Due chiacchiere con Bruzzone
Il mister dello staff medico

Dentro l’Atalanta, oltre al gruppo di Gasperini, c’è una squadra affiatata che lavora ogni giorno perché non ci siano mai intoppi. Alla guida di questo team c’è il dottor Marco Bruzzone, un passato alla Sampdoria e al Sassuolo, ma da cinque anni a capo dello staff medico atalantino. Lo abbiamo incontrato e abbiamo capito una cosa: a Zingonia, nulla è lasciato al caso.

Dottor Bruzzone, lei punta molto sul concetto di staff.
«Verissimo. Oltre a me, c’è l’ortopedico dottor Cobelli, ma in caso di consulenze o interventi la proprietà mette a disposizione i migliori sulla piazza: Cugat, Mariani e Benazzo. Poi arriva l’ecografista, Giorgio Maccagni, che credo sia uno dei tre, quattro migliori a livello nazionale».

E poi ci sono i fisioterapisti.
«Marcello Ginami, storico fisioterapista, grande tifoso ma anche un grande professionista, Michele Locatelli e Alessio Gurioni, oltre a Simone Campanini con cui ho già lavorato a Sassuolo. Alessio e Marcello si occupano principalmente del campo, mentre Simone e Michele sono più concentrati sul recupero dei giocatori che sono fuori per infortunio. Siamo molto organizzati».

Come va il rapporto con i giocatori?
«Ognuno ha il suo compito e tutti abbiamo un ottimo rapporto con il gruppo. Quasi tutti scelgono di curarsi qui, abbiamo macchinari all’avanguardia che valgono circa centomila euro e un centro sportivo da urlo. Tutti lavorano con grande disponibilità, non solo sulla prima squadra ma anche sui ragazzi e quindi le attività da organizzare sono tantissime».

Lavorate anche con un nutrizionista.
«Sì, il dottor Avaldi, un acquisto incredibile. Fino a poco tempo fa era il nutrizionista di fiducia di Ancelotti, quindi ha lavorato con il Milan, Chelsea e il Real Madrid di Cristiano Ronaldo. È una persona molto umile ma di grandissima professionalità».

Com’è andata quando ha incontrato Gasperini?
«Mi ha chiamato per programmare la stagione. “Dobbiamo vederci a Bergamo per iniziare il lavoro” mi disse, “Mister mi dica lei quando che parto da Albenga e arrivo”, ho risposto. “Ma come Albenga? È ligure? Allora la aspetto domattina a colazione da me”. Era un sabato mattina, è stato incredibile perché ha detto cose che non vedevo l’ora qualcuno mi dicesse. Ha iniziato a parlare della colazione al centro sportivo, fondamentale».

L’alimentazione è così importante?
«Tutti sono molto seguiti, il nutrizionista costruisce un profilo per ognuno, ma poi siamo noi a doverlo fare rispettare. La bottiglia dei sali minerali piuttosto che le porzioni di pasta preparate dallo chef Gabriele, già pronte in base a quanto un giocatore può e deve mangiare per recuperare o per dare il massimo senza doversi alzare e far da solo, sono dettagli che fanno la differenza».

E poi avete un sacco di dati da studiare e monitorare.
«Esattamente, vengono raccolti e condivisi per analizzare al meglio la situazione di ogni giocatore. In questa fase subentra Francesco Vaccarielo, preparatore atletico di altissimo livello che è l’anello di congiunzione tra noi e il mister».

Recentemente avete anche organizzato un convegno a Zingonia.
«Il 26 marzo, con oltre duecento presenti. C’erano i professori Cugat, Mariani e Benazzo, oltre ad altri, ed è stato qualcosa di molto interessante. Il prossimo lo faremo a Palermo a giugno e tutto insieme a Mectronic, azienda di Grassobbio leader di mercato guidata da atalantini che più atalantini non si può».

È vero che controllate tutti i giocatori dell’Atalanta, prestiti compresi?
«È bello che i giocatori si fidino di noi, noi curiamo tutti i nostri ragazzi. Ogni fine settimana circola un report con tutti i giocatori che abbiamo in prestito e non hanno giocato. Lo valuto e chiedo al dottor Gianandrea Bellini di informarsi con il medico di ogni squadra per capire la situazione. Questo approccio ci permette di tenere tutto monitorato senza alcun intoppo».

Un ligure a Bergamo: meglio casoncelli o trenette al pesto?
«Ormai sono diventato bergamasco al 110 per cento. Quando ho visto l’accoglienza dopo il 7-1 di Milano sono stato orgoglioso di far parte di questa grande famiglia. Vedere la gente sotto la pioggia e la neve, una passione che ti travolge. Fosse per me starei qui sempre, ormai sono atalantino in tutto e per tutto».

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