Il Leonardo da 450 milioni è arabo
e finirà nel Louvre di Abu Dhabi

Segnatevi il nome: Mohammed bin Salman. Per facilitarvi potete ricordarlo con l’abbreviazione MBS come fanno ormai tutti i media, americani per primi. Il fatto che, come ha scoperto il Washington Post, sia lui l’acquirente del quadro più costoso della storia, il Salvator Mundi attribuito a Leonardo e strappato alla concorrenza al prezzo record di 450 milioni di dollari, è solo un dettaglio. MBS in realtà è sopratutto l’erede al trono dell’Arabia Saudita, è artefice di tutte le innovazioni in senso liberale a Riad (le donne alla guida delle auto, l’arresto per corruzione di decine di esponenti della famiglia reale); e c’è lui dietro la strategica alleanza con il più grande museo del mondo che ha portato alla faraonica apertura del Louvre ad Abu Dhabi, la capitale dei confinanti Emirati Arabi Uniti.

 

 

La costruzione del Louvre arabo è costata un miliardo di dollari, comprese le royalties che sino al 2037 gli Emirati si sono impegnati a pagare a Parigi per l’uso del nome. Da Parigi sono arrivati in comodato anche capolavoro assoluti come la Belle Ferronière di Leonardo: al fianco della quale tra breve si farà spazio anche per il Salvator Mundi. Che dietro questa operazione ci fosse il Louvre lo si era capito quando il direttore del museo francese, Jean-Luc Martinez, aveva fatto capire che c’era la possibilità di avere il quadro di Leonardo a Parigi per il 2019, per il quinto centenario della morte del genio. È infatti la cosa sembra più che probabile. Il museo francese del resto possiede 5 opere sulle 15 “mobili” attribuibili a Leonardo.

 

 

L’operazione messa a segno da MBS è una vera operazione di strategia politica e insieme culturale. L’aver voluto una dependance del Louvre in terra araba ha un valore che va ben al di là dell’attrattività turistica. È il segno di una volontà di abbattere i muri e di aprirsi alle altri Grande culture del mondo, in primo a quella occidentale. Che poi il soggetto per il quale il principe erede al trono dell’Arabia Saudita sia un soggetto che più cristiano non si può è altra cosa che deve far pensare. Leonardo d’Arabia, com’è stato ironicamente ribattezzato l’autore del Salvator Mundi (molti critici sono scettici sulla sua reale paternità leonardesca), diventa così ambasciatore di una strategia che vede Abu Dhabi porsi in alternativa alla linea più integralista perseguita dal nemico Qatar.

Non a caso sul grande e fantasmagorico viale che porta all’area degli investimenti culturali ad Abu Dhabi, l’isola di Saadiyat, campeggia una grande scritta che non lascia spazio ad equivoci: «See humanity in a new light». Lo stesso presidente francese Macron ha sottolineato l’importanza di questa nuova strategia di Riad: in occasione del viaggio ad Abu Dhabi per l’inaugurazione del Louvre d’Oriente, ha allungato la rotta per recarsi proprio da MBS in Arabia Saudita. In quei giorni il principe aveva dato fondo alla sua offensiva di pulizia dei corrotti, ma poi aveva lanciato un pesante attacco all’Iran, mettendo in imbarazzo il presidente francese. Chissà se il Salvator Mundi saprà mettere parole di pace…

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