Storia e carriera di Pierre Regonesi
Una scommessa vinta in provincia

In quanto a derby cittadini, Bergamo è un’isola felice con pochi eguali in Italia: tra Virescit, Alzano e Albinoleffe, arrivate chi dall’oratorio, chi dalla provincia, il peso della presenza dell’Atalanta nello stesso contesto non ha mai influenzato più di tanto gli equilibri cittadini, nè la rivalità. Succede, quindi, che un giocatore può vestire le due casacche più importanti della sua città e poter essere considerato bandiera per una e importante rivelazione per l’altra, ovviamente ad inizio carriera, senza colpo ferire. È il caso di Pierre Giorgio Regonesi, terzo per numero di presenze con la maglia dell’Albinoleffe (269 dietro Poloni e Del Prato), autore di 9 gol per i seriani (di cui due decisivi nella storia del club) e Campione d’Italia con la Primavera dell’Atalanta nel 1998. Da dove cominciamo? Proprio dal neroazzurro, e da un altro pomeriggio storico, ovvero quello dei due gol con cui Pippo Inzaghi vince la classifica cannonieri prima di passare alla Juventus.

Reggiana-Atalanta 0-3. «Ricordo un campo pesantissimo, pieno d’acqua», racconta Regonesi, ripensando al giorno dell’esordio, coinciso proprio con la doppietta che regalò a Inzaghi lo scettro di capocannonieri. «Mi stavo scaldando da un po’ e mancavano 10 minuti alla fine, continuavo a guardare verso la panchina nella speranza che il mister mi chiamasse. Da lì a poco il mio sogno si è avverato perché poi sono entrato per davvero. Se non sbaglio, quella fu anche l’ultima partita di Daniele Fortunato». Vero, come è vero che fu la prima per Pierre, che collezionerà un’altra presenza l’anno dopo contro la Juventus a Torino, anche se quella stagione rimarrà celebre per qualcos’altro. «Quell’anno giocai soprattutto in Primavera, con Vavassori. Vincemmo lo scudetto a Bari battendo la Roma».

 

 

In azzurro. Prima però la vita di Regonesi era stata tanto calcio nei settori giovanili. Le buone prestazioni non erano sfuggite ai selezionatori delle nazionali, che iniziarono a convocare Regonesi già con l’Under 15. «Ho fatto tutta la trafila, fra cui un campionato Europeo Under 18, anche se non finì bene perché venimmo eliminati al primo turno. Ho giocato anche una partita con l’Under 21 di Serie B». Con compagni illustri. «Assieme a me hanno giocato Pirlo, Gattuso, Nicola Ventola, ma anche tanti altri che sono rimasti a giocare fra la B e la C».

L’altra Bergamo. Proprio in quegli anni Regonesi sembra destinato a passare alla Juventus, che pure era proprietaria di metà del cartellino del difensore. Che però, dopo l’anno di rodaggio in Serie B con la Dea, parte per Empoli. Bergamo gli manca e, così, nell’estate del 2001 sceglie di optare per la neonata Albinoleffe, all’epoca militante in C1 e che ancora giocava al Martinelli di Leffe, almeno fino alla stagione 2002-2003, la prima da titolare per il terzino nato ad Osio Sotto. La colpa di quel cambio di stadio è anche sua.

Padova-Albinoleffe 1-2. «Vincemmo con un mio gol da metà campo: l’arbitro fischia una punizione un metro oltre la linea mediana, io vedo che il portiere è fuori dai pali e grazie anche al vento, la palla prende una traiettoria strana e si insacca». Lo lasciamo direttamente a lui il commento del primo gol nel doppio confronto con i patavini, al termine del quale l’Albinoleffe salì in Serie B.

Rimini, lontana come la luna. A vedere la carriera di Regonesi, si direbbe che stare troppo tempo lontano da casa non gli vada tanto a genio: Atalanta, due volte Albinoleffe, Mapello e ora Casazza in Promozione. C’è, però, un quadriennio che non dimentica, ovvero quello riminese. «All’inizio è stata dura partire», spiega il difensore, «ma una volta arrivato mi hanno fatto sentire come se fossi stato a casa. Sono stati anni indimenticabili, non solo dal punto di vista calcistico». Anche se in quel Rimini, di soddisfazioni, se ne toglie eccome: tre anni in Serie B e, all’esordio per Regonesi, l’avversaria è la Juventus, appena retrocessa in B dopo Calciopoli. I bianconeri non vinceranno nessuno dei due incontri con i romagnoli, terminati in parità. Dopo quattro anni trascorsi in riva all’Adriatico, ogni tanto Pierre torna ancora oggi a Rimini. «Ho ancora molti amici e, se posso, durante l’estate passo a salutare tutti».

Albinoleffe e provincia. L’ultima gara con i seriani, ancora nel 2006, era stato lo spareggio contro l’Avellino: all’andata Regonesi segnò un altro gol pesante, perchè fu decisivo per determinare la salvezza. Quattro anni dopo quella partita, il ragazzo torna ancora all’Albinoleffe: ma qui la squadra va male, e scende in Lega Pro. Una delusione parzialmente lenita dall’ultima stagione di Regonesi con i Seriani, culminata con il raggiungimento dei play-off, dove però il sogno della B si infrange al nono rigore della prima partita contro la Cremonese, fallito da Tedeschi. Regonesi capisce che è la volta della provincia, perchè lontano da casa è difficile stare: l’ultima stagione conclusa è con la maglia del MapelloBonate, in Serie D.

Fra i banchi di scuola. Adesso Regonesi ha sposato la causa del Casazza del presidente Cambianica, nel campionato di Promozione Lombardo. Difficile pensare a un mondo senza pallone? «Più che a quello, penso a un mondo in cui mi diverto ancora molto a giocare, ad allenarmi e fare fatica. Finchè sentirò tutto questo, penso di proseguire ancora perchè la passione, la voglia, l’amore per questo sport è ancora intatta». Però c’è anche un dopo, cosa farai? «È normale capire che ormai sono verso la fine e che devo iniziare a pensare a cosa fare dopo». Calcio o no? «Ho preso il patentino B dell’Uefa per allenatore e sono ritornato a scuola, indirizzo socio-sanitario, per terminare gli studi. E poi passo il tempo a casa con i miei figli».

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