NemO’s, quando l’arte sui muri
disegna nuove geografie urbane

[Sabato 25 e domenica 26 luglio, a Comun Nuovo, in occasione del Sogno Indipendente di Mezza estate, NemO’s farà arte sulla parete donata da Elav. Per l’occasione, il Birrificio Indipendente proporrà anche la nuova etichetta limited edition della Indie Ale, firmata dall’autore. Ci sarà anche Pigmenti, progetto dela serigrafia Tantemani, con le t-shirt realizzate proprio a partire dall’opera dell’artista.]

 

Chissà cosa c’è nel cuore e nella mente di un ragazzo che decide di dedicare la sua vita non solo all’arte, ma a quel particolare tipo di espressione artistica che è l’arte urbana. Quanto forti devono essere il suo coraggio e la sua determinazione. Forse è il senso di libertà assoluta che si respira nelle incursioni, a volte illegali, nei luoghi abbandonati delle città. Forse è l’inebriante sensazione di riuscire a trasformare uno spazio con la sola forza e abilità delle proprie mani, forse è la soddisfazione di aver creato dal nulla un nuovo luogo, donandogli un senso. Sì, deve essere proprio questo: è  proprio la capacità di dare un senso alle cose che guida NemO’s quando si trova faccia a faccia con una parete ogni volta diversa.

Chi è NemO’s. NemO’s è molto cauto nel parlare di sé, non gli piace pensare che il suo lavoro, sincero e indipendente, si possa confondere con certe logiche di mercato che riescono a mercificare persino questo tipo di arte. Ciò non toglie che oggi le sue opere sono conosciute in tutto il mondo e non è raro che lo chiamino a lavorare fuori dai confini italiani.

Probabilmente è per questo che ha deciso, quando è arrivato il momento di trovarsi un nome, di andare controcorrente rispetto alla moda di sfoderare tag rievocative dei suoni dei writer americani. Ha scelto una parola latina che significa nessuno, che ben rispecchia la sua concezione dell’atto creativo: l’artista scompare dietro alla realizzazione. Eppure, dentro a quelle cinque lettere (più un apostrofo) c’è molto di più: Perché Nemo è il nome del protagonista del famoso romanzo di Jules Verne, di quel capitano che combatteva la sua battaglia contro la guerra e le ingiustizie del mondo nel silenzio del mare. Ed è anche un omaggio ai fumetti di Winsor McKay’s, che raccontano gli incubi e le visioni notturne di un protagonista bambino di nome, appunto, Nemo.

I suoi disegni, visioni silenti. E anche i suoi disegni sono delle visioni. I suoi personaggi, dai corpi rosa, flaccidi e glabri, dai volti rugosi e dagli occhi incassati e allucinati sono la forma tangibile che NemO’s ha trovato per parlare. Di fatto, questi uomini disgustosi, cadenti e impressionanti rappresentano emozioni e stati d’animo,  pronte per esser viste e nelle quali ciascuno può riconoscersi. Universalità del disegno, che, per sua natura di cosa non-detta, ha una dimensione universale, capace di oltrepassa le barriere dell’espressione linguistica.

La tela-parete, presenza. Da questo presupposto è iniziato lo studio lento e costante di NemO’s, per raggiungere quella forma di comunicazione che escludesse, di volta in volta, tutti gli ingredienti non necessari, combinando necessariamente colori e forme con gli elementi già dati della tela-parete. Elementi fisici “di disturbo”, di fatto, che, come una cerniera, connettono la finzione con la realtà, rendendola presente a chi guarda. Perché la parola chiave è presenza. Proprio come diceva Michael Leiris di Francis Bacon: «Presenza, nel senso in cui la intendo, designa qualcosa di più che la sola presenza del quadro [del disegno nel nostro caso] nella porzione di spazio in cui mi trovo, designa la presenza lancinante dell’animatore del gioco e la mia personale presenza di spettatore, strappato ad una troppo abituale naturalità e portato alla coscienza acuta di essere lì, in qualche modo presente a me stesso, dall’esca che mi è tesa».

 

Un piccolo teaser di una delle magliette di NemO’s che presenteremo in anteprima il prossimo weekend al Birrificio Indipendente Elav e che – solo per quel weekend – avranno un prezzo particolare.T-shirt d’autore | edizione limitata | cotone biologico | relaxed fit | packaging customizzato e serigrafato a mano c/o Serigrafia Tantemani

Posted by Pigmenti on Martedì 21 luglio 2015

 

Il valore sociale ed educativo dell’arte. Il valore sociale e in qualche modo educativo dell’arte è un pilastro fondamentale della filosofia di NemO’s così come, nella sua semplicità, il valore dell’espressività che si riassume nella frase che una volta gli rivolse un suo spettatore: «Chi ha potere di essere visto ha il dovere di dire qualcosa».

Con questa prospettiva in testa, insieme a Collettivo FX, altro artista urbano, si dedica con passione da qualche tempo a un laboratorio con i ragazzi dei quartieri popolari siciliani (uno su tutti, lo Zen 2), alcuni dei quali provengono da una comunità di recupero per lievi reati, lavorando fianco a fianco con loro. Sono giovani di provincia: molti non sono mai usciti oltre il confine delle loro piccole geografie, molti non sanno cosa ci sia là fuori. Nemo’s e Collettivo FX hanno disegnato una valigia sul muro, poi hanno passato il pennello ai ragazzi chiedendo loro di elencare tutto quello che mancava nella loro realtà. Una piccola cosa, di fatto, ma un respiro tutto nuovo.

 

Durante l’evento oltre all’ “Arte in diretta” di NemO’s presenteremo anche l’etichetta della Indie Ale edizione limitata giustappunto disegnata per noi da NemO’s. Pigmenti Birrificio Indipendente Elav e NemO’s tutti insieme :)

Posted by Birrificio Indipendente Elav on Giovedì 23 luglio 2015

 

Quattro chiacchiere sul senso dell’arte urbana con NemO’s. Arte pubblica, arte urbana, arte di strada. Tanti  nomi sono stati usati per definire quel movimento più o meno eterogeneo nato dai writer americani degli anni Settanta-Ottanta e che è andato via via sviluppandosi,  prendendo sempre più consapevolezza di sé, e che riesce, oggi, finalmente, ad essere accettato nella forza esteticamente dirompente di connettore sociale.

È una cultura viva e una forza vivificante che esce da una concezione statica e museale dell’arte, per confondersi e rendersi quotidianamente accessibile nelle pieghe del tessuto urbano, costruendo attivamente la struttura della città stessa. Il luogo preferito e quasi naturale di questo tipo di attività è chiaramente l’area periferica, abbandonata e desolata. Quella porzione di spazio che per la sua intrinseca geografia non ha un’identità, o meglio è in cerca di una coscienza smarrita nel degrado. La parete nuda, desolata, fredda, metropolitana diventa l’unico luogo in grado di ricevere il tocco trasformatore dell’artista.

Da qui si passa alla seconda questione dell’indagine, l’osservatore, che è anche il destinatario di questa nuova estetica. Il non-luogo, lo spazio privo di identità diventa un luogo abitato, anche se non necessariamente vissuto. Il senso di questo progetto non è l’opera finita, e nemmeno la tecnica (sempre straordinaria) della mano che si confronta con spazi non convenzionali, ma l’atto creativo. Ovvero il processo di passaggio che è reso possibile dalla condizione stessa di degrado, dalla sensibilità artistica dell’artista e dalla coscienza del cittadino che abita ed entra in contatto con l’anima di un luogo che prima non esisteva. Questo è il significato del lavoro di NemO’s e dell’arte urbana in generale: restituire luoghi.

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