Il prete missionario bergamasco
che è stato cacciato dal Brasile

Dopo dieci anni di missione in Brasile, nella diocesi di Maranà, nello Stato del Parà, padre Angelo Maffeis, monfortano di Albano Sant’Alessandro, non potrà più ritornare perché gli hanno negato il rinnovo del visto.

 

 

Cosa è successo?

«Quando ho visto che un latifondista (che per giunta porta un nome italiano) ha usurpato alcune terre di poveri contadini per allargare i propri confini, non ho potuto stare fermo, né zitto. Conosco molto bene il prefetto di quella regione, persona che negli anni scorsi aveva intrapreso il percorso del diaconato, interrotto dopo che si era innamorato di una ragazza. Sono stato da lui perché sapevo della sua sensibilità su questi temi. Dopo aver denunciato il fatto, il prefetto ha fatto arrivare sul posto alcune camionette dell’esercito che hanno ristabilito l’ordine precedente».

E la cosa non è andata giù al latifondista…

«È così. In questi casi ci sono due vie: o ti allontanano o ti ammazzano. Mi è andata bene: sono stato allontanato. Ho visto perdere la vita per molto meno».

A quando risalgono i fatti?

«All’anno scorso, proprio qualche mese prima che mi scadesse il visto. Dopodiché, per ottenere il rinnovo hanno cominciato a chiedermi strani documenti. Per ogni documento la spesa è di 250 euro al cambio. Nessuno mi ha mai negato l’opportunità di avere il visto, ma le difficoltà che ti mettono davanti te lo fanno capire. Alla fine quando mi hanno chiesto un documento che sancisse la mancanza di precedenti penali da produrre per ogni singolo Stato del Brasile, ho capito. Quindi sono tornato in Italia».

Una situazione drammatica.

«Mai si è vista, in Brasile, così tanta violenza. Nei confronti della natura e delle persone. Il livello di corruzione in tutti i posti di potere è altissimo. Siamo di fronte a un Paese piegato alla logica del profitto più sfrenato. Papa Francesco, per richiamare l’attenzione del mondo sui problemi del Paese, ha indetto un Sinodo, i cui lavori si sono chiusi domenica scorsa».

Il Sinodo sottolinea molteplici e complessi aspetti, già a partire dal non rispetto della natura.

«Non vorrei buttarla solo sull’aspetto naturalistico, ma il problema degli incendi della foresta è molto serio. Qui la stanno distruggendo a una velocità di due campi di calcio al minuto. I latifondisti, in segno di sfida, hanno persino indetto il giorno del fuoco, il giorno in cui, cioè, insieme hanno appiccato gli incendi. C’è una grande sete di spazi per incrementare l’allevamento del bestiame (per soddisfare le richieste del mercato dell’export) e la coltivazione della soia (che dà nutrimento agli animali allevati). Il vento, poi, porta il fuoco anche sui terreni dei piccoli proprietari, distruggendo le loro coltivazioni e così rimangono privi anche del…

 

Articolo completo a pagina 10 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 7 novembre. In versione digitale, qui.

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