Mister Brambilla, tecnico nerazzurro
che cresce i talenti della Primavera

Tra gli allenatori alla luce della ribalta c’è sicuramente il tecnico della Primavera atalantina Massimo Brambilla, capace di conquistare nove punti sui dodici disponibili contro avversari di grande valore. Ultima, ma non per importanza, è la vittoria ottenuta domenica 1 ottobre sul campo di Azzano San Paolo ai danni dei Campioni d’Italia dell’Inter. A disposizione del mister promosso dopo due anni sulla panchina dell’Under 17, una formazione ricca di tanti talenti, con un potenziale di crescita tra i più alti a livello nazionale e grande voglia di lavorare per migliorarsi sotto tutti i punti di vista.

 

[Massimo Brambilla, foto Atalanta.it]

 

Dopo aver vinto lo scudetto con i ’99 ed essere arrivato in finale la passata stagione con gli Allievi, come ha vissuto questa promozione?
«Ho saputo di essere stato scelto per la Primavera il giorno seguente alla finale persa contro l’Inter. Sono contento della decisione della società, in particolare del nostro responsabile Maurizio Costanzi, e mi riempie di orgoglio sapere che è stato apprezzato il lavoro svolto».

Che gruppo ha ritrovato alla ripresa dell’attività con i ragazzi che ha allenato nelle stagioni precedenti?
«Un organico che ha la testa giusta, caratteristica che accomuna tutti i ragazzi che crescono all’Atalanta da piccolini fino alla Primavera. Ho visto predisposizione al sacrificio e al lavoro e questa è la cosa principale. Sicuramente ho a disposizione una rosa di buone qualità fisiche, tecniche e tattiche».

È stato un ottimo inizio, tralasciando la partita contro la Fiorentina. Si aspettava di fare così bene?
«Sinceramente non ho fatto programmi a media-lunga scadenza, ma ero molto soddisfatto di come eravamo arrivati all’esordio. Abbiamo fatto un buon precampionato in il ritiro a Rovetta e le amichevoli di avvicinamento alla prima giornata erano andate bene. C’erano tutte le premesse per fare grandi cose e i risultati ci stanno dando ragione. Quest’anno, con la riforma dei campionati, tutte le partite sono equilibrate, con parecchie squadre forti ed organizzate».

Ha apprezzato la composizione di un girone unico con sedici formazioni di Serie A?
«Certamente ha alzato il livello della competizione e la qualità del torneo, perché affrontando altre grandi realtà sono tutte sfide tirate e avvincenti a differenza del passato, quando capitava di giocare match con società di Serie B. Mi sento di promuovere la riforma, anche se resta da capire come funzioneranno le retrocessioni».

Riguardo alla vittoria sull’Inter (2-0, ndr) ha deciso di stupire tutti con il 3-5-2.
«Avevamo già lavorato in allenamento sulla difesa a tre, alternandola con quella a quattro per essere pronti alle varie evenienze e domenica ho schierato la formazione migliore, con il sistema di gioco più adatto tenendo conto della disposizione degli avversari. Nonostante il modulo, non cambiano i nostri principi che sono quelli di fare la partita, giocare dal basso e costruire gioco sfruttando le qualità dei ragazzi».

In ogni caso è stata una scelta vincente.
«A posteriori sì, anche se i rischi alla vigilia c’erano. Ma eravamo consapevoli di poter fare bella figura. Il segreto del successo resta però la bravura dei giocatori».

Come spiega lo scarso utilizzo di Rilind Nivokazi?
«Il giocatore è un classe 2000 e ora sta giocando Musa Barrow, che ha maggiore esperienza essendo un ’98 e conoscendo già la categoria. Rilind si sta allenando bene, deve continuare così e prima o poi arriverà il suo momento».

A proposito del talento gambiano, secondo lei Barrow ha tutte le carte in regola per avere una grande carriera?
«Il ragazzo ha le qualità per fare bene nel calcio di un certo livello, però deve crescere e migliorare sotto diversi aspetti…».

Tipo?
«Deve imparare a muoversi meglio, a finalizzare maggiormente la grande mole di occasioni che crea. E poi deve crescere sotto l’aspetto tecnico e tattico, perché è un calciatore ancora giovane».

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