Intervista doppia a Rossi e Sorte
Prima viene Bergamo, poi i partiti

Rossi e Sorte, come definirvi: gli amici-nemici?

Rossi: «Siamo alleati per il territorio. E questo è il frutto di una scelta che rappresenta una pagina nuova nella politica bergamasca. In quest’epoca di governo regionale di un colore e di governo nazionale di un altro, sul nostro territorio si sono incontrati dei politici che han detto: “Vince chi fa squadra”. Che poi avessimo più o meno la stessa età e avessimo fatto avuto un’esperienza comune in Consiglio provinciale ha aiutato e i risultati sono lì da vedere. Se alcune infrastrutture fondamentali sono state sbloccate è anche perché abbiamo un assessore regionale che ha guardato più a Bergamo che alla Lombardia. E a noi va bene così».

Sorte: «Non è questione di amicizia, ma di collaborazione istituzionale. Rossi fa il presidente della Provincia in condizioni di difficoltà estreme, io faccio l’assessore regionale con deleghe importanti. Delle due l’una: o si cercava insieme di far emergere le priorità per i territorio oppure ci si perdeva in polemiche politiche. Noi abbiamo optato per la strada più utile ai bergamaschi. Rossi non ha un approccio ideologico e quindi con lui non ci sono difficoltà come invece a volte succede con qualche comune estremista governato dalla sinistra. Quando si lavora con equilibrio si riescono a fare le cose necessarie anche con poche risorse a disposizione».

 

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Di chi è il merito dei 218 milioni in arrivo da Roma?

Rossi: «Le infrastrutture di cui stiamo parlando (nuovo rondò all’ingresso dell’autostrada, fermata del treno all’ospedale, collegamento ferroviario Orio-Bergamo e la linea ferroviaria Montello-Bg-Ponte S. Pietro trasformata in servizio metropolitano) erano nel dossier che io e Sorte abbiamo presentato al ministro Delrio e condiviso con i parlamentari. Sul finanziamento di 218 milioni credo che ci siano tanti meriti, a partire da chi ci mette i soldi, cioè il governo; di chi sta in mezzo, cioè Regione e Rfi, che hanno svolto un ruolo fondamentale, ma anche di chi per tempo ha evitato che il territorio si presentasse in ordine sparso. Su questo un pezzo di merito dobbiamo appuntarcelo al bavero».

Sorte: «Tre cose non sarebbero successe se l’assessore alle infrastrutture non fosse stato bergamasco: la fermata all’ospedale, il finanziamento del rondò dell’autostrada e l’arrivo di treni nuovi e delle guardie giurate sui convogli. Senza il mio contributo probabilmente si parlerebbe comunque di collegamento Orio-Bergamo e di Montello-Ponte San Pietro, quest’ultimo, un risultato importantissimo che io intesterei soprattutto a Rossi e all’onorevole Sanga. Sono loro che per primi hanno perseguito questo obiettivo e poi hanno portato a casa il finanziamento. Sul treno per Orio, invece ci metterei anche un po’ di merito di Gori. Tutte le istituzioni hanno remato nella stessa direzione».

 

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Il punto centrale della politica resta l’aeroporto. Vendere le azioni Sacbo indebolisce l’azionista pubblico?

Rossi: «In questi due anni ho imparato che non conta solo il peso economico, ma anche la capacità di mettere in campo idee e di fare politica territoriale. Non so chi fosse il regista, ma il film che portava Sacbo a fondersi con Sea al 15 percento per la fine del 2016 mi pare non sia mai uscito nelle sale bergamasche. È evidente che Sacbo deve crescere, ma non sul territorio bergamasco e perciò è necessario un altro aeroporto di cui possiamo determinare le scelte. Questa soluzione ideale non si è ancora trovata, né a Est né a Ovest. Io non sono tra quelli allarmati dal fatto che il nostro aeroporto rimanga solo “bergamasco”. Certo, c’è un tema ambientale in sospeso e che voglio verificare fino in fondo. Quanto è risolvibile col progressivo spostamento dei cargo a Malpensa e quanto è migliorabile con nuovi aerei meno inquinanti? Abbiamo poi bisogno di capire cosa ne sarà del patto di sindacato fra gli azionisti bergamaschi che storicamente è stato difensivo nei riguardi della milanese Sea. Oggi bisogna verificare quanto è rimasto di orobico considerando i cambiamenti interni ad alcuni azionisti come Italcementi, Ubi e Credito Bergamasco».

