Gli 800 matrimoni di Paganoni

Lo abbiamo detto e scritto la scorsa settimana: in Bergamasca ci sono sempre più divorziati. Se nel 2002 erano meno di diecimila, oggi sono addirittura trentamila. Ma c’è un uomo che ancora crede nell’amore. E che, soprattutto, aiuta tutti noi a credere che il «per sempre» possa ancora valere. Quest’uomo è Simone Paganoni, gestore del bar dell’oratorio di San Paolo e consigliere comunale di Patto per Bergamo. Paganoni, che ormai da vent’anni frequenta l’aula consiliare di Palazzo Frizzoni, è infatti il recordman dei matrimoni civili celebrati in città: presto toccherà gli ottocento. Perché di gente che si sposa, a Bergamo, fortunatamente ce n’è ancora: nel 2017 i matrimoni civili sono stati 190, quelli religiosi 187; nel 2018 sono stati 167 i civili e 172 quelli religiosi; quest’anno siamo a quota 104 matrimoni civili e 74 religiosi. Paganoni snocciola questi dati così, come se rappresentassero il suo pane quotidiano. Del resto, è uno specialista. «Mi piace essere parte di un momento così felice di due persone. È un momento bello».

 

 

Come è diventato l’uomo dei matrimoni civili a Bergamo?

«Per caso. All’inizio non volevo, mi vergognavo. Poi, quindici anni fa circa, mi ha chiamato la mia ex fidanzata. “Simone, mi sposeresti?”. “Ma se ci siamo lasciati da tempo!”. “Ma no! Intendevo dire se te la sentiresti di celebrare il mio matrimonio”».

Che crudeltà!

«Diciamo che eravamo rimasti amici. Però, a ripensarci, un po’ crudele fu…» (ride, ndr).

Fatto sta che iniziò così.

«Esatto. Prima però andai a vederne un paio. Volevo essere preparato».

Come si svolge la cosa?

«Il rito è abbastanza semplice, anche perché dura veramente poco la cerimonia. Un quarto d’ora massimo».

Così rapida?

«Eh, sì. Anche perché spesso se ne celebrano diversi, uno via l’altro. Il mio record è sei in uno stesso giorno. In generale, sono matrimoni molto semplici».

Ma li celebra tutti lei?

«No, assolutamente. Io ne faccio molti, ma ultimamente anche Angeloni non scherza».

È il suo rivale.

«Diciamo così. Ma io ho alle spalle anni e anni di matrimoni».

E con don Alessandro, parroco di San Paolo, non c’è rivalità?

«Ma va, lui ne celebrerà al massimo due all’anno. Però mi batte sui funerali».

Si emoziona solitamente?

«Capita, certo. Ripeto: è un momento di gioia. Quasi sempre almeno».

In che senso?

«Nel senso che, purtroppo, non è sempre un momento vissuto con allegria. Le faccio un esempio: io sono l’unico che li celebra anche in carcere e quelli solitamente sono matrimoni celebrati per fare in modo che chi è dentro possa ottenere dei permessi per uscire. Ma i matrimoni peggiori, in termini emotivi, sono quelli dove uno dei due sposi è in fin di vita».

Ne ha celebrati molti?

«No, ma qualcuno sì. E lì le assicuro che è difficile, emotivamente, reggere».

I preti fanno l’omelia. Lei aggiunge qualcosa al rito?

«Negli anni ho sviluppato una serie di battute o di cose da dire. Tutto dipende da chi ho davanti».

Ci faccia un esempio.

«C’è un aneddoto che racconto spesso. Siccome la maggior parte dei matrimoni viene celebrata in Sala Caccia, che è quella gratuita, spiego che lì la famiglia Frizzoni si riuniva al termine delle battute di caccia. E dico allo sposo che è perfetta, perché anche lui, quel giorno, sta celebrando la fine della caccia. Altre volte invece metto in crisi lo sposo perché, dopo aver letto i tre articoli del Codice Civile, dico che per andare avanti li deve ripetere a memoria. Ovviamente va nel panico» (ride, ndr).

Qual è stato il matrimonio più strano che ha celebrato?

«Ce ne sono diversi. Una volta mi hanno arrestato lo sposo».

In che senso?

«Nel senso che la Polizia se l’è portato via. Le spiego: l’Anagrafe, quando c’è un’unione che le puzza per qualche motivo, deve…

 

Articolo completo a pagina 8 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 agosto. In versione digitale, qui.

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