Paola da Dalmine e una scultura
che trasforma la luce in futuro

A Dalmine, una nuova luce ha iniziato a brillare, nel più stretto senso letterale. La ventitreenne Paola Maffioletti, studentessa al quinto anno di magistrale all’Accademia Laba di Brescia (Libera Accademia di Belle Arti), ha infatti preso parte alla seconda edizione di Cidneon, il rinomato festival internazionale delle luci che si è tenuto al castello di Brescia fino al 17 febbraio scorso. «Durante lo scorso autunno, i docenti ci hanno invitato a progettare un’installazione in vista di una possibile partecipazione all’evento artistico. Così, io e le mie compagne di corso, Chiara Laffranchini e Chiara Pizzamiglio, abbiamo unito le forze per creare qualcosa di valido, che rispettasse il tema generale della mostra: architettura nella natura e natura nell’architettura. All’interno della nostra classe, gli organizzatori della manifestazione hanno selezionato due progetti, tra cui il nostro, ribattezzato Colonne sonore. Per noi è stato un traguardo giunto del tutto inaspettato».

Arte e sostenibilità. Una volta assicuratesi lo spazio al castello di Brescia e incassata la soddisfazione, le tre giovani designer si sono messe alla ricerca dello sponsor. La scelta è caduta sull’azienda di Levate Elettroindustriale, che ha messo a disposizione il materiale necessario alla realizzazione, tra fari led, lampadine e bobine dei cavi elettrici. «Abbiamo deciso di concentrarci sull’aspetto della sostenibilità per unire natura e architettura. Per questo abbiamo pensato di utilizzare mille e duecento lampadine a scarica, ossia quelle lampadine che nel passato erano utilizzate per l’illuminazione stradale, e che adesso si stanno via via sostituendo con quelle a led. Abbiamo costruito sulla base di bobine di cavi elettrici quattro colonne, emblema dell’architettura, servendoci di queste lampadine esauste, che non funzionano più, ma che sono state ri-illuminate dall’interno con un faro a led».

Un successo. Certo più facile da ammirare che da immaginare, l’installazione è ora custodita tra le merlature del castello di Brescia, con l’unico compito di lasciarsi contemplare dagli oltre centocinquantamila visitatori che ogni anno scelgono di passeggiare nel mezzo di quell’autentico spettacolo di luci. Tra quei visitatori, precisa Paola, «ci sono ovviamente anche i miei genitori. Pensa che sono stati al castello più volte di quante ci sia stata io». Insieme al l’opera firmata dal trio Paola, Chiara e Chiara, a condividere la cornice bresciana del colle Cidneo, ci sono altre diciotto opere, provenienti da ogni angolo d’Europa, tra Polonia, Finlandia, O landa. «Ci hanno scritto in tantissimi per farci i complimenti, ne siamo state orgogliose. E pensare che, quando a ottobre abbiamo iniziato a lavorarci, non eravamo nemmeno così sicure che l’idea fosse realizzabile nella pratica. Molte installazioni, dopotutto, si basano su giochi di luci un po’ più semplici, mentre la nostra creatura era un poco articolata. Fino all’ultimo non eravamo sicure che ce l’avremmo fatta. E invece…». E invece, il caso ha voluto che lo stesso luogo che un tempo assisteva inerme alle battaglie sanguinose tra esercito francese e veneziano, faccia oggi da letto su cui si ergono quattro colonne luminose, frutto dell’impegno di chi, con un briciolo di coraggio disinteressato, è riuscito ad andare oltre le sue stesse aspettative.

Il futuro. Forse ora più che mai, Paola è certa di voler diventare interior designer: «Alle superiori avevo studiato da geometra, e dopo la quinta non ero nemmeno certa di voler continuare a dedicarmi ai libri. Mia sorella mi ha convinta a darmi un’occhiata in giro, e così ho finito per iscrivermi alla Laba. È stata una scelta azzeccata». Gli anni dell’università, Paola li ha condivisi con le due bresciane con cui ora festeggia una grande soddisfazione che non dimenticheranno tanto facilmente: «Abbiamo fatto tutto il percorso insieme, dal primo anno. Ci siamo ritrovate a sviluppare sulla carta un sacco di progetti per via degli esami da sostenere. Siamo felici di aver avuto la possibilità di tramutarne uno in realtà. Adesso ci piacerebbe poterlo esibire anche alla manifestazione Fuori Salone di Milano. Si vedrà».

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