Il tifo nerazzurro di Mauro
che scalda anche la Finlandia

Lavora nella ristorazione, è stato prima in Spagna e adesso è volato in Finlandia per amore, ma le sue origini sono orobiche (nato a Bergamo e cresciuto a Seriate). Mauro Ausiello vive a Helsinki, le sue prime esperienze in Curva risalgono alla stagione 1996/’97 e lo abbiamo intercettato per conoscere un po’ meglio la sua storia.

 

 

Mauro, che ci fai ad Helsinki?

«Correva l’anno 2010, dopo aver vissuto quasi tre anni in terra catalana, precisamente a Barcellona, mi sono innamorato di una ragazza finlandese. Al cuor non si comanda e da lì il trasferimento a Nord è stata una normale conseguenza. Sfortunatamente, o fortunatamente pensando a quello che è arrivato dopo, con quella ragazza le cose non funzionarono ma dopo qualche tempo conobbi la mia attuale compagna con cui abbiamo messo su famiglia. Abbiamo due figli, Oliver e Gabriel: il primo ha 10 anni, è innamorato del Papu ed è già stato a San Siro, mentre il secondo è ancora indeciso tra il pallone e i Paw Patrol (che sono dei giocattoli e personaggi di cartoni animati, ndr). In primavera comunque vorrei portarli in Curva Nord, prima della demolizione almeno una volta mi piacerebbe andarci con loro».

Come segui la Dea dalla Finlandia?

«Videoproiettore e via di streaming, anche se quattro o cinque volte l’anno torno e vado allo stadio. Quando vivevo a Barcellona era un calvario: lo streaming non era ancora granché e quindi la soluzione era sintonizzarmi su RadioAlta con le cronache appassionate di Corbani. Ora vedere le partite in streaming è invece praticamente come vederle in tv, per il resto mi tengo informato via web e i punti di riferimento, oltre a BergamoPost, sono RadioDea e Atalantini.com».

Abiti in Scandinavia, vicino (più o meno) a dove abbiamo vissuto una delle delusioni più forti degli ultimi tempi. Che si è detto della nostra eliminazione a Copenaghen?

«Molti amici e colleghi finlandesi appassionati di calcio erano decisamente dispiaciuti per noi. L’Atalanta e i suoi tifosi sono in crescita, ci stanno conoscendo anche qua nonostante il calcio non sia lo sport principale (si parla di e si segue soprattutto l’hockey). Dal loro punto di vista è stato motivo di orgoglio vedere che un portiere finlandese come Jesse Joronen avesse eliminato una squadra come la nostra».

 

 

Eri allo stadio quella sera?

«Sì e penso che Copenaghen sia stata una trasferta sfortunata ma allo stesso tempo importante. Ho conosciuto delle belle persone, anche loro residenti nel Nord Europa, tra Danimarca, Norvegia e Svezia. L’idea che ci è venuta è quella di fondare un club atalantino finnico-scandinavo in breve tempo. Ci stiamo lavorando».

Torniamo ai giorni nostri. Che effetto ti ha fatto seguire da lassù tutto il caos montato dai media prima di Atalanta-Napoli?

«Secondo me è stata una polemica inutile. I cori riferiti a tragedie sono assolutamente da condannare, così come quelli relativi al colore della pelle, ma è stata montato un caso assurdo sul nulla cosmico. Si sa, quando ci siamo di mezzo noi…».

Con loro abbiamo perso, ma poi ci siamo risollevati alla grande. Come vedi questa Dea?

«La sconfitta col Napoli arrivata all’ultimo minuto ha lasciato tanto amaro in bocca. Ma anche una grande consapevolezza: al completo ce la giochiamo contro tutti. E lo abbiamo dimostrato. Penso che da febbraio-marzo parta la rincorsa decisiva e ne vedremo delle belle».

 

 

Ogni tanto soffriamo un po’ di alti e bassi, vedi Spal, Empoli e Genoa…

«Le classiche gare prese sottogamba, soprattutto a Empoli, dove il secondo tempo non è stato all’altezza. Ma se in certe situazioni scivolano le grandi, ogni tanto possiamo scivolare anche noi. In in panchina abbiamo il Profeta (Gasperini, ndr), se azzeccasse sempre tutto sarebbe assolutamente un Dio».

Ultima domanda, secca: ci torniamo in Europa?

«Oh mamma mia, toccatina di rito! Come ho detto, dobbiamo vedere a febbraio-marzo dove siamo in classifica, però abbiamo tutte le possibilità. Sì, possiamo davvero tornare in Europa».

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