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Giorgio, il tree climber di Mozzo
Autorità mondiale della potatura

Tree climber da quando aveva quindici anni e non lo sapeva. Giorgio Fiori, che vive al Pascoletto, in questi giorni è partito per l’Australia per un incontro internazionale di tree climbers che si confronteranno per quindici giorni sulle nuove tecniche di taglio per la potatura delle piante. Piante importanti, come la sequoia di quarantasei metri di altezza e tre metri e cinquanta di diametro alla base che lo ha reso famoso nel mondo.

L’infanzia. Sin da piccolo Giorgio accompagnava il papà Egidio, che lo portava con sé a potare le piante nei campi e boschetti del Pascoletto, dove abitava il nonno materno Vincenzo Bono, per raccogliere la legna per l’inverno. Le vicende della vita, prima le scuole superiori con il diploma di elettronica e poi il primo lavoro in una azienda di impiantistica elettrica sembravano lo conducessero su un percorso, lontano dalle piante.

 

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Un paio di nuove partenze. Ma nel 1991 per la sua azienda, a causa di un calo degli ordini, fu la crisi, Giorgio si trovò senza lavoro e decise che la sua passione poteva diventare uno sbocco utile al futuro suo e della sua famiglia, che nel frattempo cresceva. Giorgio trovò così lavoro in un negozio di fiori in centro città, uno dei più esclusivi della Bergamo bene: coltivava nelle serre fiori e piante, allestiva giardini e terrazze e creava composizioni natalizie esclusive.

Nel 2005 però una nuova svolta, Giorgio lasciava il lavoro, questa volta di sua volontà e si metteva in proprio. Una decisione presa insieme alla moglie Rosa, con cui nel frattempo aveva avuto tre figli: Chiara, Laura e Paolo. Fiori decise di specializzarsi nel taglio delle piante e, seghetto nel fodero, saliva sugli alberi per fare le potature in giro per la provincia. Ma non gli bastava. Fu grazie all’incontro con un tree climber inglese, che gli consentì di affinare sempre le tecniche di taglio, che Giorgio scoprì la potatura di alberi ad alto fusto. Fiori curava sempre di più la tecnica, con corsi in Italia e all’estero, ma soprattutto la sicurezza.

La sicurezza innanzitutto. Un tema, la sicurezza, a volte sottovalutato, che spesso riempie le pagine di cronaca di vittime, persone che improvvisano e con il «fai da te» oltre a far danni alle piante rischiano la vita e spesso la perdono. Infatti nel suo lavoro il cestello della gru del camion spesso non è sufficiente per poter operare al meglio. Imbragature, funi, carichi dinamici, tutto va studiato nel minimo dettaglio prima di salire sulla pianta. Ci sono piante anche con trentacinque metri di chioma e occorre in modo attento cercare di potare senza che l’albero subisca traumi. Infatti il lavoro di pulitura interna alla pianta necessita una particolare attenzione e solo utilizzando le corde si può man mano salire e provvedere alle operazioni di taglio utilizzando collaboratori – da due fino a otto – nelle situazioni più complesse.

 

 

Un esperto del settore. Giorgio ama le piante e le ascolta: «È impagabile l’emozione che si ripete ogni volta, quando sei legato alla pianta, un essere vivente – ci tiene a precisare – Condivido lo sguardo su panorami mozzafiato » . Ora Fiori tiene una ventina di corsi di alta specializzazione in tutta Italia essendo divenuto un punto di riferimento nel settore, tanto che la più importante rivista di settore, Sherwood, gli ha dedicato uno speciale. Fiori trova il tempo anche per fare il giudice di competizioni nazionali e internazionali del settore. E visto che non si ferma mai sta brevettando, grazie a una azienda francese che ha creduto nelle sue intuizioni, alcuni accorgimenti tecnici utili al suo lavoro per renderli disponibili a tutti i colleghi. Questo è Giorgio Fiori, che da quasi 50 anni è «l’uomo che sussurra alle piante».