Ma che bravo il Renzo Bossi
che si è dato all’agricoltura

Chissà cosa starà pensando Umberto Bossi nel vedere la sua Lega (ex) Nord in mano a Matteo Salvini. Da una parte la gioia per i sondaggi in continua ascesa, dall’altra un po’ di amarezza per un movimento, prima che un partito, che anno dopo anno, mese dopo mese, ha perso sempre più la sua connotazione nordista, anti-centralista e indipendentista. Dal “dio Po’” si è passati al “no-Euro”, da “Roma ladrona” alla lista Salvini anche in Puglia. Un’evoluzione forse inevitabile, ma che non era certamente quella che avrebbe voluto il padre-padrone e fondatore del popolo padano. La verità è che Umberto Bossi il suo erede l’aveva già scelto: Renzo, suo figlio, comunemente noto con il soprannome de il Trota.

 

renzo bossi ansa

 

«Braccia rubate all’agricoltura». I piani di Umberto sono però andati a scatafascio il 9 aprile 2012, quando Renzo, che da due anni sedeva nel Consiglio regionale della Lombardia, presentò le dimissioni in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria sull’appropriazione indebita dei rimborsi elettorali della Lega Nord, scandalo che lo travolse insieme al padre, al fratello Riccardo e all’ex tesoriere del partito Francesco Belsito. Come spesso accade in questi casi, in pochi giorni i media si scatenarono e l’immagine di Renzo ne subì un forte contraccolpo, passando dall’essere il delfino padano del padre al Trota, soprannome certamente non lusinghiero. Il commento più diffuso nell’opinione pubblica era uno: «Braccia rubate all’agricoltura». A maggio di quello stesso anno fu iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di appropriazione indebita dei rimborsi elettorali. Tra le spese che gli furono contestate ci sono 145mila euro per 12 multe, due cartelle esattoriali, l’assicurazione dell’auto e l’acquisto per 77mila euro del titolo di laurea presso l’Università Kristal di Tirana. Già, la laurea: le indagini appurarono che il titolo era stato comprato. Saimir Tahiri, ministro dell’Interno albanese di allora, accusò Renzo Bossi di aver conseguito «la laurea in scienze sociali senza essere venuto un solo giorno in ateneo e senza aver mai seguito le lezioni nelle università private albanesi».

 

 

Braccia restituire all’agricoltura. Poi, semplicemente, Renzo Bossi è sparito dai radar mediatici e politici nostrani. Le uniche sue apparizioni sono state in Tribunale per difendersi dalle accuse. E proprio in una di queste udienze, nell’ottobre 2014, alle telecamere de Il Fatto Quotidiano, il figlio del fondatore della Lega rivendicò con orgoglio il suo nuovo lavoro: imprenditore agricolo. Braccia restituite all’agricoltura secondo tanti, quindi. Un’ulteriore conferma della nuova vita dell’ex Trota (urge un nuovo soprannome dati i risvolti) è arrivata martedì 15 dicembre, quando prima di entrare in aula s’è fermato a parlare con i giornalisti: «Non ho più tempo di seguire la politica. L’azienda agricola che porto avanti con mio fratello (il minore, Roberto Libertà, ndr) mi occupa sette giorni su sette». La sede della sua nuova attività è in provincia di Varese, in un agriturismo non lontano dalla casa di Gemonio dove vive il padre Umberto. Renzo ha poi respinto tutte le accuse, sottolineando come ogni spesa fosse stata pagata di tasca sua e non con i soldi della Lega: «Sto ancora pagando alcune multe e cartelle esattoriali – ha spiegato –, non ci sono le prove che il pagamento sia stato fatto dalla Lega». In aula, nel frattempo, il commercialista Stefano Martinazzo, incaricato di esaminare i conti del Carroccio, dava una versione un po’ diversa dei fatti.

Tutte le donne del trota. Ma Renzo Bossi, al di là delle inchieste, dopo le dimissioni dal Consiglio regionale della Lombardia ha vissuto mesi di (certamente non richiesto) successo soprattutto per le sue avventure extra politiche. Si è fatto un gran discutere, ad esempio, di come sia stato costretto a rifare tre volte l’esame di maturità prima di ottenere il diploma (vittima di «discriminazione» da parte dei professori secondo il padre Umberto); oppure delle sue affermazioni da grande statista (in un’intervista a Vanity Fair, affermò: «Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga»); ma anche e soprattutto delle sue numerose e bellissime fidanzate.

A dispetto dell’aspetto “un po’ così”, il Trota si è infatti distinto nei suoi più luminosi anni per esser stato un gran latin lover, degno di Mario Balotelli o Silvio Berlusconi, i quali infatti pare abbiano avuto relazioni con ragazze già passate dall’aitante neo agricoltore padano. Elena Morali (frequentatrice delle cene di Arcore), Eliana Cartella (protagonista di un tira e molla con l’attaccante rossonero) e Silvia Baldo si sono distinte per essere le uniche vere (ex) fidanzate di Renzo Bossi. Biondissime le prime due, mora la terza, ma tutte comunque bellissime. A permettere l’incontro tra il figlio del fondatore del Carroccio e queste tre bellezze è stata proprio la Lega: le prime due, infatti, sono passate per Miss Padania, appuntamento fisso nel calendario di Renzo, mentre l’ultima l’aveva conosciuta al Bit del Friuli Venezia Giulia, dove la ragazza lavorava come testimonial.

Ora che Renzo ha lasciato la politica e s’è dato all’agricoltura, pare che oltre ad aver perso la poltroncina ha perso pure il fascino: da tempo, infatti, i paparazzi non colgono il 27enne in compagnia di qualche dolce donzella. Insomma, pare proprio che il suo nuovo e unico grande amore sia la natura e il suo mestiere nei campi. E noi non possiamo che fargli i complimenti, perché avrà pure tanti difetti, ma almeno ha trovato la sua strada. Pare.

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