Han trovato il galeone San José
La leggendaria nave carica d’oro

«Grande notizia! Abbiamo trovato il galeone San José», ha scritto il presidente colombiano Juan Manuel Santos sul suo account Twitter. Precisamente, la scoperta del relitto è stata confermata il 27 novembre ed è avvenuta a 16 miglia dalla città portuale di Cartagena, a 300 metri di profondità. Chi pensa che sia strano, che un capo di Stato si interessi a un ritrovamento archeologico, potrebbe risolvere le proprie perplessità, se sapesse che il galeone è chiamato anche il «Santo Graal» del mare, per i suoi ricchissimi forzieri. Il San José era una specie di leggenda, tra i cercatori di tesori. Si stima che contenga circa 11 milioni di dobloni d’oro, oltre a enormi quantità di pietre preziose, per un valore solo ipotizzabile, ma che si avvicinerebbe a un bilione di dollari. Per più di tre secoli se ne sono cercati i resti, senza successo. Eppure, è stato sempre lì, adagiato sui fondali del Mar dei Caraibi, con i suoi cannoni di bronzo a forma di delfino – un dettaglio così particolare, che ha permesso di autenticare l’identità della nave. La storia del San José avrebbe tutti gli elementi per diventare un romanzo d’avventure, ma con un finale da legal thriller: ci sono i pirati, un tesoro favoloso e una disputa che, oggi, sembra finalmente giunta al capolinea.

 

 

La triste storia del San José. Il San José era salpato da Panama, allora Portobelo, all’inizio del 1708. Aveva fatto una sosta presso Cartagena de Indias e poi era ripartito alla volta della Spagna, carico di oro e pietre preziose. Il galeone, infatti, era la nave ammiraglia di un’armata che stava trasportando un tesoro, prelevato dalle colonie spagnole sudamericane e destinato alla corte del re Filippo V. L’oro e le pietre preziose avrebbero finanziato la Guerra di Successione contro la corona britannica: era essenziale, perciò, che il sovrano ricevesse quel carico. Gli inglesi, tuttavia, potevano contare sull’aiuto dei pirati – con cui la regina Elisabetta I aveva stretto, a suo tempo, un accordo assai proficuo per ambo le parti. L’8 giugno 1708 il San José fu attaccato da una nave che batteva bandiera inglese e che era agli ordini dell’ammiraglio, e pirata, Charles Wager. Il galeone spagnolo, tuttavia, esplose prima di essere assaltato dagli inglesi e affondò, portandosi dietro il carico e l’equipaggio – tranne undici persone, che si salvarono.

 

[Clicca sull’immagine per vederla in alta risoluzione. Fonte: galeonsanjose.com.co]

galeon

 

La lite giudiziaria con la Sea Search Armada, Usa. Le autorità colombiane non hanno rivelato l’esatta ubicazione del relitto – per ovvie ragioni di sicurezza – e hanno anticipato che a Cartagena sarà costruito un museo per accogliere il tesoro della nave. Negli ultimi giorni, il governo di Bogotà non ha però menzionato la lunga disputa con una compagnia statunitense, la Sea Search Armada (SSA), la quale contestava alla Colombia il merito di avere ritrovato il galeone. La SSA sosteneva che già nel 1981 aveva localizzato l’area in cui il San José era affondato e che, perciò, ora gli spetterebbe una lauta ricompensa. La SSA avrebbe infatti firmato un accordo con il governo colombiano, secondo il quale gli sarebbe spettato il 35 percento del valore del tesoro. La SSA ha ingaggiato una vera e propria battaglia legale nelle corti di giustizia colombiane e statunitensi, nonostante già nel 2011 un tribunale americano abbia riconosciuto alla Colombia la piena proprietà del galeone e del suo contenuto. Una settimana fa, inoltre, il ministro della Cultura della Colombia, Mariana Garcés Córdoba, ha annunciato che Bogotà ha vinto definitivamente la causa, nonostante i reclami della compagnia SSA continuino ancora oggi.

  

 

L’interesse crescente della Spagna. Ma non è finita qui. Il galeone spagnolo non ha cessato, nemmeno dopo 307 anni, di suscitare l’attenzione dei potenti. Il governo di Madrid sta prendendo in seria considerazione l’ipotesi di avanzare pretese sul tesoro che, in teoria, avrebbe dovuto arrivare sulle coste spagnole. Il segretario del ministero della Cultura, José María Lasalle, ha ricordato recentemente alla Colombia la «chiara posizione» della Spagna in difesa della «ricchezza affondata». Ha inoltre aggiunto che il Paese sta ora esaminando le informazioni fornite da Bogotà prima di decidere «quale provvedimento prendere in difesa di quello che consideriamo una nostra ricchezza sepolta e in conformità con gli accordi dell’Unesco che il nostro Paese ha siglato anni fa». Il governo colombiano, dunque, non potrà fare altro che attendere la prossima mossa di Madrid. A quanto pare, la vicenda del galeone più ricco dei mari non è ancora terminata.

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