Locatelli, l’angelo bergamasco
che salva i bambini (e tifa Atalanta)

Bergamasco, 57 anni, Franco Locatelli è il primario di oncoematologia pediatrica e medicina trasfusionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in Piazza Sant’Onofrio a Roma, un fondamentale punto di riferimento per la cura della leucemia e degli altri tumori che colpiscono i bambini. La sede del Bambin Gesù è in territorio italiano, ma è sotto la giurisdizione del Vaticano, in area extraterritoriale. Il motto del l’Ospedale, fondato nel 1869 dalla famiglia Salviati, è: «Curare i malati, servire gli infermi». Conta ottocento posti letto, registra 33mila ricoveri all’anno. Locatelli si è laureato nell’85, a Pavia: 110 e lode in medicina e chirurgia. Successivamente, si è specializzato in pediatria ed ematologia; è stato Honorary Clinica Visitor presso l’Hammersmith Hospital di Londra dove ha studiato le tecniche di trapianto del midollo osseo. Luminare di fama internazionale, Locatelli è docente all’Università di Pavia (dal 2005 professore associato; dal 2007, professore ordinario). Autore di oltre cinquecento articoli pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche mondiali, prima di trasferirsi nella capitale. Locatelli è stato direttore del reparto di Oncomeatologia pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia.

 

Riccardo se lo ricorda come se fosse adesso. «Collegio Convitto Cesare Battisti di Lovere, anno scolastico 1971-’72 , scuola media, classe seconda. Compito in classe di matematica, tempo a disposizione: due ore. Io lo consegno sul filo di lana. Franco, il mio compagno di banco, dopo 25 minuti. Naturalmente prende 10. Naturalmente, perché è un genio. Anche se ha soltanto dodici anni. Adesso lo hanno capito in molti». Riccardo di cognome fa Conti. Franco, di cognome fa Locatelli. Riccardo è il titolare di un brillante studio commercialistico a Lovere insieme con il fratello gemello Giacomo, che al Battisti era nella stessa classe.

Franco, invece, è diventato un angelo. L’Angelo della Speranza per i piccoli pazienti ammalati di leucemia ricoverati al Bambin Gesù. Uno fra questi è stato salvato dal cancro al sangue grazie alla terapia genica sperimentata dall’équipe dell’ex studente che, alle medie, consegnava i compiti in classe a tempo di record e prendeva dieci. Oggi tutto il mondo della ricerca ematologica contro il cancro parla di lui. In campo medico, il suo lavoro e i suoi risultati hanno suscitato un’eco mondiale.

 

 

Terapia rivoluzionaria. Tecnicamente, il bimbo, che era considerato inguaribile, ha ricevuto l’infusione di una cura genica: trenta giorni dopo, le cellule tumorali leucemiche sono scomparse dal suo sangue e dal suo midollo. Il bimbo è guarito ed è tornato a casa. Ha spiegato con cognizione di causa, Melania Rizzoli su Libero: «I medici e i ricercatori del team di Locatelli hanno prelevato i linfociti T del piccolo paziente, le cellule cioè fondamentali della risposta immunitaria, li hanno modificati geneticamente attraverso un recettore chimerico sintetizzato in laboratorio chiamato Car (Chimric Antigeni Receptor) il quale ha potenziato i linfociti e li ha resi in grado, una volte reinfusi nel paziente con una semplice flebo, di riconoscere e staccare tutte le cellule tumorali presenti nel sangue e nel midollo, fino a distruggerle ed eliminarle completamente.

Cioè un bambino per il quale si era persa ogni speranza, considerato inguaribile e nel quale ogni chemioterapia classica aveva fallito, come pure il trapianto di midollo eseguito, con questo nuovo trattamento oggi invece sta bene, è sano e può tornare a vivere la sua vita lontano dagli ospedali… L’approccio adottato dai nostri ricercatori differisce parzialmente da quello sperimentato nel 2012 al Children Hospital di Filadelfia, perché nel percorso della modificazione genetica è stato inserito anche una sorta di gene “suicida” (C9) attivabile in caso di eventi avversi, in grado di bloccare l’azione dei linfociti modificati, realizzando in tal modo un vero e proprio farmaco biologico completo, di attacco e difesa, pronto a ogni evenienza, sintetizzato interamente a l l’interno dell’Officina Farmaceutica del Bambin Gesù».

