Il leader storico del sociale
sarà il nuovo presidente dell’Abf

Ha uno sguardo tranquillo e una folta barba bianca, di quelle che ti fanno subito pensare alla saggezza. In realtà, Daniele Rota, è una persona che ha fatto della praticità e del “fare” il suo pane quotidiano. Un tipico bergamasco insomma, e che a Bergamo rappresenta una delle principali figure del cosiddetto sociale. Da quasi 30 anni lavora nel mondo delle cooperative e apre nuove strade per chi, apparentemente, di strade non ne ha più. A breve inizierà un nuovo capitolo di questa sua trentennale avventura, come presidente di Abf (Azienda Bergamasca Formazione), ente gestito dalla Provincia di Bergamo e braccio operativo di via Tasso nell’ambito della formazione professionale e dei servizi all’impiego nel più ampio contesto delle politiche attive del lavoro.

Da 30 anni nel sociale. Classe ’57, sposato e con tre figli, dopo gli studi chimici e 4 anni come rappresentante di commercio, nel 1986 decide di dare una svolta, netta, alla sua vita, iscrivendosi alla scuola per educatori e iniziando a gestire un centro di aggregazione giovanile con il comune di Ponte San Pietro, legato al primo centro nato sul territorio bergamasco, a Dalmine, aperto da Emilio Maier. Oggi li conoscono tutti i centri di aggregazione giovanile, ma allora erano solo un progetto di sperimentazione che successivamente, dati i buoni risultati, si sono radicati sul territorio diventando una realtà stabile e riconosciuta dalla Regione. All’interno del centro di aggregazione giovanile di Ponte San Pietro, Rota è rimasto fino al 2000, vivendo quindi l’evoluzione dei centri e il loro sviluppo. Il progetto era stato ideato e seguito dalla Cooperativa Alchimia, in cui, sin da subito, Rota inizia a muovere i suoi primi passi nell’ambito gestionale. Operare nel sociale non significa solo curare gli aspetti educativi, serve anche un complesso piano organizzativo, di gestione delle risorse, in cui Rota si dimostrò sin da subito capace. Arrivò così ad essere prima presidente della Cooperativa Alchimia e, tutt’oggi da 15 anni, direttore.

Per circa 6 anni, dal 1994 al 2001, Rota ricopre anche la carica di presidente di Sol.co Bergamo, la più grossa rete di cooperative sociali, radunando sotto di sé quasi 70 cooperative presenti sul territorio. Oggi, Solco Bergamo, s’è suddiviso in quattro diversi consorzi territoriali e Rota è membro del Cda del consorzio Solco Città Aperta, uno dei quattro.

«Io, imprenditore sociale». Nonostante il suo grande impegno nel sociale, Rota è un uomo estremamente pragmatico: sa che, per poter ottenere dei risultati nel suo settore lavorativo, non possono bastare le belle idee, ma serve anche un approccio imprenditoriale. Alla domanda se si sente più imprenditore o operatore sociale sorride, si gratta la barba e risponde: «imprenditore sociale, ma con stipendio da operatore sociale».

La Cooperativa Alchimia di Rota fattura, ogni anno, 3 milioni e mezzo di euro, dando lavoro a oltre 200 persone: numeri da far invidia a tante realtà aziendali. Nel settore privato, un dirigente in grado di portare a casa questi numeri sarebbe lautamente ricompensato, ma nel terzo settore non funziona così: il fatturato va immediatamente reinvestito per permettere alla cooperativa di crescere, di avviare nuovi progetti, di fare spazio, magari, a nuovi dipendenti. E così un dirigente del sociale, soprattutto in tempi come quelli odierni, porta a casa tra i 1.500 e i 1.800 euro al mese.

Un mondo ricco di floride realtà economiche. Rota è molto attento a sottolineare come, il mondo delle cooperative, non sia più un mondo legato all’assistenzialismo come poteva apparire fino a qualche anno fa e come ancora oggi, nell’immaginario collettivo, è spesso identificato. Le buone idee, la volontà e la capacità di offrire aiuto alle persone, devono dare vita «a un prodotto vendibile sul mercato, in grado di portare risultati e fruttare, altrimenti è tutto inutile». La logica con cui si gestiscono tante attività del terzo settore è una logica aziendale e così dev’essere: «Pensiamo alla Coop, ma anche alla Conad, alla Del Monte, alla Melinda: son tutte cooperative. Il nostro mondo è ricco di realtà economiche importanti. Non ci si può solo basare su ciò che ti arriva dal pubblico, che dati i tempi è poca roba. Se si vuole fare qualcosa di concreto bisogna investire, reinvestire, scommettere». Sembra di sentir parlare un manager, ma in realtà Rota guarda con gli occhi del pragmatismo il suo lavoro: se si vuole dare un’opportunità a tanti giovani e cassaintegrati, se si vuole offrire un’alternativa a chi, purtroppo, fatica sempre più ad averne, bisogna rimboccarsi le maniche e programmare, passo dopo passo, ogni iniziativa futura. Anche nel terzo settore.

L’importanza della formazione. Il futuro compito di presidente di Abf (ruolo che non prevede remunerazione), si aggiungerà quindi agli altri che attualmente Rota ricopre. Un ruolo di supervisione dell’attività dell’ente, più che di gestione diretta, che gli permetterà però di portare in questo delicato campo la sua notevole esperienza in campo giovanile. L’attività di formazione professionale, infatti, negli ultimi anni è diventata sempre più importante: se prima dello scoppio della crisi “l’insegnare un mestiere” era visto come un ripiego per i giovani meno portati allo studio, oggi avere dei percorsi formativi concreti e ben indirizzati è fondamentale per offrire nuove opportunità, sia ai soggetti che li intraprendono che alle società che necessitano di figure specializzate. Rota è stato scelto dal presidente della Provincia, Matteo Rossi – sensibilissimo al tema della formazione professionale che considera “la scuola di serie A” – dopo che il suo curriculum è giunto in via Tasso insieme a quello di molti altri candidati. Rota condivide con Rossi la stessa appartenenza al Partito Democratico, al quale è tesserato da tre anni. Occupandosi di sociale, ha sempre avuto a che fare con la politica, trovandosi a trattare e collaborare con amministrazioni di ogni schieramento politico. Oggi la sua speranza è che la tanto attesa riforma del terzo settore presentata dal premier Matteo Renzi vada in porto, anche perché il terzo settore è uno dei pochi campi economici italiani che stanno funzionando, seppur non coi numeri di qualche anno fa, ma che continua a essere in crescita.

Che cosa è l’Abf. L’Azienda Bergamasca Formazione è una delle principali realtà scolastiche del territorio. Gestisce corsi di istruzione e formazione professionale, finanziati dalla Regione Lombardia, per adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Al termine dei tre anni di corso assegna una qualifica professionale. I corsi consentono l’accesso alla IV annualità finalizzata all’ottenimento del Diploma Tecnico Professionale e quindi la frequenza della V annualità che consente l’iscrizione all’Università. Abf si occupa anche di orientamento scolastico dopo la terza media e di orientamento al lavoro per disoccupati e persone a rischio di perdita del posto di lavoro, di corsi di qualificazione di adulti già occupati e di riqualificazione professionale. La sede centrale è a Bergamo in via Gleno, sedi perferiche sono ad Albino, Clusone, Castel Rozzone, Curno, San Giovanni Bianco, Trescore e Treviglio.