Storia (a fumetti) di S. Alessandro
raccontata come una Via Crucis

La devozione a Sant’Alessandro è giunta a noi lungo i diciassette secoli che ci separano dal suo martirio, avvenuto ai tempi degli albori della diffusione della cristianità nel nostro territorio. Ma è solo a partire dal Seicento che le sue “vicende” ci sono state tramandate in forma scritta e il sapore narrativo-didattico, che le ha sempre contraddistinte, ha sicuramente favorito alla sua ufficializzazione a patrono di Bergamo, giunta con il benestare del papa alla fine del XVII secolo (1689). Il primo a raccontarne le gesta in maniera ragionata fu Padre Celestino Colleoni nella sua Storia Quadripartita di Bergamo del 1614. A seguire Mario Mutio nella Sacra Istoria di Bergamo, data alle stampe nell’anno 1719.

 

 

Ma è sicuramente un illustratore degli inizi del XVII secolo, rimasto ad oggi anonimo, che ci delizia sulle circostanze che hanno portato al martirio del nostro patrono e di conseguenza alla diffusione del culto, grazie anche alla conservazione delle sue spoglie prima nella basilica alessandrina e poi, distrutta questa dai Veneziani per la costruzione delle Mura, dal 1561 nella Cattedrale di Bergamo. La preziosa quanto originale raccolta è conservata in Curia ed è stata riprodotta una sola volta ad oggi, in occasione del volume Sant’Alessandro nell’iconografia bergamasca, a cura di monsignor Luigi Pagnoni, edita nel 1989 da Grafica e Arte Bergamo: sono ventitré episodi disegnati a mano (ne proporremo solo diciotto, quelli ritenuti più verosimili e comuni alle fonti) e che paiono più un fumetto per bambini o un micro poema epico in cui l’eroe vince su tutti, che una rigorosa ricostruzione degli eventi; proprio per questo motivo se ne deve apprezzare il tono marcatamente popolare, tanto caro ai credenti dell’epoca e a cui si sarebbero a breve appellati per l’incombere della peste manzoniana (1630).

 

 

Alla fine del III secolo d.C. l’esercito romano di Massimiano Cesare si trovava nelle valli svizzere, non lontano dalla conca del lago Lemano, pronto a sferrare un feroce attacco al fine di sottomettere gli abitanti elvetici di fede cristiana. I suoi militari erano soldati cristiani e pagani reclutati nella Tebaide, regione della città di Tebe in Egitto, e per questo motivo la legione era denominata Tebea. Tra essi vi era anche Alessandro, di fede cristiana e battezzato a Roma da papa Marcellino, che ricopriva il ruolo di alfiere nella legione e che in quel momento era in servizio presso un altro distaccamento.

 

 

Giunti in località Agaunia (attuale Vallese) e in attesa della battaglia, si volle celebrare un sacrificio propiziatorio agli dei, ma all’ordine del generale pagano i soldati cristiani della legione si rifiutarono di eseguire la disposizione sacrilega: Massimiano indignato impose l’uccisione di un cristiano su dieci, quale monito, ma i superstiti non si lasciarono intimorire e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal loro comandante Maurizio. Seguì quindi una seconda decimazione e poi una terza, finché tutti i 6.600 legionari cristiani furono giustiziati. In loro ricordo sorse nei pressi un santuario dedicato a San Maurizio, poi divenuto la più antica abbazia dell’Europa Occidentale e che ancora oggi ne porta il nome.

 

 

Alessandro, scampato alla strage, si reca dall’imperatore Massimiano a Milano, per cercare di convertirlo e spiegandogli le sue ragioni, ma questi gli ordina di rendere a sua volta omaggio agli idoli pagani. Alessandro rifiuta e viene incarcerato, ma in prigione dopo essere stato torturato, converte i custodi, che lo liberano.

 

 

 

 

Catturato, viene condannato dall’imperatore alla decapitazione, ma ecco che avviene un primo miracolo: al boia pronto a sferrare la spada appare un colle, che gli impedisce la vista del martire e quindi di compiere la barbaria.

 

 

Fuggito dal patibolo, Alessandro si dirige verso il fiume Adda, che guada a piedi, raggiungendo la riva opposta bergamasca completamente asciutto.

 

 

Da questo momento la sua missione sarà evangelizzare gli abitanti dei territori attraversati fino all’antica città di Bergomum (Bergamo) e questo grazie anche al compimento di diversi prodigi, tra cui quello di resuscitare i morti.

 

 

 

A Bergamo, durante la sua opera di persuasione, incontrerà Grata, figlia dei duchi pagani Lupo e Adleida, futura compatrona della nostra città, a cui predirà il suo destino e il vescovo Narno.

 

 

Purtroppo la sua opera catecumena viene interrotta dalla cattura presso la Corte Murgola (attuale Borgo Palazzo), mentre stava pregando il Signore presso una cappelletta, su cui in seguito sorgerà l’attuale chiesa di Sant’Alessandro in captura (Cappuccini).

 

 

Incarcerato e condotto nei possedimenti di Crotacio (attuale Borgo San Leonardo, via Sant’Alessandro bassa), per ordine imperiale viene nuovamente invitato a rendere omaggio agli idoli, ma, al contrario, Alessandro abbatte la colonna di Crotacio e per questo viene definitivamente condannato alla decapitazione (presso l’attuale Chiesa di Sant’Alessandro in Colonna).

 

 

Prima dell’esecuzione della pena si lava le mani e il capo, preparandosi con umiltà al suo destino.

 

 

Grata, accorsa tra la folla per rendere omaggio un’ultima volta a colui che ebbe il merito di convertirla al cristianesimo, ne raccoglie il capo reciso, mentre la sua fedele ancella e i suoi servitori il corpo acefalo, per trasportarlo al luogo di sepoltura preparato sul colle in Borgo Canale nei territori del padre Lupo. Si imbocca quindi l’attuale via Sant’Alessandro, ma a causa della salita irta di San Giacomo durante il percorso si incontreranno diverse difficoltà, quindi il tragitto verrà deviato all’altezza del Prato poi detto “di Sant’Alessandro” e successivamente “della Fiera” (Sentierone) verso Borgo Pignolo, per poter raggiungere più comodamente il colle.

 

 

Dal suo sangue, sparsosi lungo l’intero tragitto e anche all’altezza del sagrato dell’attuale Chiesa di Sant’Alessandro in Croce e fino alle fasi di sepoltura, germogliano a terra fiori freschi.

 

 

Nei secoli successivi la devozione alla sua tomba, su cui Grata farà costruire una basilica (Basilica di Sant’Alessandro), porterà in vista due imperatori: Carlo Magno all’inizio del IX secolo d.C., appena eletto dal papa a Roma, e Federico I di Svevia, il Barbarossa, che addirittura tenterà invano di trafugarne il corpo.

 

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