Lo spumante che matura sui fondali
(e il mistero del produttore rivale)

Sono a qualche anno fa Pierluigi Lugano era semplicemente il titolare di una frequentata enoteca di Chiavari, l’enoteca Bisson. Oltre a vendere produceva vini di qualità, da uve tipiche del Levante Ligure, delle Cinque Terre, e un pizzico di Barbera e Dolcetto storicamente presenti in zona. Le cose andavano bene, ma lui aveva un progetto nel cassetto: realizzare uno “spumante”, meglio, un metodo classico, con una tecnica del tutto innovativa e decisamente insolita.

Pierluigi Lugano e il suo vino degli Abissi. Infatti, nella sua conoscenza da enologo, aveva notato che gli antichi relitti dei galeoni in fondo al mare, «più volte avevano restituito prodotti alimentari, vino compreso, ottimamente conservato e dalla caratteristiche organolettiche intatte», come lui stesso racconta. Di qui l’idea di usare il fondale marino come cantina per l’invecchiamento del suo spumante. Aveva studiato tutto e stabilito che la profondità perfetta era a 60 metri, dove le bottiglie avrebbero trovato una temperatura costante di 15 gradi. A maggio 2009, le prime 6500 bottiglie del vino dell’annata 2008, una cuvée di Bianchetta Genovese e Vermentino, grazie alla collaborazione dell’Area Parco Marino di Portofino, furono calate in località Cala degli Inglesi, dentro casse d’acciaio appositamente studiate. Dopo 18 mesi le bottiglie vennero fatte riemergere, etichettate con il nome che più appropriato non poteva essere di “Abissi”, e vennero messo sul mercato.

 

 

Successo immediato, tanto che l’anno dopo Lugano con la figlia Marta, che lo seguiva in questo pazzo progetto, decise di raddoppiare le quantità, aggiungendo anche un Rosé. Persino il New York Times si accorse di questo viticoltore stravagante, dedicandogli un articolo. Da allora in tanti, anche sulla costa francese hanno tentato di imitare il suo metodo, senza però riuscirci. Difficile replicare l’ecosistema scovato da Lugano e fatto di penombra, contropressione e una serie di fattori favorevoli a un armonica maturazione dei vini.

Un concorrente misterioso. Sinché quest’anno è venuto allo scoperto un competitore più agguerrito, come rivela in questi giorni La Stampa. Infatti la Jamin srl, una società di Recco, si è fatta avanti per ottenere il permesso di ancorare nel mare di Portofino una trentina di gabbie per bottiglie. Lugano, che nel frattempo ha spostato le sue cantine sottomarine nel golfo di Sestri Levante, ha però mantenuto la concessione demaniale anche nel Golfo di Portofino. Ma il mare è grande ed evidentemente è difficile non trovar spazio a questa nuova società che ha avanzato regolari permessi, ottenendo un quasi definitivo via libera (manca solo l’ok dell’Area Parco Marino). Lugano si è protetto depositando il brevetto per il suo metodo.

 

 

Ma ancora non è chiaro quali siano i progetti di questo concorrente spuntato dal nulla. Anche perché il titolare della Jasmin è un personaggio del tutto nuovo al mondo dei vini, ma era titolare di un’officina per sostituzione dei vetri di auto a Cogorno. Il problema è cha tra i soci, come rivela La Stampa, c’è anche Massimilano Gorrino, ex pallanuotista, e titolare di un’impresa di sub che cura la delicata immersione delle casse di vino di Pierluigi Lugano. Insomma quasi un giallo. Vedremo le prossime puntate. E in città si favoleggia che dietro questi incursori ci sia addirittura lo zampino di Vladimir Putin, che ha voluto Abissi per la sua sofisticatissima cantina.

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