Mariano, il quartiere dalminese
che vive contento e ricco, ma…

Una comunità coesa, tanto associazionismo, tanto volontariato. Mariano è così. Essendo un quartiere distaccato da Dalmine, separato dal centro proprio dallo stabilimento della Tenaris, ha sviluppato un’autonomia che lo rende simile a un paese. Ci sono parecchie attività commerciali, gli abitanti si conoscono tra loro, ci si ritrova spesso, si organizzano eventi, occasioni per stare insieme. Per le vie di Mariano ci accompagna Valerio Cortese, membro dell’Associazione Storica Dalminese, residente nel quartiere da 17 anni, curatore dell’archivio parrocchiale, autore e coautore di diversi libri su Dalmine e le sue frazioni, capogruppo in consiglio comunale di Patto Civico per Dalmine.

Il santuario e le chiese. Ci incontriamo davanti al santuario di via Cimaripa, dedicato a Maria Addolorata e inaugurato nel 2012. È una grande chiesa tutta bianca, dal design moderno, che si distingue in tutto e per tutto dall’antica Parrocchiale, dedicata a San Lorenzo e ubicata in piazza Castello. «Da oltre cent’anni c’era la necessità di realizzare una nuova chiesa per il quartiere – spiega Cortese -. Già il vescovo Bernareggi aveva parlato di questa esigenza, così è stato edificato il santuario che, essendo più grande e comodo, viene ormai utilizzato per le messe domenicali e per le normali funzioni. La vecchia chiesa viene ugualmente vissuta, ma ha perso la sua centralità».

 

 

In realtà in questa frazione ci sono anche altre due chiese: c’è la chiesetta dell’oratorio che si affaccia proprio su viale Mariano, all’altezza del semaforo: «Risale al Seicento e fino agli inizi del Novecento era decentrata rispetto a piazza Castello, era periferica. Ora viene utilizzata come camera mortuaria», spiega lo storico. L’altra chiesa è quella della cascina Cimaripa, anche quella risalente al Seicento: «È stata fatta edificare dal conte Alborghetti, che era un proprietario terriero al quale appartenevano la maggior parte delle terre di Mariano. Solitamente viene aperta nel mese di maggio per celebrare le messe alla Madonna», racconta Cortese.

I negozi e le associazioni. Le attività commerciali sono diverse, ma ce ne sono parecchie che hanno chiuso: in piazza Pozzo c’è l’alimentari Greppi, l’unico del quartiere, accanto c’era il negozio di fotografie Parimbelli, un tempo famoso per le foto aeree nelle quali era specializzato, che ormai ha chiuso da diversi anni. Anche il fruttivendolo, il Frutteto Da.Mi ha la saracinesca abbassata, mentre resistono il centro estetico Catia, la parrucchiera, l’ottica Maika, il bar Samarcanda, che si trova in piazza Vittorio Emanuele II e la pizzeria d’asporto. C’è un negozio di abbigliamento per bambini e il ristorante Infinito, che ha cambiato diverse gestioni nel corso degli anni e che si trova nei pressi dell’ex asilo ormai abbandonato Maria Ausiliatrice. Vicino al parco c’è l’ex lavatoio, dov’è stata realizzata la sede di diverse associazioni: il Circolo Fotografico Marianese, l’associazione dei Bersaglieri, le tombolere e l’Anmic, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili.

 

 

La parrocchia. La chiesa parrocchiale quest’anno ha compiuto i 250 anni dalla sua ristrutturazione: «C’è una bolla comunale che impone ai capifamiglia marianesi di ristrutturare la chiesa – dichiara Valerio Cortese -. L’attuale sorge sulla vecchia struttura del 1155: lo testimonia una bolla papale che cita la chiesa di San Lorenzo in Mariano, che all’epoca era già stata intitolata». Accanto alla parrocchiale c’è la sala Paris, che oggi serve come luogo per gli incontri religiosi, ma un tempo ci seppellivano i morti. Ancora prima i defunti venivano interrati sotto il sagrato della chiesa, ma quando arrivavano dei forti temporali, la casa del parroco si riempiva di acqua melmosa e maleodorante e anche in estate, con il caldo, l’aria si faceva irrespirabile. Tanto che…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 26 e 27 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 23. Per la versione digitale, qui.

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