Perché il mitico Salvatore Aranzulla
è stato cancellato da Wikipedia

Se state leggendo questo articolo e, dunque, usate un computer o qualsiasi tipo di device teso alla navigazione in Internet, avrete sicuramente già sentito parlare di Salvatore Aranzulla. Dati alla mano, è impossibile non aver mai incontrato il suo nome. Ma, per dovere di cronaca, è giusto raccontare, seppur brevemente, di chi si tratta. Aranzulla è il più famoso divulgatore informatico italiano e sul suo blog si occupa di rispondere alle domande più comuni relative al mondo dell’informatica. Domande basiche, che chiunque non sia un esperto informatico però si trova a porsi mentre lavora o anche soltanto smanetta al pc. Da “come si mettono le note in Word” a “come trasferire musica da pc a iPhone”: robe semplici, forse, ma che con i tutorial del buon Salvatore diventano veramente banali e immediate. Stando ad Alexa, azienda statunitense sussidiaria di Amazon che si occupa di statistiche sul traffico di Internet, il sito di Aranzulla è al momento il 65esimo più visitato in Italia, il 30esimo se si considerano soltanto i blog. Un successo costruito in anni di duro lavoro e pratiche SEO (search engine optimization) sfruttate alla perfezione dando risposte alle domande più ricercate dagli utenti italiani di Internet. Insomma, un vero fenomeno del web, ma anche culturale e nazionalpopolare, che, in quanto tale, s’era conquistato una pagina dedicata su Wikipedia. Il passato, però, è d’obbligo, visto che dal 9 giugno Aranzulla non ha più posto sull’enciclopedia libera online più famosa al mondo.

 

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La diatriba su Wikipedia. Il dibattito s’è aperto intorno al 20 maggio, quando qualche utente di Wikipedia ha pensato di aprire un dibattito proponendo la chiusura della pagina dedicata al blogger catanese (come prevede la procedura dell’enciclopedia online). E alla fine la maggior parte degli utenti ha votato a favore della cancellazione della pagina. Alcuni contributor ritengono che la figura di Salvatore Aranzulla non risponda ai criteri di enciclopedicità necessari per poter apparire su Wikipedia. L’accusa mossa al blogger è quella di non essere un vero e proprio “divulgatore” (come lo definiva la pagina su di lui), vista la totale semplicità degli argomenti trattati e il dibattito si è quindi diviso tra quantitativisti (ovvero conservazionisti) e qualitativisti (cioè cancellazionisti). Come spiega Motherboard, quindi, c’era chi voleva Salvatore Aranzulla su Wikipedia per la quantità di informazioni che ha prodotto e chi non lo voleva per la qualità delle stesse. Hanno vinto i secondi.

 

 

Perché lui no? Il buon Aranzulla non l’ha preso benissimo. Il 23 maggio, sulla sua pagina Facebook (che conta circa 340mila Mi Piace), scriveva: «Amici cari, vi dico solo che concorrenti di bassa lega e rosiconi stanno proponendo l’eliminazione della mia voce da Wikipedia». E oggi, ironicamente, commenta soltanto: «Devo forse andare a Uomini e Donne per potere stare su Wikipedia?». Certo la vicenda risulta curiosa, visto che effettivamente su Wikipedia trovano spazio personaggi ben meno noti o “utili” di Aranzulla, che è autore di diversi testi di informatica (uno dei quali è diventato un bestseller del settore ed è stato allegato alla rivista Focus), ha lavorato con importanti editori (come Condé Nast) e ha alle spalle ben 12 anni di attività professionale, tanto da essere stato ospite in diversi programmi televisivi su La7 e Rai2, ma anche di emittenti radiofoniche nazionali (Radio Uno e Radio Popolare). Spesso, infine, partecipa a convegni come il Festival della Comunicazione, Confartigianato Digitale e ha tenuto lezioni da esterno nelle università della Bocconi di Milano, Pavia, Parma e Palermo. Perché lui no e, per dirne una, Francesca Cipriani sì? Mistero.

 

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Chi è Salvatore Aranzulla. D’altro canto, al di là del dispiacere personale e dell’amarezza per tutta la vicenda, il buon Salvatore ha tanti motivi per essere felice. Socio unico della Aranzulla Srl con sede legale in piazza della Repubblica 10 a Milano, a soli 24 anni ha chiuso il 2014 con il ragguardevole fatturato di 1 milione di euro raggiunto senza praticamente mai muoversi da casa. E non è la prima volta che gli capita. Lo ha spiegato Il Giornale in una rara intervista strappata al blogger nel gennaio 2015. Aranzulla viene per il traffico commerciale che genera su Internet dispensando alla gente soluzioni tecniche, trucchi e consigli per gli acquisti o semplicemente ospitando gli annunci a pagamento di Google Adsense. Calcustat gli accreditava allora dati sbalorditivi: 1,79 milioni di pagine viste al giorno; 1,43 milioni di visitatori unici; 5.366 dollari di entrate quotidiane; 3,92 milioni di dollari il valore del sito. Secondo Nielsen, l’istituto di ricerca indipendente con sede a New York che misura l’audience dei mass media, su 30 milioni d’italiani che si collegano abitualmente alla rete, ben 3,3 milioni finiscono per abbeverarsi agli oltre 5mila contenuti messi online da Salvatore.

Il blogger catanese raccontava a Il Giornale: «A 12 anni già avevo il mio sito e diffondevo una newsletter d’informatica. A 14 mi cercò Massimo Mattone, direttore dei mensili Internet Magazine e Win Magazine, per affidarmi una rubrica. Mi pagavano 15, 20 euro a cartella. Con le edizioni Condé Nast sono arrivato a 200 euro. Poi, a 17 anni, pensavo di diventare criminologo. M’interessavano le problematiche legate alla sicurezza e alla prevenzione dei reati e ci scrissi anche un libro, cui ne seguirono altri quattro per Mondadori Informatica, uno dei quali allegato al mensile Focus. Finito il liceo scientifico, mi trasferii a Milano per frequentare la Bocconi. Mi sono laureato da pochi mesi in economia aziendale e management. Il mio sito mi ha seguito nel monolocale di 20 metri metri quadrati che ho affittato in zona Porta Romana». Il segreto del suo successo? «Scrivo come un 12enne: soggetto, predicato, complemento oggetto. Cerco di farmi capire indipendentemente da età, grado d’istruzione e competenze linguistiche di chi mi legge. Non do nulla per scontato. Faccio l’esatto contrario di voi giornalisti». E ha anche un talento nascosto, ovvero la pasticceria: «Mi sono iscritto a un corso dell’Alma, la scuola internazionale di cucina diretta da Gualtiero Marchesi. Mi restavano da dare 10 esami alla Bocconi. Di giorno lavoravo e di notte studiavo: 5 ore di sonno, niente vacanze, sui fornelli anche il sabato e la domenica. A settembre (2014, ndr) sono stato ammesso al corso superiore. È finito la domenica. Il lunedì ero già in università per la prova di Diritto pubblico. Mi sono laureato nei termini giusti. I miei compagni di studi la sera andavano in discoteca. Non hanno ancora dato la tesi e non sanno leggere un bilancio. Io almeno so fare le torte. È una passione che ho ereditato da mia nonna Pina. A 80 anni ancora impasta e cuoce 25 chili di pane per il parentado, tutti i giorni. Sentivo questo bisogno di toccare con le mani la materia prima. Sono appena stato a perfezionarmi in Giappone. Ora sogno di aprire una catena di pasticcerie».

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