Seriate, l’antica chiesa di gére
che il fiume si è portato via

Seriate è tradizionalmente divisa in zone, dal punto di vista parrocchiale, e ognuna di queste vanta una o più chiese. Eppure esistono delle chiesette che sopravvivono soltanto nella memoria dei cittadini, nei libri di storia locale e con qualche rudere nascosto nel nuovo abitato seriatese.

La chiesa di gére. La prima che ricordiamo è forse quella più leggendaria: come in ogni buona storia ci sono dei morti, dei giustiziati e un fiume in piena. Non si tratta di un racconto di Poe, ma della vera vicenda della chiesa di San Pietro in Alcantara: è conosciuta da pochi con questo nome, mentre ben più noto è il soprannome «chiesa di gére», la chiesa delle ghiaie. Fu chiamata però anche con un altro nome: la «chiesa dei morti giustiziati». Edificata nel Seicento, pare infatti che vi fossero sepolti i condannati a morte del tribunale di Bergamo, tant’è che la manutenzione della struttura era a carico proprio del Comune di Bergamo. Questa sua caratteristica è stata tramandata di generazione in generazione, proprio perché qui, ai confini della città, venivano sepolti quelli che erano definiti i peccatori più gravi, giustiziati a causa delle loro colpe. E le leggende popolari sui carcerati e sulle loro morti pare non mancassero.

 

 

Era situata all’incirca nella zona in cui attualmente sorge il centro ecologico di via Lazzaretto e inizia il parco Oasi verde. Non esistono molte fonti documentali, se non qualche immagine, tra cui un disegno dell’Angelini, la cui copia è conservata anche presso il museo parrocchiale Carozzi di via Venezian, e un altro acquerellato del conte Tasca, conservato in villa Ambiveri. Sappiamo per certo che fosse sul margine del fiume e che, desumendo dalle immagini, l’entrata fosse formata da un piccolo portichetto a più arcate a tutto sesto, che ricordava quella della Madonna del buon Consiglio, tuttora esistente.

Dopo l’editto di Saint Cloud del 1804, il quale stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, fu costruito il primo cimitero seriatese in periferia: era il 1809 e il luogo, proprio di fronte a questa chiesetta, era denominato «ghiaie». Nel 1889 il Serio in piena straripò con una violenza tale da spazzare via la chiesa e il contiguo piccolo campanile, risparmiando però il cimitero in quanto posto più a est della chiesetta e, dunque, in posizione più arretrata rispetto al margine del fiume. I defunti furono trasferiti nel nuovo camposanto comunale. Proprio qui, sulla tomba dei Tasca, resta la croce di ferro anticamente collocata sul tetto della chiesa delle Ghiaie per volere della famiglia.

 

 

Fino a qualche anno fa, nella zona di via Decò e Canetta, era ancora visibile qualche pezzo dell’antico muro perimetrale del cimitero e persino qualche lapide murata, ma il tempo e i cambiamenti urbanistici non ne hanno lasciato traccia. Nel campo in cui era ubicato il cimitero, fino a pochi anni fa si ergeva una lapide, posta all’incirca al centro del campo. Questa stele riportava: «1840 – Non ti rincresca quatro passi a far limosina alli trapassati. Oggi a me, domani a te».

La chiesa è ricordata anche per un altro avvenimento: nel 1886 Seriate fu colpita da una tragica epidemia di colera. Pare che il contagio arrivasse da alcuni operai italiani che avevano lavorato in Francia e, fatto ritorno, avevano portato il morbo con loro: era il 1884. Questo primo pericolo fu sventato grazie a misure precauzionali e disinfezioni capillari, ma due anni dopo il colera arrivò, colpendo molti abitanti di Seriate. Per cercare di isolare il morbo, i colpiti vennero ricoverati in periferia, nella chiesa dei morti delle ghiaie, trasformata ormai in lazzaretto. L’epidemia non cessò fino all’arrivo del freddo autunnale, poiché, nonostante l’impegno di quarantena, le misure igieniche restavano davvero arretrate.

 

 

La chiesa di San Grisogono. È su una pergamena del gennaio 949 che Seriate è nominato per la prima volta nella storia: il nome citato era allora Sariate, chiamato così poiché «Sarius» era il nome latino dato al fiume Serio. Era un testo riguardante la permuta tra un diacono di una chiesa di Bergamo e i fratelli Giselardo e Adalberto del fu Domenico da Seriate. Nella stessa pergamena veniva nominata anche la chiesa «Sancti Grisohoni»: fu la prima chiesa parrocchiale di Seriate, ubicata tra via Chiesa Vecchia e via San Grisogono, più o meno dove sorge ora l’attuale «Madonna del buon Consiglio». Secondo alcuni autori storici, pare fosse una delle chiese più onorate dell’intera diocesi, anche se non è ben chiaro il motivo di questa devozione. Nella visita pastorale del 1575, don Francesco Porro, delegato del ben più noto San Carlo Borromeo, descriveva questo edificio come «oscuro, vecchio, senza finestre», con tre altari, una canonica, e un cimitero nelle vicinanze. Questa struttura lasciò poi spazio, nel Settecento, alla nuova parrocchiale e fu inglobata dalle abitazioni. Restano parti delle murature perimetrali, in particolare sono ancora distinguibili l’abside, con tessitura a ciottoli di fiume a spina di pesce, e la base della torre campanaria.

Fino agli anni Sessanta dello scorso secolo era ancora visibili alcuni frammenti di affreschi, ormai perduti. Resta anche un frammento di pietra sepolcrale murata, con la figura di un defunto e con la scritta «est sepulcrum», sebbene molto consumata. Due altari sono stati ricollocati nella chiesa del Santissimo Redentore, quello dedicato ai santi Canziani risalente al Cinquecento, che era l’altare maggiore della chiesa vecchia e che ora è soltanto laterale, ma ancora resta la tela, collocata sopra, rappresentante il martirio di questi santi; l’altro, seicentesco, è stato invece posto nella cappella dell’Addolorata.

La chiesa di San Cristoforo. Intanto sulla sponda sinistra del Serio, nel Cinquecento, si formava un nuovo insediamento attorno alla nuova chiesa di San Cristoforo, santo che, non a caso, rappresenta il passaggio, e il superamento del fiume. La consacrazione si ebbe nel 1511, ma non esistono molte altre notizie in merito. Si erigeva poco dopo il ponte sulla strada principale detta Bergomum-Brixia: ebbe così tanta importanza da diventare una sorta di parrocchia secondaria rispetto alla principale di San Grisogono. Al momento resta solamente il campanile, visibile nell’attuale piazza Bolognini: nELl’Ottocento venne infatti inglobata dal complesso residenziale costruitosi attorno. Sia questa, sia la chiesa di San Grisogono furono dismesse e vendute per ricavarne guadagno, al fine di costruire l’attuale chiesa parrocchiale.

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