Leggendaria storia di Fort Alamo
Adesso che è patrimonio Unesco

Questo sarebbe uno di quegli articoli da leggere con la musica sotto. La musica del Deguello, che comunque potete ascoltare qui sotto. Ci sono anche le figure. E quella di The Green Leaves of Summer, cantata da Frankie Avalon (qui), che fu il tema del film La Battaglia di Alamo (The Alamo), diretto e interpretato da John Wayne. Il più famoso yankee di Hollywood era Davy Crockett, il mitico cacciatore col cappellino delle Giovani Marmotte, eroe della saga americana come Giovannino Seme Di Mela, Captain America e altri meno famosi. Frankie Avalon era invece Smitty, il ragazzino mandato ad avvertire il generale Houston (quello che ha dato il nome alla città col centro spaziale, a poca distanza da Fort Alamo) e che tornò in tempo per vedere la polvere.

 

 

Quando i cattivi del generale e dittatore messicano Antonio López de Santa Anna scatenarono l’attacco finale, quelli dentro al forte morirono tutti. Si salvarono solo in tre: la moglie del capitano Dickinson, la loro figlia e un negretto di quelli che un tempo mettevano sulle scatoline per le missioni. E i messicani tributarono loro l’onore delle armi. Chissà cosa se ne facevano, i poveretti, di quell’onore. Il film è la ricostruzione molto americana della battaglia e dell’assedio che nel febbraio-marzo del 1836 oppose le forze messicane a quelle texane, durante la guerra per l’indipendenza dello stato della Lonely Star, la stella solitaria.

Fort Alamo era però nato come missione spagnola secoli prima. E qualche giorno fa è diventato patrimonio Unesco. «All’indomani dell’annuncio proveniente da Bonn Susan Snow, archeologa del Parco Storico Nazionale delle Missioni di San Antonio, ha dichiarato che questa zona del Texas rappresenta «la pura essenza del gran crogiolo di culture degli Stati Uniti». E ha aggiunto che «queste missioni sono un esempio vivente di scambio culturale che ha unito indigeni, spagnoli, messicani e le altre presenze che caratterizzano il Sud del Texas oggi», scrive Terredamerica.com, ricostruendo l’intera vicenda della missione e annunciando il passaggio della cura del sito archeologico dalle Figlie della Repubblica del Texas – l’associazione di donne discendenti in linea diretta dalle famiglie e dai soldati della rivoluzione,  che lo hanno custodito fino ad oggi – alle dirette dipendenze del Texas General Land Office (GLO).

Clicca sull’immagine per fare un tour virtuale a Fort Alamo.
E per scoprire com’era la fortezza nel 1836.

Fort Alamo

 

Perché alla fine il Texas vinse. Nell’aprile dello stesso anno, quindi a nemmeno due mesi dalla carneficina, il generale Sam Houston – che diverrà anche il primo presidente del Texas – attaccò le truppe di quel bastardo di Antonio López de Santa Anna, e le mise in fuga. È la famosa battaglia di san Jacinto, località poco a nord di Houston (Tutti i particolari qui). Lo stesso generale messicano fu catturato e costretto a firmare la Dichiarazione di Indipendenza del Texas, Stato che nove anni dopo entrerà a far parte degli Stati Uniti, nemmeno a dirlo, d’America.

Oggi il sito della battaglia perduta, con quel che resta della chiesa della missione, si trova all’interno della città di San Antonio ed è considerato il più importante luogo turistico del Texas. E non ha niente a che fare – lo diciamo perché ogni tanto ce lo chiedono – con un altra Alamo, Alamogordo, che si trova però  nel New Mexico e che fu il luogo in cui fu realizzato il primo test sulla bomba atomica. Ci vogliono nove ore di macchina per andare dall’uno all’altro. Ultima informazione utile: alamo, in spagnolo, vuol dire “pioppo”; alamogordo “il pioppo ciccione”.

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