L’importanza di chiamarsi Giuseppe

Il destino di chiamarsi Giuseppe. In Italia questo destino è condiviso secondo l’Istat da 1.751.850 persone (dati 2014). Nome maschile più diffuso in Italia, nelle sue tante varianti: Bepi, Beppe, Pinuccio, Geppe, Geppino, Peppe, Peppino, Pino. Un nome che batte anche i popolarissimi Giovanni, e Antonio, senza per altro poter far molto conto sulla variante femminile, ferma sui 250mila casi. Solo Maria lo sopravanza, ma questo era scontato e un po’ nell’ordine delle cose, visto com’erano andati i fatti 2016 anni fa… Giuseppe è però un nome in scontato declino, come succede per tanti nomi classici. Nel 2014 nella graduatoria dei nomi più scelti per i nuovi nati era al 14esimo posto. Nome di un’altra Italia. Forse. Perché Giuseppe è comunque nome globale, esiste in tutte le lingue, in particolare in quelle di immigrazione; arabo compreso nella tante varianti di Yousef, Youssef, Yusuf, Yussuf. Quindi è presumibile che nei prossimi anni si abbia una ripresa. Una rivincita rispetto ai nomi un po’ di “plastica” che oggi troppo spesso le coppie nostrane danno ai loro figli.

Giuseppe è inoltre un nome molto ecumenico. Ovviamente riveste un bel ruolo per i cattolici. Ma la radice è tutta ebraica: Josef infatti significa “accresciuto da Dio”. Bellissimo significato, che si attaglia perfettamente al profilo del padre putativo di Gesù (uno che pochi altri si è lasciato guidare da un altro…). Ma che deve la sua ragione all’altro Giuseppe biblico, un tipo in realtà ben più intemperante, il figlio di Giacobbe venduto dai suoi fratelli. Uno che anche la chiesa ha fatto santo, benché sia venuto prima di Gesù. Pochi lo sanno, ma la sua festa è il 4 settembre.

Quel che si può dar per sicuro è che il nome Giuseppe ha un buon feeling con il Padreterno: pensate che i santi con questo nome sono ben 21, a cominciare da quello che si festeggia il 19 marzo, cui si aggiungono 10 beati. Si inizia subito, il 1 gennaio con san Giuseppe Maria Tomasi, che visse tra 600 e 700 ma che è santo di nomina abbastanza fresca: è stato proclamato da papa Wojtyla nel 1986. Si finisce il 17 dicembre, con san Josep Manyanet i Vives, catalano, morto nel 1901, a cui si deve l’idea della Sagrada Familla. Anche lui santo grazie a Giovanni Paolo II. In mezzo ce ne sono di ogni epoca e di ogni regione del mondo, come Joseph Mukasa, santo ugandese o san José Maria Dias Sanjurio martire a Nam Dinh, in Vietnam.

Giuseppe poi è un nome che garantisce una particolarissima propensione. La propensione al sogno. Era una specialista in materia il Giuseppe biblico, che usava le visioni notturne per lanciare precisi messaggi, a volte un po’ minatori. Seminò panico tra i suoi fratelli con il sogno del covone che si alzava in piedi e davanti al quale tutti gli altri erano venuti ad inginocchiarsi. Ovviamente i fratelli perplessi, o forse invidiosi, iniziarono a odiarlo. Molto più miti i sogni dell’altro Giuseppe, quello che aveva accettato di fare ciò che nessun altro maschio avrebbe mai accettato: sposare una donna incinta di un altro. Quel Giuseppe era uomo che non parlava molto (non c’è una sua parola nei Vangeli), ma che sognava spesso e in modo molto saggio. Erano sogni che fornivano la chiave per i risolvere i problemi, come la volta che gli arrivò il messaggio di levare le tende e andarsene da Israele per non incappare nel disegno malvagio di Erode. Del resto se, come dice il nome, ci si deve lasciare guidare da un altro, bisogna pure che quest’altro in qualche modo dica dove andare…

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.