Tutto sulla regina Elisabetta
che brinda, silenziosa, al suo record

Quando, il 6 febbraio 1955, le comunicarono che era diventata regina, Elisabetta non era in casa. Era in giro per il mondo col marito Filippo, a rappresentare il suo Paese presso sudditi lontani. Le domandarono che nome volesse assumere nella sua nuova qualità. Rispose: il mio. Elisabetta. In effetti è un bel nome. Oggi, 9 settembre 2015, alle 17.30, Sua Maestà la Regina Elisabetta diventerà la sovrana più longeva del Regno Unito, con 63 anni e 217 giorni passati con la Corona sulla testa. Un record che resisteva dal 1901, con la Regina Vittoria.

Il Tower Bridge è stato sollevato in segno di rispetto. Un piccolo corteo di barche ha percorso il Tamigi, salutato da quattro colpi di cannone della corazzata “Belfast”, ancorata a poca distanza dalla Torre. Le campane delle chiese hanno suonato e questa sera milioni di sudditi, nel Regno Unito e nel Commonwealth, brinderanno alla regina più amata della storia britannica. Lei, invece, ne farebbe volentieri a meno. Non è una tipa che ama parlare. Nel 1969, Paul McCartney scriveva: «Sua Maestà è una simpatica ragazza, ma non ha molto da dire»; lo storico inglese David Starkey conferma: «Il segreto della sua popolarità? Non aver fatto né detto niente». Forse Starkey voleva essere pungente, ma di fatto, quando sei Regina di questi tempi, la capacità di essere neutrale e superiore a tutto può essere validamente considerato un pregio. Alla fine, però, forse due parole le dirà: in programma c’è infatti l’inaugurazione del nuovo tronco ferroviario della Scottish Borders Railway. All’arrivo alla piccola stazione di Tweedbank probabile che due parole le dica.

Questioni di cognome e di provenienza. Scelse di chiamarsi Elisabetta, proprio come diceva l’anagrafe. Di cognome fa Windsor. Che è però un po’ attaccaticcio, in quanto fu dovuto alla volontà della famiglia reale di cancellare le proprie origini tedesche. Prima del cambio – quando governava il territorio di Sassonia-Coburgo-Gotha – il casato si chiamava infatti Wettin e prima ancora Casa di Hannover, quella cui appartiene il terzo e rissoso marito di Carolina di Monaco. Il nome dei Sassonia-Coburgo entrò a far parte della genealogia dei reali britannici nel 1840, grazie (si fa per dire) al matrimonio della Regina Vittoria col principe Alberto, figlio di Ernesto, duca di Sassonia-Coburgo. La sposa continuò tuttavia a ritenersi parte della Casa di Hannover.

Nel corso della Grande Guerra, il Re Giorgio V allora in carica tentò di nascondere in ogni modo il passato germanico della casata scegliendo per sé e per i parenti stretti il nome di Windsor e inglesizzando gli altri. I membri della casa che noi conosciamo come Mountbatten, ad esempio – fra i quali il Lord che trattò con Gandhi l’indipendenza dell’India dall’Impero Britannico – si chiamavano in realtà Battenberg. “Windsor” era stato fino ad allora semplicemente il nome di una località del Berkshire in cui i reali avevano un castello. E pare che l’ultimo imperatore di Germania, Guglielmo II, offeso dall’iniziativa, disse che la prossima volta che fosse andato a teatro avrebbe voluto vedere Le allegre comari di Sassonia-Coburgo-Gotha invece di Le allegre comari di Windsor. Umorismo imperiale.

Tutto ciò per dire che di scheletri ce ne sono un numero imponente negli armadi di Buckingham Palace. Il più ingombrante, a giudizio dei competenti, dev’essere quello dello zio di Elisabetta, Edoardo VII, che abdicò in favore del padre della medesima – Giorgio VI – per sposare l’americana Wally Simpson. Edoardo fu più volte sospettato di nutrire simpatie naziste. Il beneficiario dell’abdicazione, il re Giorgio VI, ritenne utile per l’occasione un cambio di nome. Scelse l’ultimo della serie con cui era iscritto all’anagrafe (Albert Frederick Arthur George) perché i primi due erano decisamente impresentabili per le ragioni sopra ricordate e il terzo pareva troppo poco regale. Si capisce come mai il primogenito di William e Kate (ossia George di Cambridge) si chiami George Alexander Louis. Ogni riferimento alla provenienza continentale è stato accuratamente cancellato.

