Giosuè, il bambino de La vita è bella
va a New York in cerca di fortuna

Sono passati ventidue anni da quel film con cui conquistò il mondo: eppure allora Giorgio Cantarini non era che un bambino di cinque anni, con grandi occhi pieni di stupore. Roberto Benigni lo aveva scelto per un ruolo chiave nel suo film capolavoro, La vita è bella. Era il piccolo Giosuè, figlio del protagonista, Guido Orefice. Ed è rimasto nel cuore di tutti, perché a lui il grande Benigni aveva affidato la funzione del portatore di speranza in quel contesto tragico: è lui a giustificare quel titolo paradossale in rapporto alla storia raccontata. Oggi non è più il piccolo Giorgio-Giosuè. È un ragazzo di 27 anni, che ha conservato il volto pulito che gli avevamo conosciuto da bambino. Uno che non se la “tira” e che cerca di costruirsi un personale percorso nel mondo affascinante del cinema. Non è un personaggio mediatico, non ha cercato la luce di nuovi riflettori; e se non fosse che Candida Morvillo, giornalista del Corriere della Sera, è andata a cercarlo, di lui ci ricorderemmo solo quei magnifici occhi sgranati visti chissà quante volte sul grande e sul piccolo schermo.

 

 

Giorgio invece ha fatto la sua strada. Avrebbe voluto essere calciatore, poi su suggerimento di Benigni aveva tentato con successo di prendere il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. «Anche se il cinema restava per me più una passione da spettatore che altro», ha raccontato. Probabilmente c’entrava la frustrazione di provini in cui chi lo cercava pensava di trovare ancora il bambino di allora. Invece si cresce e Giorgio non era più quello. A convincerlo a restare nel cinema è stato un episodio casuale. A fine liceo gli avevano assegnato una presentazione dei corsi di greco in forma libera. Lui, ovviamente, girò un corto. «Ho preso un dieci. L’unico dieci in greco della mia vita. Ma ho capito che il set era il posto in cui stavo bene». Da lì in poi sono arrivate piccole parti, scelte sempre tra film di qualità, conservando il suo profilo di “ragazzo normale”. L’ultimo lavoro è per una serie girata a Berlino, Flatmates in cui fa la parte di un giovane pittore italiano che nella capitale tedesca deve trovare un appartamento e si trova davanti le situazioni umane più strambe. «È una storia che rispecchia la precarietà delle mie generazione e quindi me stesso, in cerca di fortuna: a settembre parto per New York».

 

 

Nella vita di Giorgio c’è anche spazio e per l’amore. Per un grande amore, come quelli di un tempo. È quello con Marial Bejma-Riva, «una bravissima attrice italiana che ha appena vinto il Premio come miglior giovane interprete delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa». Ancora il greco sulla strada di Giorgio… Insieme a Maria hanno girato anche dei corti a budget zero. Uno racconta di un pescatore fuori dal tempo che ha un colpo di fulmine per una turista. È timido e fallisce ogni tentativo di farsi notare. Poi lei sparisce e lui la cerca ovunque. Quando trova sul molo, la trova lì: l’aveva aspettato tutto il tempo. È una storia che racconta tanto di Giorgio: «Mi piace lo spirito magico della vita». Che è un altro modo di dire che la vita è bella…

 

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