La signora Italtrans, regina
dell’alta velocità su due ruote

La signora delle moto parla poco: Laura Bertulessi è una donna del fare. Biondissima, adrenalinica (ha seguito spesso suo marito tra le dune della Dakar), appassionata di design, di velocità (ha detto di sé su un giornale patinato: «Da ragazza ero una vera motociclista»), fan delle automobili e dei motori, la numero uno di Italtrans è pronta a vivere un’altra stagione in Moto2 (av)vincente. La si vede girare nei box, arricciarsi le mani per la tensione, la grinta, il coraggio di chi va oltre i trecento all’ora. Vive al massimo, lei va al massimo. Cominciò nel 2010. Negli anni la volontà di crescere si è fatta business, però senza mai dimenticare l’idea di fondo che c’è dentro ogni cuore: la passione. «Seguo da vicino ogni momento delle gare. La partenza in griglia è sempre un’emozione unica, difficile da spiegare. Il cuore batte forte. È come se fossi io sulla pista», dice lei. Si comincia dal Qatar, e ne vedremo delle belle. «L’ambizione? Quella di fare bene. Abbiamo un team preparato e con ottimi professionisti, cercheremo di essere competitivi il più possibile».

Può essere l’anno di Mattia Pasini?
«Noi ci crediamo. Mattia viene da una stagione, quella passata, nella quale ha fatto vedere tutto il suo valore, anche se non sempre è riuscito a raccogliere i frutti dell’impegno agonistico. È sicuramente pronto a dare il massimo».

Che rapporto ha con lui? Vi confrontate spesso?
«Lo seguo con attenzione e vicinanza. Ci lega un rapporto di stima e rispetto reciproco».

 

Laura Bertulessi, AD di Italtrans, con Sheela Bellina, responsabile della divisione commerciale,
e Paola Bellina, responsabile della divisione trasporto.

 

La scorsa stagione cosa ha sbagliato?
«Forse il problema maggiore è stato quello di reggere la tensione».

Sarà un campionato competitivo. C’è un pilota avversario che temete particolarmente?
«Temiamo tutti, nel senso che riconosciamo e rispettiamo le capacità dei nostri avversari. È un valore importante nello sport. Ma nessuno ci fa paura, crediamo di potercela giocare sempre a viso aperto».

Cosa significa per il nostro territorio avere un team competitivo come Italtrans?
«Per noi si tratta di passione, e siamo orgogliosi dei risultati che di volta in volta riusciamo a raggiungere».

Portare il marchio in giro per il mondo aumenta il business?
«Certo, il marchio Italtrans beneficia di grande visibilità, anche all’estero. E per quanto noi siamo operatori sul territorio italiano, i nostri clienti sono anche aziende multinazionali».

Però il team, disse una volta, è nato per passione e non per business. Quanto è difficile lavorare con questa filosofia? Fare moto costa.
«È costoso, certo. E difficile. Ma le difficoltà non ci hanno mai spaventati. È anche appassionante. E ci siamo».

Lei che rapporto ha con le moto?
«Ho sempre avuto passione per la velocità».

Non ha paura?
«Non ho paura, la velocità mi piace».

 

 

Ha un pilota preferito? Un idolo, magari.
«Non ne ho uno in particolare, ho in mente tanti campioni che mi hanno appassionato, ciascuno per caratteristiche diverse».

È ancora difficile per una donna fare management all’interno di un mondo prettamente maschile come le moto?
«Non solo nel mondo delle moto…».

Però le donne dello sport sono vincenti. Moioli e Goggia, le ultime medaglie olimpiche. Si può fare un parallelo nel management?
«Le donne incontrano difficoltà a tanti livelli. Spesso affrontano una scuola particolarmente dura e per affermarsi devono mettere in campo più determinazione e più tenacia. Questo fa sì che finiscano per raggiungere grandi obiettivi in tutti i campi».

C’è una delusione che si porta dentro da quando è iniziata la sua avventura con le moto?
«Una delusione è forse quella di non aver fatto podi con campioni già affermati».

 

 

E una gioia?
«Quella di vincere con piloti anche alle prime esperienze».

Andrea Locatelli è uno di questi. Che anno sarà per lui?
«Abbiamo buone speranze. L’anno scorso ha fatto una palestra importante. Quest’anno l’obiettivo è quello di migliorare».

Quanto conta il ruolo di Giovanni Sandi in questo senso?
«Giovanni è una persona fondamentale per il nostro team, con professionalità e doti umane di altissimo livello. Per questo lo abbiamo invitato noi in azienda».

In cosa fa la differenza?
«Definisce le strategie e ci relaziona dopo ogni gara e ogni test. Ha una grande capacità di fare squadra, è il perno intorno al quale ruota tutto l’ambiente».

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