Chi è Giorgio Gori
(per chi ancora non lo sa)

È il nuovo sindaco di Bergamo. Ha vinto il ballottaggio con il 53,5 percento dei voti contro il 46,5 di Tentorio. In cifre assolute: 26.385 a 22.929.
"Ora si inizia con un nuovo corso. Dedico questa vittoria alla mia famiglia" il primo commento del neoeletto nel cortile di Palazzo Frizzoni.

Nato a Bergamo il 24 marzo ’60, Giorgio Gori non è un politico di professione. Giornalista, laurea in Architettura, nel 1995 sposa in seconde nozze Cristina Parodi, volto noto della tv, conosciuta a Mediaset. Da lei ha tre figli: Benedetta, Alessandro e Angelica. Vive in Città Alta.
Ma la politica ce l’ha nel sangue fin dai tempi del Sarpi che ha frequentato negli ultimi anni ’70, partecipando attivamente alla vita della scuola con il gruppo – laico e riformista – “Azione e Libertà”. Dopo un’avventura professionale esaltante vissuta nel mondo della comunicazione come manager e imprenditore, due anni fa la svolta. Come scrive Luca Telese: «il crepuscolo del berlusconismo …fa venire in mente a Gori che si possa aprire uno spazio per una nuova avventura politica». Iscritto al Partito Democratico, partecipa agli incontri di Renzi alla Leopolda e si dà un obiettivo preciso: diventare sindaco di Bergamo. Candidato nel 2012 alle primarie Pd per il Parlamento nel collegio di Bergamo, arriva quarto. Si candida al Senato alle politiche del 2013, ma non è eletto. Dopo aver vinto in febbraio le primarie del Pd con il 58,5% dei voti ha sostenuto e vinto la sfida più importante: quella contro il sindaco uscente, Franco Tentorio.

Gli inizi
L’avventura professionale di Gori nel mondo della comunicazione inizia  a 18 anni, come giornalista a Radio Bergamo. Collaboratore sotto la direzione di Vittorio Feltri è impegnato, di sinistra, appassionato di antimafia. Il suo direttore ricorda: “Era bravissimo, davvero: ma anche un po’ presuntuosetto. Un giorno gli faccio: ‘Sai che ti dico? Chissenefrega della mafia, se vuoi parlare di qualcosa di importante metti su l’elenco delle farmacie aperte’”. Entrato come giornalista a L’Eco di Bergamo, viene assunto come praticante a Bergamo Oggi dove ritrova Feltri. Il rapporto tra i due risulta problematico: “Io gli dicevo quello che volevo e lui regolarmente se ne fregava. Glielo dicevo una, due o tre volte, macché, nulla. Arrivati al decimo incidente chiamai l’editore e gli dissi: basta, di questo Gori mi sono rotto le scatole, licenzialo”.

La svolta
È il vero punto di svolta professionale per Gori. Si laurea in Architettura e nel 1984 riesce a entrare a Retequattro, spinto da Lorenzo Pellicioli all’epoca amministratore delegato del canale mondadoriano (prima della scalata di Silvio Berlusconi), nonché vecchio compagno di assemblee studentesche. Diventa assistente di Carlo Freccero, capo del palinsesto della rete, e nel 1989, a soli 29 anni, responsabile dei palinsesti delle tre reti del gruppo di Berlusconi, Due anni dopo, quando Fininvest istituisce le direzioni di rete, si trova a capo di Canale 5. A soli 31 anni. Nel 1997 passa alla direzione di Italia 1, dove rimane per tutto il 1998 e nel 1999, sempre in veste di direttore, torna all’ammiraglia di Mediaset .

Il rapporto con Berlusconi
Pur avendo lavorato per l’azienda di Berlusconi, Gori ha sempre affermato di non condividere nessuna delle sue idee politiche. E ricostruisce così i tempi della discesa in campo, quando l’ombra del conflitto di interessi si fa gravida di pericoli: “Berlusconi tende a creare rapporti filiali, ma io un papà ce l’ho già. In realtà il grande freddo nasce quando lui scende in campo. Non è stato facile, perché in azienda c’era una sorta di chiamata alle armi. Per fortuna ero spalleggiato da gente più forte di me come Mentana e Costanzo”. Tuttavia – ammette – finchè ha lavorato per Berlusconi gli è sempre stata garantita massima autonomia. Verso il padrone di un tempo sente di avere un grande debito di riconoscenza: “Berlusconi ha avuto grande coraggio a mettere in mano a un ragazzo di 29 anni la responsabilità di tre reti televisive”.

L’imprenditore
Nella primavera del 2001, dopo 17 anni a Cologno Monzese, decide di mettersi in proprio: insieme a Ilaria Dallatana e Francesca Canetta fonda Magnolia. Specializzata in prodotti di intrattenimento e di infotainment, la nuova azienda cura diverse produzioni per Rai, Mediaset e La7, mettendo a segno numerosi successi televisivi. Tra gli altri, l’Isola dei famosi, XFactor e Piazzapulita. Un giro d’affari di 64 milioni di euro. Pur mantenendone il controllo, nel 2007 Gori ne cede la maggioranza al gruppo De Agostini: Magnolia entra così in Zodiak Media Group, il terzo gruppo al mondo per la produzione di contenuti audiovisivi.  Nel novembre 2011, però, Gori decide di prendere le distanze da questa attività. Lascia la presidenza di Magnolia e Zodiak Active e il 13 settembre 2012 vende anche le azioni che deteneva e, successivamente, la quota di partecipazione.

Il ritorno di fiamma per la politica
Diventa lo spin doctor di Renzi in occasione delle primarie 2012.  Coordina i “Comitati Renzi” della provincia di Bergamo e partecipa al coordinamento di quelli lombardi. È tra gli organizzatori del Big Bang, la tre giorni di incontri alla Leopolda di Firenze dove interviene dicendo: “Siamo in una serissima difficoltà, e proprio perché la situazione è questa, io credo che sia necessario che ognuno smetta di fare esclusivamente i fatti suoi. Se vogliamo provare a cambiarlo questo nostro benedetto, amato paese è ora che chi può cominci a darsi da fare, e ci metta anche la faccia”. Sempre nel 2012, a Bergamo, insieme ad alcuni amici, costituisce la Fondazione “InNova Bergamo”, con l’obiettivo di approfondire i temi che riguardano il presente e il futuro della città. Sono due anni che studia da sindaco prendendo appunti sulla sua fida Moleskine. I primi tentativi di candidatura, alle Parlamentarie del Pd del 2012 prima e al Senato per le elezioni politiche del 2013 poi, non avevano avuto successo.

Le passioni e il carattere.
Ama leggere, andare al cinema e fare fotografie. Si presenta più spesso serio che sorridente. Nei discorsi, anche in pubblico, preferisce argomentare piuttosto che sollecitare le corde emotive dell’uditorio. La moglie, Cristina Parodi, lo descrive come un uomo coraggioso, determinato per non dire testardo e molto competitivo: “Vuole sempre vincere, anche se gioca a tennis con i figli o a trivial pursuit”.