Le Mura non hanno vinto da sole
Ecco le cinque fortificazioni sorelle

Le mura venete che costituiscono una delle meraviglie di Bergamo da ieri sono anche patrimonio dell’umanità, per la decisione presa dal comitato dell’Unesco riunito a Cracovia. Ma le mura bergamasche non sono da sole perché il riconoscimento è andato alle “Opere difensive veneziane tra XV e XVII secolo”. E se le mura nostre le conosciamo bene, è bene andare alla scoperta di quelle sorelle, che non sono solo in Italia, ma anche in Dalmazia, divise tra Croazia e Montenegro.

Il tratto comune. Cosa unisce queste potenti strutture difensive? Sono le prime strutture militari progettate “alla moderna”, perché dovevano proteggere dalla nuova arma devastante che aveva cambiato gli scenari bellici: la polvere da sparo. Sono sistemi bastionati, opere rese possibili da colossali operazioni di scavo, dotate di percorsi ipogei. Le principali preoccupazioni degli architetti di quegli anni erano rivolte alla protezione delle cortine (tratti rettilinei fra torre e torre, o fra bastione e bastione), il principale bersaglio delle artiglierie d’assedio, che potevano facilmente battere in breccia, cioè smantellare e rendere possibile un attacco di fanterie contro un semplice muro diritto, non importa quanto robusto.

 

 

Le mura sorelle in Italia. Per Venezia si trattava di proteggere i sempre crescenti domini di terraferma, ma anche quelli sulle coste. In Italia l’Unesco ha riconosciuto, oltre a Bergamo, Peschiera e Palmanova, in Friuli. Peschiera era passata sotto il controllo della Serenissima nel Quattrocento. Venezia decise di rinnovare le fortificazioni secondo i criteri adottati in quell’epoca, la cinta venne quindi terrapienata e bastionata. Lungo la cinta vennero inoltre aperte due porte, porta Verona e porta Brescia, poste quindi in direzione delle strade che conducevano alle due importanti città. Quelle che ammiriamo oggi e che proteggono ancora l’abitato storico di Peschiera sono però il frutto di numerosi interventi, sempre in ottica militare, fatti in particolare dagli austriaci.

Palmanova, in Friuli, è un vero gioiello, per via della sua straordinaria forma a ennagono, con tre cerchi di mura. Le prime due costruite dai veneziani, la terza invece fatta costruire da Napoleone. L’insieme rende Palmanova simile a una spettacolare stella. Tanti investimenti per le strutture difensive fanno capire quanto fosse strategica questa fortezza, che proteggeva il confine orientale, in un territorio che si insinuava nei domini asburgici. Per capire le dimensioni dell’investimento bisogna sapere che il materiale necessario per questi lavori fu tanto ingente, da richiedere ben 50mila carri di pietre.

Le mura sorelle non italiane. Scendendo lungo l’Adriatico incontriamo le città di mare fortificate: prima tra tutte Zara che aveva un ruolo primario e venne dotata di una possente cinta di mura, che rimase intatta per molti secoli finché in epoca austriaca fu destinata a passeggiata. La possente Porta Terraferma, eretta nel 1543 su disegno di Michele Sanmicheli, è il più bel monumento rinascimentale della città. A Sebenica, in Dalmazia le mura si allungavano in modo spettacolare dai rapidi pendii sin quasi dentro il mare per difendere la città dagli Ottomani: quelle che scendono dalla fortezza di San Michele sono state in gran parte conservate. Infine c’è Cattaro, in Montenegro, una delle poche città dell’area mediterranea ad aver conservato integro fino ad oggi il suo sistema di fortificazioni. Le mura costruite dai veneziani hanno uno sviluppo di 4,5 chilometri, l’altezza che in alcuni punti raggiunge anche 20 metri e uno spessore che varia dai 2 ai 16 metri. I veneziani sapevano pensare in grande.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.