La ricercatrice che ogni giorno
è in prima linea contro i tumori

Ci sono donne che dedicano la vita alla ricerca, per passione o per la voglia di scoprire cosa c’è al di là di un’intuizione. Donne che si spendono in un laboratorio per trovare una cura che non c’è, alla ricerca di una soluzione che può arrivare solo grazie ad una sperimentazione continua, un fallimento dopo l’altro. Perché queste donne sanno bene che tutto procede per esclusione, un giorno dopo l’altro. Nessuna magia ci porterà alla cura del tumore. Nessuna grande invenzione. Ma un cammino fatto di piccoli passi dove la logica, il ragionamento, l’analisi avranno la meglio su tutto. Potrebbe esserci un’altra strada? Forse. Ma questa è quella che oggi conosciamo e che ricercatori e ricercatrici percorrono con grande coscienza e consapevolezza.

Tra di loro c’è anche Tiziana Schioppa, camice bianco e sguardo pulito, sottolineato da vivaci occhi azzurri. Una donna discreta – una gran fatica strapparle questa intervista –, ponderata nel linguaggio, misurata nei modi, che fin da bambina sognava di fare il medico. Non riuscì però a entrare nella facoltà di Medicina dell’Università di Padova e così si iscrisse a Biologia, con la speranza di passare a Medicina più tardi. «Avevo un sogno nel cassetto – confida la ricercatrice -, avrei voluto fare la pediatra, oppure la genetista per studiare l’origine di alcune malattie. Ma non fui ammessa e dunque mi iscrissi a Biologia Molecolare, sempre presso l’Università di Padova».

Nata a Fano nel 1974, Tiziana scopre un mondo affascinante fatto di grandi sacrifici e scoperte. Si innamora delle possibilità infinite che possono condurre ad un obiettivo, tramite la sperimentazione e l’osservazione. La appassiona investigare, andare a fondo delle cose per scoprire ciò che non si sapeva e avvicinarsi un passo in più ad un traguardo che possa far stare bene gli altri. Aiutare a migliorare la vita dell’uomo in generale, più di ogni altra cosa, diventa la sua missione. Nel novembre del 2000 Tiziana si laurea in Scienze Biologiche, con una tesi dal titolo Clonaggio e caratterizzazione delle subunità dell’emocianina di Carcinus aestuarii, a cui segue una specialistica presso l’Istituto Mario Negri, a Milano. Nel 2006 vola a Londra e si dedica al tumore della pelle, uno dei più comuni.

Poi decide di tornare in Italia, e con il marito Lucio Tiozzo si stabilisce a Bergamo, città a misura d’uomo, nella quale «crescere i propri figli». I bimbi arrivano presto, e così Tiziana si alterna tra casa e lavoro. È consapevole delle difficoltà a cui andrà in contro, ma ha il sostegno della famiglia e così riesce a non rinunciare ad anni di studio, proseguendo nella ricerca. Vince una borsa di studio, poi un’altra ancora. Pubblica i risultati delle sue ricerche su prestigiose riviste internazionali del settore e nel 2013 inizia a lavorare al Dipartimento di Medicina molecolare e traslazionale dell’Università di Brescia e all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano presso il laboratorio del Prof. Sozzani. Poi, lo scorso 23 aprile, alla presenza di Veronesi, Pisapia, Feltri e Giannotti (in streaming) riceve il premio Grant della Fondazione Umberto Veronesi per il progetto Ruolo del recettore delle chemochine atipiche CCRL2 nel cancro al colon.

«Il tumore è sempre esistito – racconta la ricercatrice – parte da alcune variazioni genetiche. C’è un gene, di solito collegato alla crescita delle cellule, che muta, non funziona più, e le cellule iniziano a moltiplicarsi in modo sregolato e confuso, andando a formare delle masse. Non c’è un tumore che è uguale per tutti, ed è molto difficile trovare pazienti che rispondono nello stesso identico modo alle terapie. Certo, oggi esistono studi che dimostrano come persone positive, che credono fortemente che la cura funzioni, aiutano il corpo nel processo di guarigione, rispondendo meglio alle cure. Sono studi contemporanei, attuali, che spiegano come il nostro cervello abbia un ruolo fondamentale nel percorso di guarigione dalla malattia. È come se il tuo corpo fosse più predisposto nel dare risposte positive alle cure. La buona notizia è che gli studi vanno avanti sempre più velocemente grazie anche all’utilizzo di nuovi macchinari e nuove tecnologie».

 

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Il lavoro di ricerca può svolgersi in diversi modi. Per esempio, Tiziana fa esperimenti in vitro, su cellule coltivate su supporti di plastica che vengono mantenute e fatte crescere in ambienti sterili. «Grazie a queste cellule noi possiamo studiare l’interazione tra cellule tumorali e non. Poi si ha la necessità di passare ad un sistema fisiologico, perché bisogna osservare il comportamento delle cellule in un sistema che sia più vicino al corpo umano, dove vi sono vasi sanguigni e tessuti. Spesso parto da casa alle sei del mattino, perché quando si inizia un esperimento non si sa mai a che ora si finirà. Così a volte riesco a tornare presto, altre invece torno solo a tarda sera. D’altronde, quando scegli questa strada metti già in conto una vita altalenante, tra orari e borse di studio. E forse quest’ultimo punto è il più dolente, quello di sentirsi precari a vita. Per il resto, lavorare in team, in un laboratorio, è davvero un’esperienza meravigliosa, che mi appaga profondamente».

Ad oggi dunque la ricerca procede grazie a persone che mettono mente, anima e cuore in questi laboratori, dove il precariato è una costante. Ma una buona notizia c’è: a sentire Tiziana, in Italia gli studi sono all’avanguardia e anche i laboratori riescono a tenersi al passo con i tempi grazie a macchinari di ultima generazione. «Questo accade anche grazie alle fondazioni come Telethon, La Fondazione Veronesi oppure l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), che davvero finanziano la ricerca. Mettono a disposizione dei fondi, che arrivano ai laboratori e grazie ai quali noi tutti possiamo continuare a lavorare. Dobbiamo insegnare alle nuove generazioni il valore della ricerca, perché serve a migliorare la vita dell’uomo. È qualcosa che ti aiuta a capire ciò che ci circonda, è l’osservazione del mondo e delle sue leggi. Un aspetto fondamentale in tutti gli ambiti, non solo in quello scientifico».

Ma c’è un modo per prevenire il tumore? La ricercatrice, che è molto prudente e attenta nell’esporsi, ha un solo consiglio: quello di curare l’alimentazione, primo passo per una vita sana e longeva.

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