Il quartiere dalminese Sant’Andrea
Quello svincolo e il suo traffico

Lo dicono proprio tutti a Sforzatica Sant’Andrea: manca una piazza. In verità ci sarebbe anche ed è intitolata a Vittorio Emanuele II, ma della piazza ha veramente poco. Infatti è tagliata in due da via Alfani, prosegue verso il centro con via Manzoni, a destra c’è via Sant’Andrea e a sinistra via Dall’Ovo. C’è poi un parcheggio per una ventina di auto su un lato, altri parcheggi davanti al sagrato della chiesa, altri nei pressi della Torre. C’è proprio poco spazio pedonale e le auto viaggiano a velocità piuttosto sostenuta. Da quando è stato realizzato lo svincolo per Sforzatica, i mezzi che provengono dalla Villa D’Almè-Dalmine spesso passano dal quartiere per raggiungere il centro del paese, creando conseguenti problemi di traffico e inquinamento per chi a Sant’Andrea ci vive.

 

 

La piazza. «Dal punto di vista urbanistico la piazza è stata stravolta dall’apertura, avvenuta alla fine degli Anni Cinquanta, della via Manzoni – spiega Claudio Pesenti dell’Associazione Storica Dalminese che, insieme a Enzo Suardi, ci accompagna alla scoperta di Sforzatica Sant’Andrea -. Un tempo si poteva intravedere da lontano solo la parte alta della facciata e si arrivava in piazza solo dalle vie laterali, creando così un effetto di spettacolarità tipico del barocco».

La chiesa. La chiesa principale risale al 1740. Le statue di Antonio Maria Pirovano che decorano la facciata sono state appena restaurate grazie alle offerte dei parrocchiani. All’interno c’è un affresco dei fratelli Galliari, pittori e scenografi italiani attivi in numerosi teatri europei del diciottesimo secolo: «Infatti è un affresco molto particolare perché è stata utilizzata la tecnica del trompe l’oeil, dando l’illusione del reale grazie ad artifici prospettici», sottolinea Enzo Suardi. L’organo è un Bossi-Urbani, uno strumento molto prezioso e antico. La parrocchiale in realtà risale all’undicesimo secolo. Giunto il momento di ristrutturarla, si è deciso di realizzare una chiesa nuova e molto più grande adiacente a quella originaria. Che è una chiesina lunga e stretta situata dietro l’abside, usata dal 1761 fino al 1808 per seppellirci i morti.

 

Il sagrestano Luigi Pesenti

 

All’interno di questa cappella ci accompagna il sagrestano Luigi Pesenti, che ha preso il posto di Palmiro Viscardi, lo storico sacrista scomparso all’inizio dell’anno. «Da quando lui non c’è più io ho preso il suo posto – racconta Pesenti -. Io sono nato qui in piazza, sono sempre stato qui e ho fatto il volontario fin da quando ero bambino. Venivo sempre a messa, così Palmiro mi aveva chiesto di fare il chierichetto e di dargli una mano e io ho accettato. Quando lui si è ammalato ed è stato a casa, don Claudio mi ha proposto di prendere il suo posto. Mi ha detto che era un lavoro impegnativo, quotidiano, dalla mattina presto alla sera. Io ne ero consapevole, gli ho risposto che mi avrebbe fatto piacere. Ed eccomi qui». Luigi ama particolarmente…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 24 e 25 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 30. In versione digitale, qui.

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