Storia del termine “idiota”
(ma la maiuscola ce l’ha uno solo)

Le parole, anche le più comuni, hanno delle storie molto interessanti. Prendiamo, ad esempio, il sostantivo idiota: un vocabolo comunissimo, che chissà quante volte ci capita di usare e di sentire nell’arco di una settimana. L’origine è antica, greca: idiótes era colui che non rivestiva alcuna carica politica, era il cittadino privato, quello che, non avendo alcun peso pubblico, era considerato un incompetente. Il termine passò poi al latino, mantenendo pressoché lo stesso significato, e dal latino all’italiano del XIV secolo, quello di Dante, Boccaccio e Petrarca. L’accezione originaria di incompetente passò così a quella di privo di senno, incapace di ragionare e anche incolto, ignorante, per influsso della poesia francese. Da una dimensione socio-politica, quindi, l’idiota divenne un affare del tutto personale.

Nell’Ottocento, al significato comune se ne aggiunse un altro, medico-scientifico. Diagnosticare a qualcuno l’idiozia non era uno scherzo di pessimo gusto o un insulto, ma era un affare serio: diventò una vera e propria malattia. Il malato di idiozia era, in poche parole, un ritardato mentale. Tra tanti idioti supposti e clinici, però, ce n’era solo uno con la maiuscola: ci riferiamo evidentemente all’Idiota di Fëdor Dostoevskij, romanzo che, peraltro, venne scritto a Firenze. Il principe Myškin è un idiota perché è un disadattato sociale, un ingenuo, peggio, un puro di cuore che non “sa parlare”, ma che sa sentire la vita con così tanta intensità da divenirne folle. Oppure, era semplicemente un innamorato inconsapevole e impreparato:

« – È vero, principe, che lei una volta ha detto che la bellezza salverà il mondo? State a sentire, signori,- esclamò con voce stentorea, rivolgendosi a tutti, -il principe sostiene che il mondo sarà salvato dalla bellezza! E io sostengo che questi pensieri gioiosi gli vengono in testa perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato […] Ma quale bellezza salverà il mondo? -»

Tanto ingenuo e tanto idiota, ma altrettanto pericoloso agli occhi degli altri, come ha spiegato Hermann Hesse:

«Egli una o più volte si è trovato sulla magica soglia ove si accetta ogni cosa, dove non solo è vero ogni pensiero remoto, ma anche il suo contrario. La sua innocenza è tutt’altro che innocua, e a ragione gli altri ne hanno terrore. […] Non che infranga le tavole della legge, ma le gira solo dall’altra parte e ci mostra che sul retro è scritto il contrario». (Hermann Hesse)

Dalla letteratura si torna, nel Novecento, alla politica. L’idiota – cittadino privato della Grecia diventa, dopo la Seconda guerra mondiale, l’ “utile idiota”. L’espressione, ormai divenuta proverbiale, è stata coniata da Stalin e si riferiva a coloro che, per ingenuità, finivano col fare gli interessi dei partiti di sinistra (e specialmente del Partito comunista), pur non militandovi. Per estensione, pur mantenendo il significato originario, la locuzione ne ha sviluppato uno più generico, riferendosi a chiunque agisca a vantaggio di altri senza che il proprio merito sia riconosciuto e senza guadagnarci nulla. Da non confondere né con la generosità né con l’altruismo: l’utile idiota è inconsapevole di esserlo.

Negli ultimi anni, c’è un altro personaggio immaginario che è diventato celebre (anche) per essersi comportato come un idiota. Date un’occhiata a questo video: