L’instancabile Amalia Ercoli Finzi
Ingegnere con la testa nello spazio

Determinata, rivoluzionaria ai suoi tempi e ugualmente incredibile oggi, Amalia Ercoli Finzi è una vera e propria forza della natura, che fa onore alla Bergamasca e all’Italia intera. Pur abitando da più di 30 anni a Sotto Il Monte, questa piccola grande donna è nata nel 1937 in provincia di Varese, ma ha vissuto per diverso tempo anche a Milano insieme al marito Filiberto Finzi e ai suoi figli. Nonostante in quel periodo la morale comune vedesse la donna come la vestale della casa e della famiglia, lei aveva in mente un futuro ben diverso per se stessa: «Sono stata una tra le prime ragazze in Italia a frequentare il liceo scientifico, che allora era una scuola prevalentemente maschile – ha raccontato – Nella mia classe, per capirci, c’erano soltanto cinque femmine su 52 alunni totali». E ha continuato: «Poi, al momento di iscrivermi all’università, i miei genitori volevano che diventassi una matematica, ma io ho preferito frequentare la facoltà di ingegneria aeronautica. Quello che a me interessava davvero, infatti, era capire come funzionano le cose nel concreto».

Mondo maschile. Entrata nel mondo del Politecnico di Milano, la Finzi capì che anche qui a dominare erano gli uomini: ancora una volta, a seguire il suo corso c’erano solo cinque ragazze, su un totale di 650 studenti. E lei è stata la prima donna a ottenere una laurea in questa università, col voto, tra l’altro, di 100 e lode. «Correva l’anno accademico 1960/1961 – ha ricordato lei – e nello stesso anno mi sono sposata, dando vita ad una famiglia bellissima». Come l’ha definita lei, un vero e proprio «capolavoro»: «Ho messo al mondo quattro maschi e una femmina. Sono orgogliosa dei miei figli perché sono diventati dei bravi ragazzi e credo che in questo modo io abbia contribuito al bene della società».

Missione Rosetta. Dopo aver concluso gli studi, la Finzi ha iniziato la sua carriera tenendo il corso di meccanica aerospaziale nella sua università e diventando poi professoressa ordinaria e ricercatrice: «All’inizio mi ero interessata di aeroplani – ha specificato – poi sono passata allo spazio. Ho progettato diversi strumenti e fatto esperimenti, come quello sui liquidi immiscibili che ha funzionato benissimo, perché insieme ai miei colleghi ho dimostrato che due fluidi che sulla Terra non si mischiano, se si trovano nello spazio lo fanno». Così pian piano si è fatta strada, diventando una scienziata, accademica e ingegnere di portata internazionale e lavorando anche per la Nasa, oltre che per le agenzie spaziali italiana (Asi) ed europea (Esa). In particolare, è ricordata come la «mamma» della sonda spaziale Rosetta, una missione tutta europea cominciata nel 2004 e conclusasi dodici anni dopo che ha avuto come scopo quello di studiare una cometa: «È stata l’ultima missione a cui io abbia preso parte – ha dichiarato lei, che ne era il responsabile scientifico – Rosetta è stato un importante esempio di buon funzionamento dell’Europa. Ci abbiamo lavorato in duemila persone e abbiamo dimostrato che tra di noi si può andare d’accordo e avere successo».

Duro fare la mamma. Certamente ricoprire un ruolo lavorativo così importante e allo stesso tempo essere una mamma presente non dev’essere stato per niente semplice: «Non ho avuto una vita facile – ha confessato – Quando, infatti, i figli delle altre avevano l’influenza, era colpa del freddo. Quando invece erano i miei ad avere la tosse, allora era colpa mia». «Per fortuna, però, oggi le cose stanno cambiando e c’è più sensibilità verso le donne», ha detto sollevata. Ma a quei tempi, per affrontare le difficoltà che le si presentavano davanti e che spesso le sbarravano il cammino, la Finzi si creò una filosofia tutta sua, una ricetta che potesse essere utile a qualsiasi donna. E l’ha chiamata «legge dei tre metalli», secondo la quale, innanzitutto, le donne devono avere una salute di ferro. A questo proposito, la donna ha raccontato un aneddoto molto simpatico: «I miei figli sono nati sempre nel fine settimana; quindi io lavoravo fino al venerdì, nel weekend partorivo, stavo in ospedale per qualche giorno e poi riprendevo la mia routine quotidiana». Il secondo segreto, poi, è avere i nervi d’acciaio: «Le donne sono sempre osservate e spesso criticate – ha detto lei con grande saggezza – Quindi dobbiamo essere robuste psicologicamente e interessarci solamente del giudizio di chi ci fidiamo». Infine, il terzo e ultimo ingrediente per il successo è avere un marito d’oro, che come ha voluto specificare lei «non è quello che ti aiuta in casa, ma colui che ti incoraggia e ti aumenta l’autostima».

Lavora ancora. A 81 anni, oggi Amalia Ercoli Finzi non ha ancora smesso di darsi da fare. Andata in pensione circa una decina di anni fa, ogni giorno fa avanti e indietro da Milano per proseguire le sue ricerche al dipartimento di scienza e tecnologia aerospaziale del Politecnico: «Attualmente sto facendo degli studi sul pianeta Marte, in particolare su come farvi atterrare un equipaggio umano, e anche sulla Luna, dove vorremmo riuscire a realizzare un orto botanico. Inoltre, continuo ad essere il delegato italiano di «Horizon 202», il programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione da quasi due miliardi di euro, che è cominciato nel 2014». Una donna, dunque, la Finzi, che con i suoi studi e il suo ingegno ha reso grande il nome dell’Italia in tutto il mondo e che tuttora si sta spendendo per la crescita scientifica dell’umanità.

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