Cavalli, cani e piombini negli orli delle gonne. Con tutto questo garbuglio di nomi e di storie alle spalle, Elisabetta II ha cominciato a fare la regina. Da sempre amante dei cavalli (durante la guerra ha anche servito in un reggimento ippoequipaggiato) e dei cani corgi, ha progressivamente assunto uno stile che la rende inconfondibile. Ingiunge sempre alle sarte di inserire i piombini all’orlo delle gonne per evitare che folate improvvise di vento le arriccino e mostrino la royal lingerie come è successo a Letizia Ortiz (moglie di Felipe di Borbone, che la preferisce bianca) o a sua nuora Sarah Ferguson (che invece predilige il nero). Gli amatissimi corgi – col loro corpo pesante e le gambette cortissime – sono tra le bestie più ridicole del mondo – soprattutto quando pensano di correre – e sarebbero rimasti una razza fra le altre se nel 1933 il duca Alberto di York, futuro re Giorgio VI, non ne avesse comperato un cucciolo per la sua bambina Elisabetta che allora aveva sette anni, essendo nata il 21 aprile 1926. Chiunque si innamorerebbe di un cane simile, tanto più una ragazza inglese. Da allora sono “i cani della regina”, anche se ufficialmente continuano a chiamarsi Welsh Corgi Pembroke.

La chiacchierata sorella Margaret. Ma Elisabetta aveva anche una sorella più piccola, Margaret, un po’ più bruttina di lei. Margaret, a un certo punto, si innamorò di un colonnello della RAF (la Royal Air Force), ossia di un appartenente a quel pugno di eroi della Battaglia d’Inghilterra per cui Churchill aveva coniato la famosa frase: «Never was so much owed by so many to so few» (Mai è stata dovuta una riconoscenza tanto grande da parte di così tanti a così pochi). Il colonnello Peter Townsend era elegante, magro, dai modi e dal sorriso gentile. Aveva reso importanti servizi alla patria anche finita la guerra. Ma era divorziato e la regina, la sorella maggiore dell’innamorata, troncò la storia. Non sul nascere, ma comunque la troncò. La riconoscenza, si era detto. Da allora in poi Margareth fu sempre più chiacchierata: sposò un fotografo di qualità non eccelse, tale Tony Armstrong-Jones, da cui divorziò. Morì anni dopo di ictus nell’ospedale londinese intitolato allo zio Edoardo VII, di cui abbiamo detto. Una storia molto triste, la sua.

Figlio nr. 1: Carlo (e Diana e Camilla). Nel frattempo Elisabetta aveva dato alla luce quattro figli, tre maschi e una femmina. Il primo è il famoso Carlo che, non potendo sposare la signora Camilla Shand (perché già sposata col signor Andrew Parker Bowles, ufficiale dell’esercito britannico, col quale condivideva due figli, Tom e Laura) accettò di prendere in moglie la signorina Diana Spencer, quarta dei cinque figli del Visconte e della Viscontessa Althorp, ossia di famiglia di ancor più antica nobiltà degli stessi Windsor. E senza tedeschi nei cassetti.

All’ombra della resistentissima Camilla il matrimonio tra i due non poteva far altro che naufragare e in effetti, nonostante la nascita di William e Harry, naufragò. Dopo una serie di avventure erotico-pettegole che fecero la fortuna dei giornali e delle televisioni di mezzo mondo, quando già erano divorziati, la principessa Diana perse la vita in un incidente automobilistico nel tunnel dell’Alma a Parigi, mentre fuggiva dai paparazzi in compagnia del suo ultimo amore. E così lei entrò nel mito dei rotocalchi e lui, anni dopo, poté finalmente impalmare il rottweiler – com’era gentilmente chiamata Camilla dalla defunta.

Figlia nr. 2, Anna l’amazzone (e un paio di ufficiali). Dopo Carlo venne Anna, che sembra le foto della mamma e della zia sovrapposte. Eccellente amazzone (oro e 2 argenti ai campionati europei) il 14 novembre ’73 (venticinquesimo compleanno del fratello) sposò Mark Phillips, aitante Luogotenente del 1º reggimento di Dragoni della Regina. Anche questo matrimonio finì a rotoli, nonostante l’arrivo di due figli. Anna si risposò anni dopo con un comandante della Royal Navy, Timothy Laurence. Né lui né il precedente marito ebbero il coraggio di assumere titoli nobiliari. Lei, invece, dal 1994 è stata ammessa a far parte dell’Ordine della Giarrettiera e nel 2000, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, la madre l’ha investita dell’Ordine del Cardo, la massima onorificenza scozzese, in riconoscimento dell’impegno tributato nelle sue opere alla valorizzazione della Scozia. Chi sa cosa avranno pensato entrambe nei giorni del referendum per l’indipendenza.