Sorte: «Sarebbe stato un errore indebolirsi nell’attuale equilibrio che governa l’aeroporto, ma la vendita del tre percento delle azioni non comporta un minor peso della Provincia nel patto di sindacato. Dobbiamo avere l’intelligenza di difendere il nostro aeroporto sapendo che i nostri mezzi sono sempre più limitati e che oggi sono cambiati i vertici di alcuni azionisti. Chi oggi è alla guida di alcune società o banche che possiedono azioni nel patto di sindacato può avere interessi diversi rispetto a prima. Da qui nascono le nostre difficoltà perché non è detto che nell’attuale patto di sindacato ci sia una visione comune. Nei mesi scorsi Gori e Moltrasio hanno sbagliato completamente la curva con il Comune di Milano: la prima volta hanno citofonato, gli hanno aperto il cancello ma li hanno lasciati sulla porta; la seconda gli hanno mandato un usciere e la terza hanno risposto: forse per noi fare la fusione non è questo grande affare. Alla fine si è convenuto che la parte più equilibrata in questa partita ha avuto ragione e che l’ipotesi di Paleari andava accantonata: l’Avanti Savoia si è trasformato in Indietro Savoia e Gori è stato saggio nel fare retromarcia».

 

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Gori in Regione: cosa ne pensate?

Rossi: «Nel Pd abbiamo tre carte importanti da giocare: quella del segretario regionale Alessandro Alfieri, quella del ministro Maurizio Martina e quella di Giorgio Gori. Credo che vadano evitate le corse solitarie perché il centrosinistra vince quando è un collettivo e non quando è un comitato elettorale al servizio di qualcuno. Dobbiamo scegliere il nostro candidato con le primarie».

Sorte: «Io tifo per una candidatura di Gori. Primo perché se ne andrebbe da Bergamo, secondo perché perderebbe in Regione. Sarebbe come avere due fustini del Dash in cambio di niente. Ma se dopo due anni già si comincia a dire che Gori se ne va, vuol dire che ha scambiato Bergamo per un bus navetta, significa che non aveva un progetto per Bergamo, ma cercava solo un trampolino. Serietà vorrebbe che concludesse il suo mandato. Tuttavia, non dimentichiamoci che Gori fa il sindaco di Bergamo perché ha perso le parlamentari nel Partito Democratico e perché Elena Carnevali ha deciso di non candidarsi».

 

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Gori ha riacceso i riflettori su Bergamo anche a livello nazionale. Come valutare questo protagonismo della città?

Rossi: «Io do un giudizio assolutamente positivo. Gori ha risvegliato la città dopo cinque anni di dormitorio con il duo Tentorio-Pirovano. Ha inserito una marcia in più e ha fatto dell’attrattività di questo territorio la sua mossa vincente. La battaglia sul turismo l’ha vinta e io sono contento di avere dato in mano a lui questa leva, perché si è messo veramente a disposizione del territorio bergamasco. Bisogna continuare. Dopodiché io rimango più legato a un’idea di Bergamasca che non è soltanto il glamour cittadino, ma sono 242 comunità e la gente dei nostri paesi»

Sorte: «Io mi attengo ai numeri e, al netto della partita sulle infrastrutture, l’amministrazione Gori è come diceva Murinho: zero tituli. Sulla sicurezza la città ha fatto notevoli passi indietro. Il Sentierone è desolato e alla Stazione la gente è spaventata. Sull’aeroporto e sulla fermata dell’ospedale non ci ha preso molto perché anche su quest’ultima Gori era freddo. Così come sul rondò. In realtà vorrei capire quali soldi lui ha portato a casa da Roma. Gli obiettivi che ha centrato sono in gran parte merito dei privati o delle banche».

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