Jasmine Mah, la blogger canadese
che ha portato il cuore a Bergamo

Mentre scorre il menu, Jasmine Mah si ferma: «Qual è la tua pizza preferita? Voi italiani avete sempre una pizza preferita». Margherita. Tutt’al più prosciutto e funghi. E la sua? «Ehm… Quella con l’ananas. Ma non si può dire, giusto?» e scoppia a ridere. La perdoniamo solo perché è canadese. E perché la sua simpatia è coinvolgente, così come la sua curiosità. Un valore che l’ha portata a viaggiare e l’ha convinta a lasciare il suo Paese per amore, trasferendosi a Bergamo (Torre de’ Roveri per la precisione), terra natia del suo Massimiliano; ma che l’ha spinta anche ad aprire un blog, Questa dolce vita, premiato come Italy Magazine’s Best New Blog 2016 e nel quale racconta pregi e difetti della vita in Italia (e a Bergamo) a ragazze e ragazzi americani o canadesi interessati a trasferirsi oltreoceano. Un’esperienza che l’ha portata a incontrare tante altre ragazze come lei, che per amore hanno iniziato una nuova vita nel Belpaese.

 

 

Siete tante?
«Più di quelle che pensassi. Ne ho conosciute dieci, circa, trasferitesi qui perché si sono innamorate di bergamaschi».

Solo donne?
«Strano, vero? Però sì, tutte ragazze. Nessun uomo».

C’è un motivo?
«Non lo so. Quel che è certo è che noi canadesi e americane siamo particolarmente suscettibili al vostro fascino».

Di’ la verità: siamo meglio.
(Ride, ndr ) «Siete più galanti. Offrite la cena, tenete aperte le porte, ci fate i complimenti. Per questo ci innamoriamo di voi».

Però siamo anche più mammoni.
«Uh, vero! Già al primo appuntamento Massi mi disse che lui non sarebbe mai rimasto in Canada. È stato sincero, almeno».

Quando vi siete conosciuti?
«Dieci anni fa. Io avevo 19 anni, lui era lì per preparare la tesi. Lo vidi in discoteca che ballava da solo. E capii subito che non era canadese».

 

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Pubblicato da Questa Dolce Vita su Martedì 24 ottobre 2017

 

Perché?
«Innanzitutto perché i canadesi non ballano, e poi perché, se anche lo facessero, non ballerebbero mai da soli. E l’abbigliamento: aveva i capelli lunghi, la coda, jeans bianchi attillati e camicia un po’ sbottonata».

Un po’… tamarro.
(Ride, ndr ) «Sì, proprio latino. Mi piaceva. Comunque quando si è laureato, mentre studiavo Farmacia è venuto a Edmonton, la mia città. Siamo rimasti lì per sei anni. Poi però abbiamo deciso di trasferirci qui perché lui non ce la faceva più».

Per te è stata dura?
«Un po’. Per fortuna avevo studiato italiano, altrimenti sarebbe andata peggio. Però sono ripartita da zero. Là facevo la farmacista, qua ho iniziato a insegnare e oggi lavoro come traduttrice in un’azienda vicino a Crema».

Conoscevi già Bergamo?
«Sì, d’estate venivamo qua. Mi piace: è piccola, curata, con i colli a due passi. Ormai sono tre anni che ci vivo e mi sento a casa».

Nel senso che non torneresti in Canada?
«Ci torno perché ci sono tante persone a cui voglio bene, ma ormai la mia casa è qua. E quando sono via, mi manca».

Però il blog serve anche per mantenere i contatti con i tuoi amici in Canada, no?
«Sì, è nato per quello. All’inizio ero sola, non conoscevo nessuno, e così ho pensato di raccontare la mia nuova vita. A chi mi conosceva, ma non solo».

 

 

Racconti anche i nostri pregi e i nostri difetti. Ce ne dici qualcuno?
«Mi piace tantissimo il vostro stile di vita. Trovate sempre il tempo per uscire a mangiare una pizza o per fare una passeggiata. E, soprattutto, il costo della vita è molto più basso che in Canada. Da noi, invece, sei sempre nei centri commerciali perché non hai altri posti dove andare. Qui non ho mai messo piede a Oriocenter. Il difetto, oltre al fatto che non avete la pizza con l’ananas, è l’assenza del multiculturalismo che c’è in Canada. Lì cresci in mezzo a tante culture differenti, mangi piatti di tutto il mondo, incontri persone di ogni etnia e origine».

Ma dei bergamaschi, nello specifico, cosa ne pensi?
«Che capisco il motivo per cui amiate tanto la vostra città. Girarla e scoprirla è bellissimo. Mi dispiace solo che qualcuno abbia ancora una mentalità un po’ chiusa riguardo al diverso…».

Per diverso intendi gli stranieri?
«Qualche volta sì. È brutto. Ma dentro siete buoni».

I lettori del blog invece cosa ti chiedono?
«Agli americani non interessa ciò che interessa a voi. Non chiedono dove mangiare e cosa vedere, fanno domande più pratiche: documenti, prezzi, negozi. L’unica cosa su cui metto tutti in guardia è la burocrazia».

Ahia, nota dolente…
«La odio. Quando devo andare in Questura impazzisco. C’è sempre tantissima gente, tutta in coda, e c’è aperto sempre e solo uno sportello. Arrivi e ti dicono che per fare un documento ti serve A, B e C; tu torni il giorno dopo con A, B e C e loro ti dicono che serviva anche D. Divento matta, giuro! Un giorno mio marito è tornato a casa e io piangevo dal nervoso. Voi ci siete abituati forse, io invece non capisco proprio».

E cosa consigli di bello, invece?
«Di provare la vera cucina italiana. A me è sempre piaciuto cucinare, ma qui è tutto diverso. La cucina italiana che abbiamo in Canada non è quella vostra vera. Massi me l’ha sempre detto e dopo essere venuta qua l’ho capito anche io» (ride, ndr).

 

 

Un esempio?
«Da noi il pollo con il parmigiano o le “fettuccine Alfredo” sono il top, ma non mi piacciono più. Sono diventata un po’ snob».

E la cucina bergamasca?
«Mi piace! Ho imparato anche a fare con le mie mani i casoncelli. La polenta invece un po’ mi stanca… La cosa più importante, però, è che non manchi mai il pane. Giusto?».

Il pane è fondamentale.
«Me ne sono accorta, ogni giorno mi tocca andare a prenderlo fresco al fornaio, altrimenti guai!».

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