Ronzoni: «Ho sfiorato la serie A
Poi ho fondato una banca»

Le radici mozzesi dell’amministratore delegato di Banca Galileo, Ezio Ronzoni, hanno contraddistinto da sempre la crescita umana e professionale del manager. Ezio è il primo di quattro fratelli, Tiziano, Giancarlo e Mario: una famiglia numerosa, quella di papà Arturo e mamma Eugenia. «I nostri genitori ci hanno trasmesso molti esempi e passioni – racconta Ronzoni –. Nostro papà è sempre stato intraprendente e curioso: ama il bello. Collezionista d’arte legata agli oggetti antichi e grande appassionato di motori: motociclette e automobili d’epoca. E ne siamo tutti stati contagiati. Siamo cresciuti in un paese, Mozzo, nato con un centro storico a cui si sono aggiunti satelliti abitati da persone che sono arrivate dalla provincia. Mozzo rappresenta lo stereotipo di un moderno centro evoluto. È sempre stato descritto come un paese dormitorio: il paese è cresciuto con l’immigrazione da contesti di diversa cultura sociale, con tante diversità che lo hanno fatto evolvere non solo in termini edilizi».

Ezio cresce e a quattordici anni tenta la carriera calcistica, arriva a un passo dal contratto con una squadra blasonata, ma la rottura del menisco interrompe i suoi sogni. Gli studi economici gli permettono invece di coronare un sogno che aveva sin da bambino: lavorare in banca. «Nel mio immaginario la banca rappresentava un modo per conoscere tanta gente, le loro storie e nel limite del possibile aiutarli a superare i loro problemi». Ronzoni inizia la sua carriera nella Banca Provinciale Lombarda, proprio a Mozzo, in Via Colle Lochis, e la promozione a vicedirettore gli consente di ambire a diverse esperienze in altre filiali in Bergamo città e a Treviglio.

Verso la fine degli anni Ottanta arriva il primo grande cambiamento: Bergamo forse gli stava un p o’ stretta e allora accetta la proposta della Banca Agricola Mantovana che, sbarcata a Milano – la piazza più importante del mercato italiano – cercava il responsabile dello sviluppo dell’area milanese. E dopo Milano, Ronzoni viene incaricato di aprire il mercato a Parma e poi viene chiamato in sede centrale a Mantova. «All’inizio degli anni 2000 arriva l’operazione Monte dei Paschi che acquisisce il controllo della mia banca e la trasforma in modo radicale. In questo nuovo contesto non mi ritrovo più e con altri colleghi decidiamo di dare vita a un nuovo ambizioso progetto, una banca privata per andare in controtendenza alla nascita di grandi concentrazioni bancarie, sempre più lontane dal contatto con la gente. Ho parlato ai miei principali clienti lombardi e bergamaschi del nostro progetto e nasce Banca Galileo, una vera e propria family bank, nel senso di famiglie imprenditoriali con la loro banca a 360 gradi».

Aderiscono al progetto diversi imprenditori del nord Italia e il progetto si caratterizza per la grande qualità nella relazione con il cliente, con un’efficace risposta al target di famiglie e di aziende importanti. «Del resto la maggior parte delle imprese italiane sono aziende familiari, chi di prima chi di quarta o quinta generazione. Il nostro valore aggiunto è quello di stabilire una relazione salda tra banca e cliente, che consente al nostro istituto di affiancare l’azienda e la famiglia nelle proprie attività, non come fornitore di denaro ma come un vero consulente indipendente».

Oggi Banca Galileo, che ha la sede centrale a Milano, ha filiali a Bergamo, Mantova e Borgomanero che coprono tutto il nord Italia. «Il nostro obiettivo è comunque far rimanere la banca in una dimensione che privilegi la qualità, non necessariamente la crescita, ma con azioni tese ad allargare la rete di famiglie imprenditoriali che potrebbero essere coinvolte nel progetto. Ovviamente il nostro sviluppo tiene conto dell’evoluzione della tecnologia al servizio del cliente».

Rimane un’ultima domanda, forse per pudore e che riguarda gli affetti più intimi, la sua famiglia. Ronzoni ci congeda con un sorriso. «Nadia, mia moglie e Andrea, mio figlio sono il supporto quotidiano indispensabile, l’ispirazione e lo stimolo anche per le mie scelte di ogni giorno. Le storia ci conferma che non esistono né limiti né confini quando dietro c’è una famiglia forte. Il suo ruolo in questo momento storico va rivalutato proprio quando è sottoposta ad attacchi continui che mirano a indebolirla. La famiglia è alla base di una comunità, di una nazione e va difesa».

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