e…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 novembre. In versione digitale, qui.

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