 

 

L’umiltà di un grande. Anche chi non è medico e ha scarsa dimestichezza con l’ematologia, capisce al volo la straordinaria importanza del lavoro di Locatelli. Gli parli e, subito, ti colpisce l’umiltà di un Grande, qual è il Professore. Attacca: «Io e lei abbiamo una cosa in comune, sa?». Lo so: l’Atalanta. Lui ride di gusto: «La passione mi ha preso quando avevo dieci anni e non è più andata via. Mio padre, Santo, medico con studio in via Tasso e in Borgo Santa Caterina, mi portò per la prima volta allo stadio e da allora, dovunque sia stato, quando c’è il campionato o ci sono le coppe, la prima cosa che chiedo è: che cosa ha fatto l’Atalanta? Al Bambin Gesù, peraltro, c’è una tradizione nerazzurra: il mio predecessore, il professor Franco Mandelli, uno straordinario ematologo, è atalantino pure lui. Uno dei miei migliori amici è Pietro Serina, giornalista de L’Eco di Bergamo: lui capisce di calcio molto più di me. Io sono solo un tifoso: i miei assistenti dicono che, quando arriva il lunedì, ancora prima di incrociarmi sanno prevedere se io sarò o non sarò di buonumore: dipende dal risultato dei nerazzurri.

«Basta spararsi sui piedi». «Come bergamasco sono orgoglioso di questa squadra, di questa società che onora Bergamo e l’Italia in Europa. Vede, nel calcio come nella medicina e, mi creda, questo non è un esercizio retorico, dovremmo smetterla di spararci sui piedi. Di eccedere con il vittimismo e con l’eccesso di autocritica. Il nostro Paese è assillato da molti problemi, nessuno lo nasconde, ma è anche molto ricco di pregi. Prenda il sistema sanitario nazionale: l’Italia è rimasta una delle poche nazioni al mondo dove cure sofisticate e costose sono a disposizione di tutti, indistintamente. Ciò che abbiamo realizzato al Bambin Gesù non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato l’investimento dell’ospedale, se non avessimo avuto il supporto del ministero per la Salute, della Regione Lazio, dell’Associazione italiana per la ricerca contro il cancro, se non ci fosse stata l’Officina Farmaceutica, se non fossimo stati credibili».

 

 

«Il cancro si puà vincere». Il Professore e la sua équipe di specialisti e di ricercatori hanno cominciato a lavorare il 31 maggio 2016 nel nuovo reparto Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari, una struttura unica in Europa, ufficialmente inaugurata quel giorno: 300 metri quadrati di spazi dedicati, posti letto ad alta tecnologia nelle stanze in completo isolamento ambientale per i bambini affetti da leucemie acute e malattie genetiche (talassemie, anemie di Fanconi, immunodeficienze gravi) che richiedano trapianti di cellule staminali emopoietiche. Locatelli annota con legittimo orgoglio: «Il Bambin Gesù effettua il più alto numero di trapianti di midollo in Europa. Ogni anno sono circa 140-150, un quarto dell’attività trapiantologica dell’intero Paese».

