I trionfi del club dei curdi in Svezia
che scampò alla tragedia dell’Airbus

Borlänge è un’anonima località nella Svezia centrale, un paesone di provincia che pochi collegherebbero a Kobane, simbolo della terribile battaglia dell’Isis contro i curdi e distante qualcosa come tremila chilometri dal Dalarna, la regione di cui la prima delle due città è il capoluogo. Eppure in queste settimane i pensieri, mai come prima, corrono tra le due località veloci così come corre il pallone, che spesso, e questa non è un’eccezione, è un buon motivo per parlare d’altro. Pochi giorni fa, in una città ancora più remota, Umeå, nel nord del Paese scandinavo, il Dalkurd, una squadra creata da rifugiati curdi solo 11 anni fa e di casa appunto a Borlänge, ha raggiunto una storica promozione nel Superettan, la seconda divisione nazionale, dopo una scalata che ha dell’incredibile.

 

Her biji Dalkurd

Posted by Dalkurd Supporter on Venerdì 26 giugno 2015

 

Hanno vinto 5 campionati di fila. Partiti dall’equivalente della Prima Categoria sotto l’ala protettrice del Brage, che fino a pochi anni fa militava nella massima serie, i ragazzi del Dalkurd hanno vinto cinque campionati di fila portandosi in Division 1 raggiungendo proprio i cugini, che nel 2013 sono retrocessi dalla seconda serie, e superandoli l’anno successivo grazie ad un terzo posto che quasi gridava vendetta dopo un torneo giocato ad alti livelli. Sotto la guida di Andreas Brännstrom, i biancoverdi promettevano di migliorarsi nella stagione 2015, seguendo due motti. Il primo è :«Det finns ingen jag hos oss», letteralmente «Non c’è nessun io nella nostra squadra», ad indicare lo spirito di gruppo che ne ha caratterizzato la breve storia. Il secondo invece è più figurato, ma specifica bene quanto sia radicata la comunità curda in Svezia e l’amore per il Dalkurd: «Non si gioca mai in trasferta», e questo perchè, oltre ad avere un discreto seguito da Borlänge, ad ogni trasferta sono centinaia i tifosi di origine curda che giungono dalle città ospitanti per vedere da vicino i loro beniamini.

 

Un video pubblicato da DALKURD FF (@dalkurdff) in data:

Un club quasi miracolato. Eppure rischiava di essere una tragedia, ancora prima del trionfo, perchè su quel volo precipitato nelle Alpi Francesi lo scorso marzo, il 9525 da Barcellona a Dusseldorf costato la vita a 150 passeggeri a causa delle intenzioni suicide dell’aiuto pilota, doveva esserci proprio il Dalkurd, al rientro da una tournèe in Spagna prima dell’inizio del campionato. Si gelò il sangue ai giocatori che, ancora in attesa a Barcellona, vennero subissati di telefonate da amici e parenti intenzionati a capire se erano su quel volo o no. I giornali poi spiegarono che la squadra, pochi giorni prima, aveva deciso di cambiare la prenotazione e optare per un altro volo in modo da evitare il lungo scalo in Germania.

 

France Plane Crash

 

I curdi in Svezia. Scampato il disastro, il torneo non ha avuto storia e la prima promozione in seconda serie è stata suggellata con quattro giornate d’anticipo. E, forse, non è un caso che la stagione più memorabile della storia del Dalkurd sia arrivato in un anno così terribile per il popolo curdo, perseguitato dall’Isis in Siria ed Iraq, e alle prese con una lunga battaglia con il governo turco che ancora detiene Abdullah Oçalan nell’isola carcere di Imrali. Qui il leader curdo è l’unico prigioniero dal 1999 dopo l’arresto da parte dei servizi segreti di Ankara e le polemiche dopo la sua permanenza in Italia di pochi mesi prima. In Svezia, invece, i curdi sono presenti in maniera consistente dagli anni Sessanta, quando arrivarono i primi studenti rifugiati. Da allora l’esodo è stato continuo, a diverse riprese scandite dalla guerra fra Iran e Iraq negli anni Ottanta, i conflitti in Iraq del ’91 e 2003 e l’esodo di massa degli ultimi mesi.

 

Dalkurd FFVasalunds IF–Dalkurd FF 0–2

Posted by Dalkurd Supporter on Lunedì 19 ottobre 2015

 

Perchè Borlänge. La cittadina è diventata meta per numerosi gruppi di stranieri ed è una delle più impegnate nel garantire sicurezza ed integrazione, a volte con risultati sorprendenti. Oltre al Dalkurd, il capoluogo del Dalarna ha contribuito alla creazione di una squadra di bandy (un’estensione a 11 dell’hockey su ghiaccio) formata da immigrati somali, tanto da permettere la partecipazione della nazionale africana (formata da giocatori locali più un somalo-canadese in prestito dall’hockey) ai mondiali in Russia del 2014.

Non solo Dalkurd. Il calcio è lo sport preferito dai curdi e ad Erbil, tre anni fa, la nazionale, non riconosciuta dalla FIFA, si è imposta nella VIVA world Cup giocata in casa, battendo per 2-1 in finale la Repubblica Turca di Cipro di fronte a oltre 20mila spettatori. La stessa nazionale aveva perso in finale i due mondiali precedenti a beneficio della “nostra” Padania, nella quale all’epoca militavano diversi ex giocatori professionisti. Nessun giocatore biancoverde prese parte a quel singolare mondiale perchè il Dalkurd, in estate, è solitamente impegnato nelle partite di metà stagione (il campionato svedese si sviluppa infatti da aprile a novembre). Ma il successo arrivato pochi giorni fa vale quanto un mondiale, e non è detto che debba rimanere l’unico.

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