Figlio nr. 3, Andrea l’aviatore (e Sarah Ferguson). Il terzogenito, Andrea, fu il primo figlio nato da un monarca regnante in carica dai tempi della regina Vittoria (gli altri due erano nati mentre Elisabetta non era ancora regina). Come figlio di un sovrano, ottenne il titolo di Altezza Reale. Titolo che il ragazzo, nonostante le numerose prove fornite nella Royal Navy (partecipò alla guerra delle Falkland) e in aviazione, decise di buttar via sposando nel 1986 una borghese rosso fuoco, Sarah Ferguson che, oltre a due figlie, gli avrebbe procurato una serie di guai vantando la vicinanza al marito – da cui aveva per altro divorziato – per ottenere delle bustarelle. Storia tristissima la sua.

Figlio nr.4, il riservato Edoardo (e la moglie amata dalla regina). Il quarto figlio si chiama Edoardo. Sempre in disparte, anche se è conte di Wessex, essendo anche lui nato da madre regina può fregiarsi del titolo di Altezza Reale. Ha sposato una tranquillissima Sophie Helen, nata Rhys-Jones, che col matrimonio ha assunto il titolo di «sua altezza reale la principessa Edward Antony Richard Louis, contessa di Wessex, viscontessa Severn, dama di gran croce dell’Ordine reale vittoriano, dama di giustizia del Venerabile ordine di San Giovanni». Immaginiamo che i due figli – un maschio e una femmina – la chiamino semplicemente mamma Sophie. In ogni caso è fra i pochi membri del parentado che Elisabetta ritiene di poter portare in centro e tra i pochissimi che abbiano l’onore di salire con lei sulla limousine reale durante le celebrazioni natalizie a Sandringham, luogo cult dei reali in quanto ivi nacque il padre della regina. Ci nacque anche la principessa Diana, ma questo è meglio dimenticarlo.

Per il resto, che fa, la regina? Resta da dire cos’abbia fatto d’altro Elisabetta, oltre a cercar di tamponare le continue falle aperte nella sua vita dai figli e condividere parte della medesima con l’affascinante Filippo di Edimburgo, che sposò giovanissima e innamorata e dal quale è stata sempre accompagnata nei suoi viaggi attorno al mondo. Fra le abilità riconosciute al consorte si colloca la guida delle carrozze e gli è attribuita anche una straordinaria inclinazione alle gaffes. Per il resto, Elisabetta conserva relazioni cordiali coi politici di tutti i partiti. Si ritiene che i suoi Primi Ministri preferiti siano stati Winston Churchill, Harold Macmillan e Harold Wilson (gli ultimi due, ci permettiamo di osservare, non sono in genere molto stimati). Odiò cordialmente Margareth Thatcher. Andò d’accordo nei primi anni con Tony Blair, ma poi tra i due si inserì più di uno screzio: la regina sospettava infatti che l’altro la tenesse all’oscuro dei progetti più importanti.

Per il resto si sa poco di lei. Una cosa sola ci tocca da vicino: il fatto che per creare il suo profumo personale sia ricorsa al più famoso naso del mondo: l’italiana Laura Tonatto. Intervistata alla radio, questa assoluta eccellenza di casa nostra ebbe a dire che il più grande problema che aveva dovuto affrontare per raggiungere la perfezione richiesta fu che anche nelle stanze di Buckingham Palace – come in quasi tutte le altre case del mondo – arriva l’odore della cucina.

Alle 17.30, orario di Greenwich, Elisabetta II diventerà la Regina più longeva della storia del Regno Unito, dicevamo. A quell’ora sarà già a Balmoral, il castello scozzese dove la regina passa sempre agosto e settembre. Sarà lì col marito Filippo, ma ci saranno anche William, Kate e i bisnipoti George e Charlotte. Carlo aveva altro da fare. Dopo cena immaginiamo che Filippo si alzerà in piedi, proporrà un brindisi e ne dirà una delle sue, di quelle che strappano sempre risate. Elisabetta sorriderà, si bagnerà le labbra e poi cambierà argomento. Magari parlerà della serie tv Downtown Abbey con Kate, entrambe sono grandi fan. Un giorno come tanti insomma. Un giorno da Regina.