Locatelli batte e ribatte sul tasto dell’efficienza, dello studio, del gioco di squadra: «Quando abbiamo iniziato la nostra ricerca, sapevamo che si trattava di vincere una scommessa, prima di tutto con noi stessi che abbiamo sempre creduto fortemente di raggiungere il traguardo. La mia non vuole essere né un’auto celebrazione né un elogio fine a se stesso. Il Bambin Gesù non ne ha bisogno. Al Bambin Gesù, ogni giorno cerchiamo di onorarne lo spirito fondatore: “Curare i malati, servire gli infermi”. Il cancro non è un nemico invincibile. Il cancro si può vincere. E quando riusciamo a vincere una battaglia come questa, subito pensiamo alla prossima». Entro la fine dell’anno, ha anticipato Cristina Pantaloni sull’agenzia di notizie Meridiana, al Bambin Gesù, l’équipe di Locatelli «curerà pazienti con leucemia linfoblastica acuta o affetti da tu mori solidi come il neuroblastoma che, non rispondendo alla chemioterapia, necessitano di approcci di immunoterapia cellulare». Tradotto in soldoni: per la prima volta potranno essere curati bambini che, sinora, non avevano altre possibilità di guarire.

 

 

«Mai smettere di studiare». Il professore ha mille cose da fare in ospedale, ma non ha mai rinunciato all’insegnamento. «All’Università di Pavia, l’ateneo dove mi sono laureato, tengo esami e lezioni con regolarità. Il rapporto con gli studenti è linfa vitale per me: arricchisce la mia vita e la mia preparazione. A loro, amo ripetere: non smettete mai di studiare. Mai». Il Professore è un socratico: applica a se stesso il principio della “docta ignorantia” (Platone, Apologia): l’equilibrio fra la grande fiducia nella ragione e l’altrettanto grande consapevolezza della propria ignoranza sorregge la lotta quotidiana per salvare la vita dei bambini che si affidano a lui.

Un angelo per i bambini. Nei tempi barbari che viviamo, è un onore e un orgoglio averlo con noi. È un motivo di speranza sapere che questo distinto signore bergamasco sia una punta di lancia contro il tumore più diffuso dell’età infantile: circa un cancro su tre (30 per cento) nei bambini è una leucemia. In Italia, ogni anno si ammalano di leucemia circa cinque bambini ogni centomila abitanti. Fra gli Under 15, la leucemia linfoblastica acuta e la leucemia mieloide acuta sono le più diffuse. La prima colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei due anni, la forma mieloide acuta e comune colpisce il 13 per cento dei bambini fra zero e 14 anni. Grazie alla ricerca e alle cure dei medici, ai progressi delle terapie, riesce a guarire fra il 75 e l’80 per cento dei bambini che si ammalano di cancro.

Locatelli si schermisce quando osservo che il Bambin Gesù è diventato un punto di riferimento internazionale per l’eccellenza della sua organizzazione. Confida: «Ogni volta che riusciamo a sconfiggere il cancro, la gioia che proviamo è indescrivibile. Quando uno dei nostri bambini guarisce, il nostro lavoro trova nuove forze per andare avanti».

 

 

Effetto Locatelli sui social. Quando giri nei reparti dell’ospedale vaticano, scopri il senso della vita e l’Effetto Locatelli si riflette anche sui social. Ha scritto Gianluca Lunari sulla pagina Facebook del Bambin Gesù: «Il prof. Locatelli mi ha salvato la vita due volte da due tremende malattie, e come me nella sua carriera ne ha salvate migliaia… dovrebbero fare di quest’uomo un eroe e dargli tutti gli encomi possibili e immaginabili. Grande persona e gran cuore». I like in calce al post sono seimila.

Carmine Coda, commentando la terapia genica: «Quest’uomo è un Grande… Mio figlio non è stato possibile salvarlo… Ma nonostante tutto… io lo porterò sempre nel mio cuore! Complimenti Professor Locatelli con la speranza di poter leggere ancora tante di queste belle notizie!».

Letizia Chirichilli: «Oggi guardando il servizio in tv le lacrime sono scese senza freno, il cuore mi si è riempito di speranza, un dolore e una gioia nello stesso momento. Ho pensato a tutti gli angeli che ho avuto la fortuna di conoscere e che custodirò gelosamente nel mio cuore, nel loro ricordo e nella speranza che si può vincere. Si deve vincere».

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