L’apparizione di Maria a Caravaggio
per chi non sa bene cosa accadde

A Caravaggio oggi è festa grande: ricorrono i 583 anni dell’apparizione di Maria a una donna che si chiamava Giannetta. Se fosse oggi, Giannetta sarebbe sulle prime pagine dei giornali, viste le violenze che quotidianamente le riservava il marito, tal Francesco Varoli, contadino ed ex soldato col vizio di alzare il gomito. Lei invece, nota in paese per i suoi virtuosissimi costumi e forte della promessa fatta all’altare che diceva “nella buona e nella cattiva sorte”, anziché reagire implorava Dio e la madre di suo figlio Gesù perché le dessero la forza di sopportare le umiliazioni e andare avanti. Di Giannetta si sa davvero poco: non si conosce la sua data di nascita e nemmeno quella di morte, non si sa se avesse figli o se fosse povera o ricca. I caravaggini dicono abitasse in Porta Vicinato, uno dei quattro rioni storici del paese, quello più vicino a dove oggi sorge il viale del Santuario, ma non ci sono documenti che lo attestino. Sta di fatto che l’apparizione di Maria a Giannetta è una delle prime avvenute negli ultimi cinque secoli e per questo è molto importante. Perché risale a molti anni prima di Lourdes e Fatima.

La storia di quel 26 maggio 1432. Il 26 maggio 1432 era un lunedì. Giannetta, più sconsolata del solito, era andata a falciare un prato poco lontano dal centro del paese, un paio di chilometri a sud. La frazione si chiamava Mazzolengo, sulla strada verso Misano. Alle cinque della sera, improvvisamente, mentre tutta trafelata portava fra le braccia i fasci di erba per il bestiame, le apparve una donna bellissima. Era talmente bella che Giannetta esclamò: «Maria Vergine!». Era lei e le rispose: «Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera».

Lì per lì Giannetta, poco più che 30enne figlia dell’operosità bergamasca, le disse che non aveva tempo, che doveva portare l’erba agli animali. Ma la donna bellissima le posò una mano sulla spalla e lei cadde in ginocchio. In un baleno, una sorgente di acqua mai esistita prima sgorgò vicino a Giannetta, esattamente dove la Vergine aveva lasciato l’impronta dei piedi. La fonte si rivelerà miracolosa e per questo meta incessante di pellegrini, soprattutto infermi e malati che cercavano sollievo. 426 anni prima di Lourdes.

Per la verità la zona dove la Vergine apparve era ricca di sorgive, tutte documentate, ma nel punto esatto dell’apparizione nessuno aveva mai trovato prima dell’acqua. Oggi quel sacro fonte, il luogo esatto dove Maria apparve a Giannetta, si trova sotto il Sacro Speco e ci si arriva da una porta laterale esterna del santuario. È un corridoio lungo una trentina di metri che culmina in una fontana dove attingere l’acqua che ancora oggi sgorga perpetua.

 

Santuario  di Caravaggio

 

Il Messaggio di Maria. Piangendo, la Madonna affidò alla veggente un messaggio di consolazione per la angherie subite dal marito, ma soprattutto un appello alla pace e diede a Giannetta il compito di convincere governanti e popolo che le guerra dovevano cessare, i Veneti dovevano far pace con i Milanesi e anche le divisioni nella Chiesa dovevano finire. All’epoca Caravaggio era territorio conteso tra Milano e Venezia. L’area era nota con il nome Gera d’Adda ed era un crocevia di saccheggi, lotte sanguinose, scorribande di compagnie di ventura. Entrare in possesso di queste terre significava controllare in campo militare ed economico le popolazioni delle pianure bergamasche e cremonesi. Da qui le lotte, gli assedi, le stragi. Solo sotto il dominio degli Sforza Caravaggio conobbe un periodo di relativa pace. Rimarrà Stato di Milano fino all’unità d’Italia, passando alla provincia di Bergamo nel 1861.

Così disse la Vergine a quella donna povera: «L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato. Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione». Ligia al dovere Giannetta eseguì quanto la Madonna le chiese, implorando le autorità di avviare accordi di pace duraturi. Si dice, anche se non vi è documentazione al riguardo, che incontrò Marco Secco, signore di Caravaggio, Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e fu infine condotta a Costantinopoli dall’imperatore Giovanni VIII di Bisanzio, presso cui auspicò un ricongiungimento della Chiesa greca con quella di Roma.

Il santuario oggi. Oggi Caravaggio è uno dei più importanti santuari mariani d’Italia. Esiste dal 1451 e da allora per molti secoli in sacrestia è rimasta appesa una pergamena che racconta l’apparizione a Giannetta. Fu il vescovo di Cremona, diocesi a cui appartiene Caravaggio, Cesare Speciano, in visita al santuario il 27 aprile 1599, a farla trascrivere come documento ufficiale dell’Apparizione stessa e di quanto avvenne in seguito. Ancora oggi è l’unico documento su cui ci si basa per la ricostruzione storica di quanto accadde quel 26 maggio.

Il santuario dedicato a Santa Maria del Fonte è il più visitato in Italia dopo quello di Loreto. Papa Giovanni Paolo II dal 19 al 21 giugno 1992 vi si recò in pellegrinaggio. Quel momento ha rappresentato e continua a rappresentare uno dei più grandi avvenimenti della storia plurisecolare del santuario. La Chiesa non ha mai beatificato Giannetta, ma a Caravaggio e per le migliaia di persone che frequentano il Santuario lei è da sempre la “beata Giannetta”.