L’umile Krajewski diventa cardinale
«Non è per me, è per l’Elemosiniere»

Konrad Krajewski, per tutti sino ad oggi semplicemente don Corrado, da oggi diventa invece sua eminenza. Nel Concistoro del pomeriggio monsignor Krajewski è uno dei 14 prelati scelti da Bergoglio per entrare nel collegio cardinalizio. Ma Krajewski non ha una diocesi, non ha incarichi in curia, non ha una carriera ecclesiastica alle spalle. Lui è semplicemente l’elemosiniere del Papa dall’agosto del 2013, una delle prime nomine fatte da Francesco, che gli ha dato l’incarico esplicito di essere il suo braccio operativo con i poveri. In occasione della sua ordinazione episcopale, il Santo Padre gli disse «Tu non sarai un vescovo da scrivania». E gli raccomandò di farsi dare 5 euro per i poveri ogni volta che qualcuno lo avesse chiamato “eccellenza”. Una “tariffa” che potrebbe essere destinata a salire con il titolo di “eminenza”.

 

 

L’impegno per i poveri. Polacco, 55 anni, Krajewski è stato un esecutore fedele dell’input di papa Francesco. Lui è il braccio della carità di Jorge Mario Bergoglio, che non può più andare di persona tra i poveri come quando era arcivescovo di Buenos Aires. Ha una grande dedizione al suo compito, ma ha anche idee coraggiose. Come quando si impegnò a costruire docce e servizi per gli homeless che stazionano nella zona di San Pietro. Più che raccogliere fondi propose a un gruppo di fedeli americani, che volevano sottoscrivere un progetto di aiuto, di andare a vedere e poi comprare e portare direttamente ciò di cui c’era bisogno. Risultato: ogni giorno alle docce per senza fissa dimora aperte da mesi sotto il Colonnato di San Pietro passano circa 150 persone, oltre 4.500 al mese. Moderne opere di misericordia corporale, rese possibili anche attraverso il coinvolgimento di tanti volontari, compreso un barbiere che tutte le settimane, per un  giorno, arriva dalla Calabria a svolgere il suo compito.

«Tutta l’estate, ha raccontato Krajewski a Repubblica in una delle rarissime interviste, «i nostri servizi rimangono aperti: la barberia, le docce vicino al colonnato di san Pietro, il presidio medico, i bagni pubblici. La gente ha bisogno tutti i giorni dell’anno, e in tutte le ore del giorno. Noi non chiudiamo mai. Abbiamo già iniziato la domenica a portare i disabili e i poveri nello stabilimento balneare vicino a Polidoro. La sera la giornata si chiude sempre con una pizza tutti insieme. Cose semplici ma concrete».

 

 

Nel suo ufficio semplice chi arriva trova una statua di Gesù, a grandezza naturale, rappresentato come un homeless disteso su una panchina. Sulla panchina, ai piedi del corpo del Nazareno, c’è spazio per chi si vuole sedere. Nell’attesa, chi è arrivato per chiedere aiuto, con una mano sfiora i piedi di Gesù, come a chiedere a lui protezione.

Il rosario. La giornata di don Corrado ha poi un appuntamento fisso: ogni pomeriggio alle 15 è nel Santuario della Divina Misericordia, a due passi dal Vaticano, per recitare la coroncina del Rosario insieme a tanti pellegrini, soprattutto polacchi come lui, devoti di santa Faustina Kowalska, amata da Giovanni Paolo II, il Papa che proprio a questo religioso ha cambiato la vita. E tutti i giorni confessa per un’ora, ma prima prega per chi si accosterà al sacramento e poi fa la stessa penitenza che ha impartito.

La nomina. Naturalmente Bergoglio non gli aveva detto nulla della nomina cardinalizia, che è arrivata come una sorpresa inaspettata. Che lui ha commentato così: «Questa nomina non è per me, è per l’Elemosiniere», ha detto alla notizia. «Io ho fatto soltanto quello che voleva fare il Santo Padre. Non è una cosa mia personale, ma dell’incarico che svolgo, che è il suo braccio caritativo. Non ci sono ‘io’ in questa nomina…».

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