Sara, diciassette anni da Gandino
La quarta liceo comincia… in India

In copertina, Sara durante il rito Raksha Bandhan, insieme al fratello ospitante Siddharth.

 

Dal giorno della partenza dall’Italia sono già trascorsi due mesi, e prima del ritorno ne passeranno altri otto. Una bella scommessa per Sara Canali, studentessa del Liceo Scientifico dell’Isiss Valle Seriana di Gazzaniga, che vivrà il quarto anno di scuola superiore in maniera certamente non comune: in India.

Cos’è Intercultura. Un’iniziativa che coinvolge numerosi studenti italiani e che fa capo ad AFS, associazione internazionale il cui ramo italiano è denominato Intercultura. Fondata nel 1955, è una Onlus presente in 155 città. Nacque per iniziativa di un gruppo di giovani che avevano vissuto esperienze all’estero: oggi Intercultura può contare su oltre 4500 volontari presenti su tutto il territorio nazionale.

Nell’epoca della globalizzazione, dei viaggi aerei che costano come un biglietto d’ingresso al cinema e della comunicazione in tempo reale, i 17 anni di Sara non sono certo quelli di una volta, ma per il papà Mario, la mamma Marzia e il fratello Tommaso (e ovviamente per tutti gli amici) che l’hanno vista volare in Asia come Peter Pan l’effetto è stato senza dubbio sorprendente. Il riferimento non è casuale: Sara prima di partire ha vestito i panni del protagonista (Peter Pan appunto) nel musical proposto dai giovani dell’Oratorio di Gandino, dove vive la famiglia.

Le prime parole e un nuovo inizio. «Namaste, Maru naam Sara chhe, Hun Italy ni chhu». Queste sono le prime parole in lingua Gujarati imparate dalla giovane bergamasca, utili per presentarsi alla famiglia “adottiva” che sino alla primavera 2018 sarà per lei appoggio indispensabile. «Ogni anno – spiega Sara –  più di 2.200 studenti delle scuole superiori italiane trascorrono un periodo di studio all’estero e quasi 1.000 ragazzi da tutto il mondo vengono accolti nel nostro Paese. Le destinazioni proposte sono un centinaio,  per un periodo di tempo che può andare da un mese ad un intero anno scolastico (10 mesi). Nel mio caso vivo in famiglia e mi reco a scuola solo nei normali orari di frequenza, in altri casi le proposte sono collegiali, con scuola a tempo pieno e solo il fine settimana in famiglia».

Ad accendere la scintilla a casa Canali è stato papà Mario («Anche se poi ho acceso un fuoco di emozioni dentro di me cui non è stato facile dare forma») che ha segnalato a Sara l’opportunità delle borse di studio erogate dall’INPS attraverso il programma Itaca. «Un anno fa – spiega Sara scrivendo dall’India – ho sostenuto test e colloqui (anche psicologici), che hanno coinvolto anche la mia famiglia. Credevo tutto rimanesse un sogno, invece è diventata una bella realtà.

Da un lato non riuscivo a contenere la mia felicità, dall’altra ho iniziato a percepire cosa significasse passare un anno in una nazione straniera. Avrei abbandonato le persone che mi sono accanto da quando sono nata, i miei amici, andando… dall’altra parte del mondo. Mi sono resa però conto che i pro sono molto più numerosi dei contro: non nego che sia stato difficile ambientarsi durante il primo mese (sicuramente affronterò ancora qualche problema), ma questo resterà uno dei momenti più importanti della mia vita. Mi piace ricordare il senso di questa sfida con una frase di Stanislaw Jerzy Lec nel libro Nuovi pensieri spettinati del 1964: “Vuoi incontrare te stesso? Va’ in una città straniera”. Spero di abituarmi ad affrontare situazioni difficili e nuove, guardando il mondo da un’ottica diversa, apprezzando la diversità fra le persone, scoprendo la cultura Indiana e la conoscenza dell’inglese”.

La scuola e lo scambio culturale. Sara è ospitata dalla famiglia Goswami, che vive ad Ahmedabad, la città più grande dello stato del Gujarat, che è patrimonio dell’UNESCO (un gemellaggio con Città Alta e le Mura?). «Dormo nella camera di Tarang – racconta Sara – uno dei figli dei miei genitori ospitanti, che ora è in Germania per completare un master. I miei genitori ospitanti si chiamano Harehgiri e Alka, mentre il mio fratello ospitante è Siddharth. Fanno di tutto per mettermi a mio agio. Ad Ahmedabad, oltre a me sono presenti altri tre studenti in scambio interculturale: Lorenzo (che proviene dalla Sicilia), Adrien (che vive alle porte di Parigi) e Ruchi (che viene dagli Stati Uniti, ma suo papà è indiano). Ognuno degli studenti è assistito da uno dei volontari locali, al quale lo studente può chiedere aiuto e consiglio. Il mio tutor si chiama Keval».

La sorprendente vita in India. Sara vive una quotidianità diversa, che va dalla gestione, per esempio, dei servizi igienici allo stupore per aver incontrato tête-à-tête alcune scimmie ed un elefante, dai ritmi di vita al ritmo scolastico e alla disciplina nell’Istituto frequentato. «Il cibo è decisamente più piccante di quello cui sono abituata, soprattutto se ci si azzarda ad assaggiare quello offerto agli angoli delle strade dai venditori ambulanti: ormai, l’aggettivo “piccante” ha per me un nuovo significato. No comment per la “pizza” locale, che francamente non è quella italiana. Comunque è bello apprezzare l’India al di là dei facili stereotipi o dei ritmi lenti spesso imposti dal clima. Essa è visibile negli occhi di un fratello e una sorella che festeggiano il Raksha Bandhan, tra gli intarsi delle colonne in pietra del tempio di Hathee Singh Jain o nei veli svolazzanti di tanti Saree variopinti».

Ad aprile dell’anno prossimo (dopo aver festeggiato in India la maggiore età), Sara tornerà sui banchi dell’Istituto Valle Seriana a Gazzaniga, per preparare l’anno della maturità. «Dovrò recuperare alcuni argomenti selezionati e sostenere esami integrativi – conclude Sara – ma non sarà un problema». Il Passaggio in India resterà per sempre una sfida accettata. E vinta.

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