Davide Dal Prato, il bergamasco
che ci ha portato dalle stelle

Davide Dal Prato è nato a Bergamo nel 1962, ha studiato al liceo scientifico Lussana e quindi a Giurisprudenza. La sua grande passione è scoppiata intorno agli otto anni, guardando alla televisione un documentario in bianco e nero sull’osservatorio di Monte Palomar. Ha cominciato a frequentare il Circolo astrofili bergamaschi, quando esisteva da pochi mesi, all’età di dodici anni, accompagnato dal padre. È diventato responsabile della sezione studi solari dell’Unione astrofili italiani dal 1981 al 1985 e quindi ha stabilito il record mondiale di osservazione e valutazione di stelle variabili in un anno con ben 71mila stime di luminosità (era il 1987). È sposato con Paola, con cui condivide l’amore per l’astronomia. Presidente del Circolo astrofili bergamaschi per venticinque anni, Dal Prato è stato artefice del primo osservatorio astronomico pubblico bergamasco, costruito a Ganda di Aviatico e inaugurato nel 1999. In un secondo momento è stato protagonista della realizzazione della Torre del Sole, l’osservatorio astronomico e solare di Brembate Sopra ricavato da una vecchia torre-serbatoio dell’acquedotto. Ogni anno ospita quasi 50mila visitatori.

 

Questa notte aspettiamo la pioggia di stelle cadenti. Che cosa succede davvero?
«Succede che la Terra, girando intorno al Sole, ogni tanto incrocia uno sciame di polveri, di pietruzze, sassi, rocce che pure girano intorno al Sole lungo una loro orbita. Uno di questi incontri più spettacolari avviene ogni anno nella prima metà di agosto, quando il nostro pianeta incontra lo sciame delle Perseidi: parte di queste polveri e sassi entrano nell’atmosfera della Terra, raggiungono temperature altissime, si dissolvono formando quella scia luminosa che ben conosciamo: sono le stelle cadenti. Però da qualche anno il clou non è a San Lorenzo, ma fra il 12 e il 13 agosto».

 

 

Noi le guardiamo in queste notti ed esprimiamo desideri.
«Sì, in città non è facile vederle, ma se si va in luoghi bui, si sale in montagna, allora la probabilità di scorgerle aumenta. Per i desideri… qualche volta si avverano, ma non per merito delle stelle cadenti».

Lei per Bergamo è l’uomo delle stelle, l’artefice della costruzione dei due osservatori astronomici della nostra provincia, quello di Ganda di Aviatico, nell’altopiano di Selvino, e questo di Brembate Sopra, la Torre del Sole. Perché?
«È una storia che risale a quando ero bambino. Il cosmo mi ha sempre affascinato, le stelle, i pianeti. Pensare che sono mondi lontanissimi, mai toccati dagli uomini, dove tutto può essere. Ogni mondo, ogni stella è un mistero. Io fin da bambino volevo capire, volevo esplorare, volevo un telescopio per guardare i pianeti e le stelle e le galassie. Una sera, ero da mia nonna, in quel televisore a bianco e nero vidi un documentario sull’osservatorio di Monte Palomar, al tempo il più importante del mondo, rimasi incantato. Avevo forse otto anni. Crescendo, ho pensato che era importante trasmettere, condividere questa mia passione; penso che l’astronomia, lo spazio abbiano un valore per tutti».

È una storia lunga, ce la racconti.
«Avevo quasi undici anni quando comperai un piccolo libro, un manuale che si intitolava Astronomia con il binocolo. In fondo, c’era un elenco dei gruppi di astrofili, cioè di astronomi dilettanti, sparsi per l’Italia. Vidi che a Bergamo esisteva il Circolo Astrofili Bergamaschi che aveva sede in via Porta Dipinta. Ne parlai con i miei genitori, ci mettemmo in contatto. Era una casa privata, ci abitava la famiglia Gaspani. Adriano aveva diciannove anni ed era un astrofilo. Andai a casa sua, era a pian terreno, davanti alla Fara. Aveva trasformato la sala di ingresso nel suo regno, c’era la moto, la Swm da regolarità, c’era un telescopio bianco e un tavolo pieno di carte e di libri. Adriano Gaspani, che poi è diventato un astronomo di Brera, mi parlò del Circolo, di quello che facevano. Era un gruppetto di ragazzi con meno di vent’anni, salvo un paio di eccezioni. Io stavo per compiere i dodici… alle riunioni all’inizio mi accompagnava mio padre, poi ci andavo in bicicletta».

 

La Torre del Sole di Brembate

 

E che cosa facevano gli astrofili bergamaschi?
«Era un gruppetto molto attivo. Avevano piccoli telescopi, ma una passione molto grande. Osservavano le stelle doppie, i pianeti, il Sole, le stelle variabili. Passavano le notti a scrutare il cielo. Poi mandavano i risultati delle osservazioni all’Unione astrofili italiani, al gruppo europeo di osservazione delle stelle variabili. Io trovai il terreno giusto e cominciai a darmi da fare. Nel 1981 organizzammo il congresso dell’Unione astrofili italiani a Bergamo. Forse l’anno dopo facemmo la prima serata osservativa pubblica, su al castello di San Vigilio. Ci aspettavamo un centinaio di curiosi. Vennero tremila persone».

E quindi?
«E quindi capimmo che esisteva un desiderio diffuso fra la gente di conoscere l’universo, lo spazio. Di vederlo da vicino. Con l’assessore alla pubblica istruzione di quel tempo, Claudio Pelis, cominciammo a parlare di un osservatorio astronomico e di un planetario della città. Si era pensato al Colle Bastia».

 

L’osservatorio di Ganda

 

Non se ne fece nulla.
«No, però il seme aveva attecchito. Nel Circolo si continuava a parlare di questo osservatorio. Fino a quando un nostro socio di Selvino, Massimo Camozzi, disse che l’osservatorio lo si poteva fare su dalle sue parti. E per cinquecentomila lire comprammo trecento metri quadrati di terreno agricolo, arrampicato su, sopra Ganda. Non si poteva costruire nulla se non delle piccole strutture agricole oppure scientifiche, tipo osservatorio meteorologico. Nessuno aveva pensato a un osservatorio astronomico, ma in effetti era una struttura ammessa dalla legge. E così cominciamm o l’impresa, contando sui nostri soci e sui benefattori. Lo inaugurammo il 31 maggio del 1999, presente il primo astronauta italiano, Franco Malerba».

È vero che lei è un primatista mondiale?
(Ride di gusto) «L’astronomia è stata ed è una passione fortissima per me. Nella vita ho avuto tanti interessi, altre passioni, ma nel tempo si sono sbiadite, sono passate. L’astronomia no. Sempre, quando…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16 agosto. In versione digitale, qui.

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