La spia più famosa di Israele
(da 30 anni in carcere negli Usa)

Ufficialmente era un analista della marina Usa, ma di fatto era una spia per Israele. Si chiama Jonathan Pollard e da 30 anni è in prigione negli Stati Uniti dopo essere stato condannato all’ergastolo. Il 21 novembre prossimo verrà rilasciato in libertà vigilata e non potrà lasciare il Paese per i prossimi cinque anni. La decisione è stata presa dalla commissione per la libertà condizionale degli Stati Uniti. Un gesto di cortesia, secondo alcuni, nei confronti di Israele, per far digerire allo stato ebraico le recenti frizioni dovute all’accordo sul nucleare iraniano. Ma il Segretario di Stato John Kerry sostiene non si tratti di una mossa politica. In effetti il 2015, secondo il sistema americano, è sempre stato l’anno in cui sarebbe stata possibile l’applicazione degli sconti di pena.

Le pressioni di Israele. Tel Aviv da molti anni ne chiedeva il rilascio e ora che la liberazione è stata annunciata il premier Benjamin Netanyahu non ha trattenuto l’euforia e attende con ansia l’uscita di prigione della sua spia più famosa. Israele ha infatti ammesso, 13 anni dopo il suo arresto, che Pollard fosse sul suo libro paga, ma ha sempre ritenuto che l’ergastolo fosse una pena troppo severa, perché dopotutto Pollard andava a riferire informazioni a un Paese amico degli Stati Uniti. Per questo motivo i vari primi ministri di Israele in visita alla Casa Bianca hanno sempre chiesto la sua liberazione. Il primo a esporsi ufficialmente, nel 2011, fu Netanyahu, che chiese la grazia, ma prima di lui molti presidenti e premier israeliani fecero lo stesso in maniera informale. A volte il caso Pollard è stato usato dagli Stati Uniti per fare pressioni su Israele nel processo di pace con i palestinesi. Invano.

 

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Eroe in Israele, spia crudele per gli Usa. Pollard ricevette la cittadinanza israeliana nel 1995, dopo 10 anni di carcere. Dopo la condanna all’ergastolo aveva deciso di rinunciare alla cittadinanza americana. Nato in Texas nel 1954 da famiglia ebrea, è il primo cittadino americano ad aver ricevuto una condanna all’ergastolo per spionaggio a favore di alleati. Secondo gli americani ha fornito a Israele una quantità ingente di informazioni sensibili e per questo la pena comminatagli è così alta. Pare sia andato a spifferare le tecniche di blocco dei segnali radar e capacità elettroniche di altri Paesi alleati, quali l’Arabia saudita. Segreti di Stato, insomma, parte dei quali saranno usati dal governo di Tel Aviv come merce di scambio con l’allora URSS. Per la sua attività, Pollard è considerato quasi un eroe in Israele, tanto che a Gerusalemme c’è una piazza a lui dedicata: sorge proprio in cima alla via dove c’è in consolato americano, di fronte alla residenza del primo ministro israeliano, a due passi dalla sinagoga centrale.

L’infanzia e la passione per l’intelligence. Il vizio del doppio gioco Pollard l’ha sempre avuto, fin dalla tenera età. Elemento caratteriale che gli ha creato problemi anche a scuola. Nel 1970 compie il suo primo viaggio in Israele come partecipante a un programma scientifico e finisce all’ospedale dopo una rissa con un altro studente, lasciando una pessima impressione. Uno degli scienziati del centro lo ricorderà come un piantagrane instabile, «il peggior caso di questo tipo nella storia dei programmi estivi». Al ritorno negli USA frequenta la Stanford University dove consegue un diploma in scienze politiche. I compagni di studi ricordano che diceva di avere la doppia cittadinanza israeliana e americana, di lavorare per il Mossad e di avere ottenuto il grado di colonnello nell’esercito israeliano. Non era vero, ma il suo essere spia nell’animo lo spinse a chiedere di lavorare alla Cia, che lo rifiutò perché durante la scuola si drogava. Preso in marina, dopo due mesi fu licenziarlo perché aveva proposto l’apertura di un canale operativo segreto con il Sudafrica e millantato che suo padre collaborasse con la CIA. Venne invece trasferito a un’altra unità dell’intelligence della marina, che dopo appena un mese gli concesse le credenziale per accedere al materiale classificato come segreto.

Lo spionaggio e la cattura. Fu proprio nella marina, mentre lavorava come analista al comando dell’intelligence, che ebbe la possibilità di incontrare Aviem Sella, un 66enne veterano dell’aeronautica militare israeliana, che fece attività di mediatore. Questa sua nuova attività fruttò a Pollard migliaia di dollari al mese – si dice che lo pagassero inizialmente 50mila dollari – fino ad arrivare a oltre dieci volte tanto. A scoprirlo, circa un anno dopo, fu un anonimo collega della marina che notò alcuni suoi movimenti sospetti. Pollard e la moglie, sposata dopo aver chiesto la mano con un anello datogli da Israele, chiesero asilo nell’ambasciata israeliana negli Stati Uniti, ma non lo ottennero e vennero arrestati. Non solo: Israele si offrì di collaborare alle indagini, almeno ufficialmente. In realtà rese impossibile la vita agli investigatori, consegnando solo pochi documenti.

A 30 anni di distanza, Pollard uscirà dal carcere e, se la salute oggi un po’ precaria glielo permetterà, tra 5 anni coronerà il sogno di andare a vivere in Israele. Dove verrà accolto da eroe.

 

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